La fabbrica dei portieri è tornata a macinare
Dopo decenni i pali amaranto nelle mani di tre livornesi. Doga: «La miglior risposta agli scettici»
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LIVORNO. Mazzoni che è una sicurezza. Pulidori autore di una prestazione fantastica domenica scorsa a Pontedera. Infine Romboli che è già pronto per l'uso. Per la prima volta dopo decenni i tre portieri della prima squadra amaranto sono usciti dal settore giovanile. Se non è un record poco ci manca. Ovvia la soddisfazione di Alessandro Doga che delle giovanili è il responsabile: «Il partitone di Pulidori ci consente di mettere in risalto il lavoro di persone di valore che investono tempo ed energie per far crescere i nostri ragazzi». Doga è orgoglioso del suo staff tecnico: «Il campo ci ha dato la conferma che i nostri allenatori stanno lavorando bene. Ognuno di loro quotidianamente porta un mattoncino per la causa. Rispondiamo con i fatti agli scettici che non si fidano totalmente de giovani. Noi abbiamo sposato questa linea: chi è bravo gioca, a prescindere dall'età. Chi è meno bravo sta fuori».
LO STAFF PER I PORTIERI. Sono quattro gli allenatori dei portieri in forza al settore giovanile del Livorno: Francesco Palmieri che si occupa di quelli della Berretti e dell'Under 17. Riccardo Melilli (Under 15 e Giovanissimi B), Fabrizio Vivaldi (Esordienti A e B) e Alessandro Mancini (Pulcini 2007/08/09). Proprio Alessandro Mancini è il veterano dei preparatori dei portieri: «Con questo - dice subito - sono alla 14ª stagione nel Livorno tra prima squadra e settore giovanile. Iniziai ai tempi di Carmignani e - dopo alcune esperienze altrove – sono ancora qui. In questi anni ho allenato Aliboni, Calattini, Mazzantini, Marchisio, Lafuenti e molti altri».
ANGELO BIONDO. C'è un portiere, però che è rimasto nel cuore di Mancini: «Si tratta di Andrea Ivan. Dopo molti anni Livorno, con lui, tornò a innamorarsi del ruolo di portiere. Lui aveva mezzi tecnici non indifferenti ed è pure un'ottima persona. E' tutt'ora molto attaccato al Livorno». Il giocatore che avrebbe potuto fare di più? Mancini non ha dubbi: «Matteo Sannino. Un portiere vero, di grande qualità, che però non ha fatto la carriera che avrebbe meritato».
PULCINI TRA I PALI. Dopo aver allenato portieri esperti e promesse, adesso Mancini si dedica ai più piccoli della famiglia amaranto: «E' una bellissima esperienza - dice - perché a quest'età, dagli 8 ai 10 anni, i bambini sono spugne. Sono contenitori vuoti che si riempiono, apprendono in fretta. Vederli crescere come piccoli uomini e come giovani portieri è meraviglioso». Il suo lavoro è delicato: «Lo è - spiega - perché va trovata la corretta progressività didattica in funzione dell'apprendimento dei bambini. Ad esempio sui calci di punizione non faccio mettere la barriera e li faccio stare sulla linea di porta. Con i grandi non sarebbe possibile farlo. Per i piccoli, invece, tutto quanto è utile».
SCUOLA LIVORNESE. Il Livorno - eccezion fatta per lo sciagurato Pinsoglio - ha quasi sempre avuto portieri affidabili. Allora esiste davvero una scuola livornese. Mancini sorride: «Non lo so. Ma se devo fare un nome oltre a noi quattro del Livorno faccio quello di Federico Bottoni dell'Armando Picchi. Lui è davvero in gamba».
LA SOLITUDINE DEI NUMERI 1. L'allenatore dei portieri è anche psicologo. Mancini annuisce: «Sì perché in campo il portiere è solo e noi siamo il suo solo punto di riferimento. Se gli vengono date le giuste coordinate può far risaltare il proprio talento. In effetti serve una spiccata sensibilità per stare in porta e allenare i numeri uno». (f.p.)
LO STAFF PER I PORTIERI. Sono quattro gli allenatori dei portieri in forza al settore giovanile del Livorno: Francesco Palmieri che si occupa di quelli della Berretti e dell'Under 17. Riccardo Melilli (Under 15 e Giovanissimi B), Fabrizio Vivaldi (Esordienti A e B) e Alessandro Mancini (Pulcini 2007/08/09). Proprio Alessandro Mancini è il veterano dei preparatori dei portieri: «Con questo - dice subito - sono alla 14ª stagione nel Livorno tra prima squadra e settore giovanile. Iniziai ai tempi di Carmignani e - dopo alcune esperienze altrove – sono ancora qui. In questi anni ho allenato Aliboni, Calattini, Mazzantini, Marchisio, Lafuenti e molti altri».
ANGELO BIONDO. C'è un portiere, però che è rimasto nel cuore di Mancini: «Si tratta di Andrea Ivan. Dopo molti anni Livorno, con lui, tornò a innamorarsi del ruolo di portiere. Lui aveva mezzi tecnici non indifferenti ed è pure un'ottima persona. E' tutt'ora molto attaccato al Livorno». Il giocatore che avrebbe potuto fare di più? Mancini non ha dubbi: «Matteo Sannino. Un portiere vero, di grande qualità, che però non ha fatto la carriera che avrebbe meritato».
PULCINI TRA I PALI. Dopo aver allenato portieri esperti e promesse, adesso Mancini si dedica ai più piccoli della famiglia amaranto: «E' una bellissima esperienza - dice - perché a quest'età, dagli 8 ai 10 anni, i bambini sono spugne. Sono contenitori vuoti che si riempiono, apprendono in fretta. Vederli crescere come piccoli uomini e come giovani portieri è meraviglioso». Il suo lavoro è delicato: «Lo è - spiega - perché va trovata la corretta progressività didattica in funzione dell'apprendimento dei bambini. Ad esempio sui calci di punizione non faccio mettere la barriera e li faccio stare sulla linea di porta. Con i grandi non sarebbe possibile farlo. Per i piccoli, invece, tutto quanto è utile».
SCUOLA LIVORNESE. Il Livorno - eccezion fatta per lo sciagurato Pinsoglio - ha quasi sempre avuto portieri affidabili. Allora esiste davvero una scuola livornese. Mancini sorride: «Non lo so. Ma se devo fare un nome oltre a noi quattro del Livorno faccio quello di Federico Bottoni dell'Armando Picchi. Lui è davvero in gamba».
LA SOLITUDINE DEI NUMERI 1. L'allenatore dei portieri è anche psicologo. Mancini annuisce: «Sì perché in campo il portiere è solo e noi siamo il suo solo punto di riferimento. Se gli vengono date le giuste coordinate può far risaltare il proprio talento. In effetti serve una spiccata sensibilità per stare in porta e allenare i numeri uno». (f.p.)
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