Il Tirreno

Livorno

Bottai, addio al titolo europeo ma a testa altissima

di Flavio Lombardi
Bottai, addio al titolo europeo ma a testa altissima

Livorno, troppi colpi proibiti del francese Beaussire, fatale una ferita Inutile la richiesta di andare avanti, l’arbitro ha sancito la fine tra le proteste

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LIVORNO. Lenny Bottai non ce l’ha fatta. A vincere il titolo dell’Unione Europea è il galletto di casa Beaussire. Ma non è stata vittoria limpida. Figlia invece della compiacenza dell’arbitro, il belga Whoters che ha fatto da spettatore complice delle tante scorrettezze del francese. Mai un richiamo ufficiale, per stigmatizzare le testate e i colpi proibiti alla nuca. E la vittoria riportata dal giovane avversario del nostro Ercole Labrone, è arrivata proprio per ferita. Una ferita arrivata grazie ad uno di quei colpi che non si possono dare.

Una Mangusta insomma, che alza bandiera bianca non per il morso velenoso del suo avversario, ma per una pallottola sparata da chi avrebbe dovuto tutelarlo. Esce fra gli applausi, il nostro eroe, un tributo dei 4mila ostili per tutto il match, ma che ne hanno infine riconosciuto tutto il suo valore.

Palazzetto di Caen, città di sport e con buone tradizioni anche calcistiche nella massima divisione, regione della Normandia. Sul ring, un tipetto tosto, uno che vince sempre prima del limite. Gli trovano un 41enne dal bel pedegree, da sette stagioni tra i primi dieci in classifica, e forse ritenuto ormai al tramonto. L’avversario giusto per pompare Beaussire e lanciarlo nel firmamento della boxe mondiale. Tutto sotto la regia della forte organizzazione di Davide Nicotra. Ma Lenny si presenta rinnovando il suo motto “nulla da perdere e tutto da vivere”, cominciando a minare le certezze anche dei giornalisti accreditati a bordo ring che pensavano fosse un pugile che si sottraesse allo scontro.

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«Ma voi, un mi ‘onoscete mia..»” ha ghignato Bottai, livornese fiero uscito dagli spogliatoi insieme al resto del team con la maglia con una sola scritta: Livorno. Lenny sin dalla prima ripresa, ha preso di petto in francese, costringendolo a scontri a media e corta distanza di altissima intensità, spesso anche facendolo arretrare. Purtroppo, proprio in questa fase ha pagato un arbitraggio casalingo, ricevendo testate e colpi dietro la nuca che lo hanno segnato. Il timido Whoters si è limitato più volte a richiamare Beaussire. Ma solo a voce. Lenny esce alla distanza, sorprendendo tutti. Anche l’avversario. Sorprende tatticamente, sorprende la tenuta. Che non è esattamente quella di uno da mandare in pensione. Ma nel bel mezzo della settima ripresa, mentre il lavoro di Lenny iniziava a pagare, l’arbitro ha chiamato il medico per un taglio che, non essendo stato sanzionato come accidentale, in caso di stop lo avrebbe penalizzato.

A nulla è valso il fatto che Bottai abbia chiesto più volte al medico di far finire almeno la ripresa, visto che all’angolo si poteva tamponare. Il sanitario, ha preso la scorciatoia. Interrompendo il match. Stop per ferita. Tripudio generale, soprattutto per lo scampato pericolo, ma subito dopo il lungo applauso per il nostro campione. Non solo. Anche l’avversario ha riconosciuto il valore di Bottai. E con lui, tutto l’entourage. Una Zenith Arena, meno amara. Ma che non cancella il disappunto legittimo. Un punto di sutura all’arcata sopracciliare sinistra, due a quella destra. Poco, per prendere certe decisioni in appuntamenti di cartello. Soprattutto, se il pugile in questione ha terminato e vinto incontri con tagli più importanti.

Questo sport tuttavia non è nuovo a valutazioni partigiane ed interessi che privilegiano chi è sulla carrozza più prestigiosa. Restano le parole di Beaussire: «Perché non ho vinto per ko? Perché Bottai era troppo duro». Ha vinto lui. Che, in cuor suo, è consapevole di essere stato preso a braccetto ed accompagnato con benevolenza alla cintura.

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