L’abbraccio con Protti e quella bella “ghigna”
LIVORNO. Qualche giorno fa a margine di un'intervista rilasciata al nostro giornale l'ex allenatore e giocatore del Livorno Mimmo Di Carlo in un passaggio dedicato ad Andrea Sottil ci ha confidato:...
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LIVORNO. Qualche giorno fa a margine di un'intervista rilasciata al nostro giornale l'ex allenatore e giocatore del Livorno Mimmo Di Carlo in un passaggio dedicato ad Andrea Sottil ci ha confidato: «Lo sapete perché mi piace l'allenatore amaranto? Al di là del fatto che è un'ottima persona e un tecnico preparato, lui ha la “ghigna”. Sì. La “ghigna” come dite voi a Livorno. È stato un difensore arcigno e le sue squadre sono lo specchio del suo carattere».
Parole di grande spessore anche perché uscite dalla testa e dal cuore – ancora prima che dalla bocca – di un uomo che nel 2000/01 ha contribuito a gettare il seme della rinascita del Livorno. E in effetti, a ripensarci, Sottil è proprio così. Abbina il temperamento a un chiaro credo tattico che però è ben lontano dall'integralismo di certi suoi colleghi. Ricordate la partita con la Pistoiese? Il suo 4-2-3-1 non garantiva debita copertura? Intervallo e via con il 3-4-2-1. Squadra rivoltata come un calzino e sfida a scacchi con quel grande mago di Indiani vinta senza perdere nemmeno una pedina.
Impossibile, poi, sorvolare sulla questione del temperamento. Proprio Sottil sabato mattina durante la conferenza stampa prepartita in riferimento alla squalifica di Mazzoni disse: «Non bisogna cadere in certi tranelli, nelle provocazioni. E ve lo dice uno che in campo era focoso». Focoso come era Protti, il suo uomo ombra. Quello con cui ha stretto un patto d'acciaio. Quello che dopo il terzo gol di Murilo è andato sotto il settore dei tifosi percorrendo ottanta metri in otto secondi netti. Quello da cui ha ricevuto un abbraccio stretto a rimonta completata.
Quello, infine, che parla la sua stessa lingua. Ricordate? Il giorno delle rispettive presentazioni alla stampa Protti nel 2016 e Sottil nel luglio scorso esordirono con le stesse parole: «Qui si ragiona con l'Io e non con il noi». D'altronde Protti è il simbolo di un calcio eroico dai valori assoluti e Sottil un ragazzo del Filadelfia. Beato il Livorno che li ha entrambi. (d.s.)
Parole di grande spessore anche perché uscite dalla testa e dal cuore – ancora prima che dalla bocca – di un uomo che nel 2000/01 ha contribuito a gettare il seme della rinascita del Livorno. E in effetti, a ripensarci, Sottil è proprio così. Abbina il temperamento a un chiaro credo tattico che però è ben lontano dall'integralismo di certi suoi colleghi. Ricordate la partita con la Pistoiese? Il suo 4-2-3-1 non garantiva debita copertura? Intervallo e via con il 3-4-2-1. Squadra rivoltata come un calzino e sfida a scacchi con quel grande mago di Indiani vinta senza perdere nemmeno una pedina.
Impossibile, poi, sorvolare sulla questione del temperamento. Proprio Sottil sabato mattina durante la conferenza stampa prepartita in riferimento alla squalifica di Mazzoni disse: «Non bisogna cadere in certi tranelli, nelle provocazioni. E ve lo dice uno che in campo era focoso». Focoso come era Protti, il suo uomo ombra. Quello con cui ha stretto un patto d'acciaio. Quello che dopo il terzo gol di Murilo è andato sotto il settore dei tifosi percorrendo ottanta metri in otto secondi netti. Quello da cui ha ricevuto un abbraccio stretto a rimonta completata.
Quello, infine, che parla la sua stessa lingua. Ricordate? Il giorno delle rispettive presentazioni alla stampa Protti nel 2016 e Sottil nel luglio scorso esordirono con le stesse parole: «Qui si ragiona con l'Io e non con il noi». D'altronde Protti è il simbolo di un calcio eroico dai valori assoluti e Sottil un ragazzo del Filadelfia. Beato il Livorno che li ha entrambi. (d.s.)
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