Il Tirreno

Livorno

vela»L’INTERVISTA

di Eva Bertolacci
vela»L’INTERVISTA

LIVORNO. Una vita divisa tra il mare e le vele. Matteo Savelli si racconta, reduce dalla prestigiosa vittoria del titolo mondiale nelle acque di Trieste a bordo di Mascalzone Latino, l’ultimo sigillo...

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LIVORNO. Una vita divisa tra il mare e le vele. Matteo Savelli si racconta, reduce dalla prestigiosa vittoria del titolo mondiale nelle acque di Trieste a bordo di Mascalzone Latino, l’ultimo sigillo di una carriera ricca di successi, sia sotto il profilo professionale che sportivo.

Matteo è nato a Grosseto 34 anni fa ma vive da sempre a Livorno, nella sua Antignano. Cresciuto tra barche e vele, figlio d’arte visto che suo padre Marco, insieme alla moglie Sabina gestiva una veleria d’avanguardia ed il mare l’ha vissuto da sportivo ad altissimi livelli (Olimpiadi di Mosca, 1980).

Per Matteo un destino segnato dall’acqua. «Ho frequentato l’istituto Nautico a Livorno – racconta – poi nel 2001 mi sono trasferito all’Isola d’Elba per la Coppa America e ho finito da privatista le superiori a Porto Santo. Stefano. Dal 2002 lavoro per la famiglia Onorato, mi occupavo delle regole di regata, ero il rules advisor, poi negli anni ho continuato a fare le regate con Vincenzo Onorato e nel 2006 ho conquistato il primo titolo mondiale. Nel 2007 ho cominciato a lavorare in Moby, compagnia principale del gruppo Onorato fino al 2012. In quell’anno con l’acquisizione del gruppo da parte di Toremar tramite una gara pubblica la famiglia Onorato mi ha affidato il ruolo di direttore operativo insieme ad Achille, figlio primogenito di Vincenzo, con cui sono da sempre legato da una profonda amicizia».

Due percorsi paralleli, quelli di Matteo e Achille.

«Nel 2015 sono diventato il direttore generale della società, dopo un anno amministratore delegato perché nel frattempo Achille è diventato amministratore delegato di Moby».

Il lavoro e lo sport, con il mare come comune denominatore?

«Per me non c’è cosa più bella del mare che unisce passione e professione. Sono velisticamente cresciuto al circolo di Antignano, per quanto riguarda la vela devo ovviamente tutto a mio padre. Prima della vela d’altura ho fatto una lunga militanza nelle derive con ottimi risultati nel 420. Mi sono poi dedicato ai match racing fino ad arrivare al 52° posto nel mondo: in questa categoria ho conquistato cinque titoli italiani, uno negli Under 20, tre negli Under 25 e l’assoluto nel 2007».

Da aggiungere un argento al mondiale match race universitario e i tre campionati del mondo nella classe Farr40. Nel 2012 è arrivato il titolo europeo nella classe Melges 32. E dopo cinque anni la vittoria nel mondiale di Trieste.

«Un quarto dell’equipaggio del Cookson 50 di Mascalzone – è livornese: Daniele Fiaschi, Leonardo Chiarugi e babbo Marco Savelli, colonna importante del team che è coach e sail design del team da tanti anni. Con Daniele, con cui gareggio insieme anche a bordo del Melges, ci conosciamo dai tempi del 420 quando lui era al timone e io a prua, con Leonardo invece ho condiviso l’esperienza del 470, lui era timoniere io prodiere. Ritrovarsi dopo tanti anni e vincere un mondiale non ha veramente prezzo».

Un titolo così importante non si vince mai per caso, qual è il segreto?

«Vorrei dedicare questo titolo alla mia fidanzata Alessandra e alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto nell’attività sportiva, senza di loro non penso ce l‘avrei mai fatta a conquistare questi traguardi».

Come si fa a conciliare lavoro, allenamenti e gare?

«Posso contare su vari tipi di rapporti, personali, sportivi e professionali. Negli Onorato ho trovato una sorta di seconda famiglia, il modo di far concentrare la professione con l’amicizia. Per gestire una società di navigazione e allenarsi con la vela ci vogliono tanti sacrifici e tanta, tanta passione, che fortunatamente non mi manca».

Quali sono i prossimi appuntamenti internazionali di Mascalzone Latino?

«Abbiamo il Mondiale a fine agosto a Porto Santo Stefano col Melges 32, poi la Volvo Hong Kong to Vietnam e poi a fine anno l’attende la Sydney to Hobart». Un altro anno in mare, tra il vento e le vele, inseguendo una passione inesauribile.

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