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Tanti auguri Gigi: quel bimbo in pineta che è diventato Buffon - Video
Il portierone della nazionale festeggia il traguardo dei quaranta. L'inizio come centrocampista, gli anni di duro lavoro nei campetti di periferia di Carrara e poi i grandi amori e le sfortunate avventure imprenditoriali. Storia di un numero uno
CARRARA. Quarant’anni. Tre figli maschi. 175 presenze in Nazionale. Due compagne famose e un paio di guantoni. I numeri, e i guanti, contano parecchio nella vita di Gianluigi Buffon il portierone carrarese che taglia a testa alta, e tartaruga scolpita, il traguardo degli “anta”.
VIDEO. 40 ANNI DA NUMERO UNO, GIGI IN 10 SCATTI SIMBOLO
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Nel Gigi Buffon di oggi, quello delle copertine patinate, della lotta allo scudetto della sua Juventus e delle lacrime per la Nazionale esclusa dai Mondiali, c’è ancora molto del ragazzino goffo e timido che, sul campo della Perticata, uno scampolo verde in mezzo ai palazzoni alla periferia di Carrara, sognava di diventare un calciatore. Sognava di fare gol lui che poi, nella lunga carriera calcistica, di gol ne avrebbe salvati a centinaia, con la maglia del Parma, della Nazionale e della Juventus.
Gianluigi Buffon per cinque-sei anni, fino ai 13 anni, ha giocato a centrocampo. Ha cominciato qualche metro più avanti rispetto a quei “legni” dove è stato poi consacrato. Un lungo percorso sportivo che, proprio come quello personale, parte sempre spostato di qualche passo. Qualche metro più in là. Per poi finire, a volte suo malgrado, sotto la luce dei riflettori. Perché forse non è una frase fatta che campioni si nasce. E Buffon, per dirla con le parole del grande Totò «modestamente lo nacque»,
Nello sport per questo ragazzo forgiato dalla laboriosità friulana del padre e dalla praticità senza troppi vezzi, tutta lunigianese, della madre, le cose sono molto più semplici, anche da raccontare.
La carriera di Gigi comincia prestissimo. Da bambino, prima nella scuola calcio del Canaletto, alla Spezia, per poi proseguire nella sua Carrara, sui campi della Perticata, e del Bonascola: aveva un gran fisico ed era bravo con i piedi Gigi Buffon. Ma ha scelto di giocare in porta proprio come il suo modello, Thomas N’Kono, il numero uno del Camerun. E, forse la parabola di questo giocatore che ha appena compiuto 40 anni, insegna qualcosa di importante: che bisogna sempre dare retta ai desideri dei ragazzi.
A quelli di Gigi Buffon ci hanno creduto in molti. Prima di tutti il padre, Adriano, ex azzurro dell’atletica nel lancio del peso. Un “operaio dello sport” per tutti i carraresi che ogni pomeriggio, pioggia, freddo, caldo e vento lo vedevano arrivare al campo scuola con il figlio, e rimanere per ore e ore a fargli parare i tiri in porta. E i giri di campo. E gli addominali. Prima il dovere e poi il piacere che per Gigi era ancora un pallone di cuoio, ma da calciare in pineta, a Marina di Carrara, con gli amici di sempre. Proprio quelli che Gigi si porta dietro anche oggi nelle occasioni più importanti, siano la partita di Coppa o il battesimo dei figli.
Il pallone è presto diventato una professione per il giovanissimo Buffon approdato nelle Giovanili del Parma. Il calcio è diventato un lavoro come quello degli operai del cantiere che vedeva ogni pomeriggio consumare la pausa pranzo in pineta dove, allora, lui andava a giocare con gli amici. Dal Parma un’ escalation. Una lunga serie di successi che hanno consacrato, parata dopo parata la carriera di Gigi Buffon.
La vita da campione e la vita privata. Nel mezzo quei guantoni speciali. Chi non è di Carrara forse all’inizio non ci avrà nemmeno fatto caso. Ma quella scritta Cuit (Club Ultras Indian Trips) è un motivo di orgoglio per chi, nella patria dell’anarchia e del marmo, porta nel cuore la squadra di Carrara e la mitica curva Nord, quella dei supporter che ci sono sempre e comunque quando (non troppo spesso) le cose vanno a gonfie vele e quando, invece c’è da stringere i denti e soffrire in campo e fuori.
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Un paio di guanti e una sfida, finita male, quella di Buffon patron della Carrarese: una storia d’amore ruvida, proprio come la pelle del marmo, e finita male. Proprio come la prima storia d’amore – vera – di Gigi Buffon con una bellezza da mozzare il fiato, Alena Seredova. Due figli, amatissimi, una donna famosa e nozze da copertina, patinata questa volta, a Praga. Poi la crisi, che va di pari passo con un’altra storia finita male per Gigi Buffon, quella nell’alta finanza con l’industria tessile Zucchi. Momenti di difficoltà che Buffon ha parato, come le palle più insidiose all’angolino a filo della traversa.
E con lo spirito di quel ragazzino dinoccolato e goffo che non aveva ancora trovato la sua posizione nei campetti di periferia, Gianluigi Buffon ha saputo spostarsi. Dalla parte giusta. Una vera e propria primavera calcistica, consacrata con le ultime stagioni d’oro alla Juventus. E una nuova storia d’amore, un’altra donna famosa (e bellissima) Ilaria D’Amico e un altro figlio. Sullo sfondo, ma forse sarebbe il caso di dire solo qualche metro più in là, come spesso accade nell’inquadratura della vita di Gianluigi, la forza della famiglia tradizionale, il vero asso nella manica di questo quarantenne da copertina. C’è mamma Maria Stella che in estate fa i caffè nello stabilimento balenare dei Buffon, “La Romanina” e, quando il figlio torna a casa, a Marina, gli prepara il suo piatto preferito, la carbonara.
Ci sono le adorate sorelle Guendalina e Veronica, c’è papà Adriano. E ci sono gli amici, quelli veri. Quelli di Carrara. Quelli delle partite in pineta con la canottiera e il costume. Sì, proprio quelli.
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