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Livorno

Dallo scudetto ai nuovi talenti: Berretti nella storia

di Alessio Traversi
Dallo scudetto ai nuovi talenti: Berretti nella storia

La squadra ha dominato con Nappi e continua a volare con Pagliuca: solo una sconfitta in tutto il 2017

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LIVORNO. 2017, anno dei record. Non potrebbe essere definito in altro modo il periodo che per la Berretti amaranto è cominciato dodici mesi fa per chiudersi nei giorni scorsi con uno scudetto già conquistato e la squadra in corsa per il bis. Non è dunque solo per ingannare il tempo della sosta natalizia che conviene tirare le somme: si tratta soprattutto di fissare dati e numeri destinati a fare la storia del settore giovanile amaranto.

Per avere un’idea di quanto abbia prodotto la nostra Berretti nel 2017, basta evidenziare il rapporto tra partite giocate e partite vinte: tra gennaio e dicembre il Livorno ha infatti raccolto ben 23 successi nelle complessive 28 gare di campionato disputate, subendo una sola sconfitta. È una cifra che deve essere attribuita a due diverse fasi e a due diverse gestioni, la prima firmata da Marco Nappi e la seconda da Luigi Pagliuca. Ma in un campionato immaginario, circoscritto nei confini dello scorso anno, il Livorno avrebbe raggiunto la stratosferica quota di 73 punti in 28 partite. E ancora più impressionante è il rapporto tra reti segnate e reti subite: nel 2017 il Livorno ha messo a segno 68 reti, con una media che sfiora le 3 reti a match, subendone appena 17. 68 reti da distribuire ovviamente tra i bomber dell’una e dell’altra stagione: se Camarlinghi e Canessa sono stati i più prolifici sotto la guida di Nappi, i cannonieri di spicco di questa stagione sono invece Noccioli e Pallecchi.

Fin qui i numeri, poi ci sono i momenti. La data cruciale del 2017 è ovviamente il 10 giugno, il giorno in cui il Livorno, sconfiggendo per 2 a 0 il Renate, ha conquistato lo scudetto di categoria, coronando un’interminabile cavalcata cominciata in inverno. Ma vale la pena ricordare anche altre imprese memorabili, come i blitz con cui gli amaranto a fine marzo violarono il campo del Prato, scavalcandolo al primo posto, e a inizio giugno quello della Juve Stabia, raddrizzando un quarto di finale che sembrava ormai compromesso. E i momenti significativi non mancano neppure nella seconda parte dell’anno, che era cominciata in modo un po’ sofferto dopo le vicissitudini che avevano determinato a fine luglio il cambio di mister ma che ha presto evidenziato che il Livorno era pronto a rilanciare e a ricandidarsi da subito al titolo: se c’è un passaggio che più di altri ha determinato questa certezza è proprio quello iniziale, quello che alla prima giornata ha visto gli amaranto violare di nuovo, impetuosamente, il campo del Prato, ancora il più acerrimo rivale toscano della Berretti.

Risulta indispensabile ribadire che se un collettivo è di alto valore, di alto valore sono anche le sue individualità. Non a caso il 2017 è l’anno che ha proiettato in prima squadra ragazzi come Pulidori e Romboli e che ha portato in D vari elementi che hanno fatto la fortuna del gruppo di Nappi, ma è anche l’anno in cui hanno cominciato a mettersi in luce astri nascenti come Balleri, Casanova, Bellandi o i tanti bravi attaccanti di Pagliuca, emersi con forza accanto ai “veterani” come Lischi, Bardini e Santini. Perché nell’insieme, questo vivaio negli ultimi tempi ha prodotto più di quanto alcuni siano disposti ad ammettere: senza voler scomodare Chiellini o tornare su Favilli, basta mettere sul piatto Gasbarro, Morelli e Gonelli, oggi in pianta stabile con mister Sottil, o Marco Moscati, ora in serie B col Novara.

Spiace solo, a conti fatti, che il campionato Berretti non sia di quelli che premiano con la promozione nella serie superiore: purtroppo anche un secondo scudetto non riaprirebbe le porte della Primavera. Ma questo è in fondo uno dei tanti motivi che il Livorno ha per tornare in B.

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