Il Tirreno

Livorno

Per il compleanno scala il Monte Serra e conquista l’Everest

di ELENA GUERRI
Per il compleanno scala il Monte Serra e conquista l’Everest

Alessandro Brotini ha percorso 8.848 metri  sulla sua bici entrando così in un club esclusivo

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Si chiama Everesting ed è una sfida estrema, consistente nel raggiungere 8.848 metri di dislivello, in una sola volta, sulla medesima salita da scalare e scendere più e più volte, fino al raggiungimento della massima altimetria. Il nome deriva appunto dall’Everest, il monte più alto del mondo. Allenamento fisico e mentale, determinazione e perseveranza, grinta e resistenza sono necessari per portare a termine questo concept lanciato da alcuni ciclisti australiani, che nel tempo si sono riuniti nel club Hells 500 e hanno registrato una lista mondiale di tutti coloro che hanno superato questa prova.

Da sottolineare, però, che la sfida Everesting, deve la sua nascita ad un pronipote del celebre alpinista George Mallory, morto appunto durante la sua scalata dell’Everest nel 1924. Il nipote per onorare la memoria dell’avo scalò in bici per circa 8900 metri la stessa salita, riscendendo dalla stessa strada. Nell’era dei social e dei record su Strada, questa impresa non prevede né striscioni di arrivo, né volate, né medaglie, ma solamente l’onore di essere inseriti in uno speciale albo di ciclisti, che hanno raggiunto una simile altitudine.

Alessandro Brotini, presidente e tesserato del team pisano ASd Giro delle Cerbaie, una squadra della provincia di Pisa vincitrice del campionato regionale di cicloturismo, lo scorso 30 giugno, ha deciso di festeggiare il suo trentatreesimo compleanno in modo alternativo: senza nessuna torta, dedicandosi alla più estrema ed estenuante delle sue pedalate. All’alba ha iniziato la sua avventura, con un unico, obiettivo: riuscire a ripetere l’ascesa del Monte Serra per ben undici volte, per un totale di 270 chilometri, 8. 900 metri di dislivello. Ma facendo un passo indietro, da dov’era nata questa folle idea? «La proposta – racconta Botrini – era stata lanciata da David Bardini, presidente dei Trittici del Serra, qualche tempo fa, ma non era stata raccolta da nessuno. Ho deciso pertanto di cimentarmi come primo atleta toscano nell’Everesting e in questo sono stato supportato da mio cugino Fabio, nonché compagno di pedalate da sempre, che mi ha spinto ad accompagnarlo lungo le strade della Cuneo-Pinerolo del’49, la tappa dell’impresa di Coppi. Sono stati proprio quei 260 km e 5000 metri di dislivello, – prosegue il cicloamatore– che mi hanno convinto a intraprendere l’Everesting. Mi sono preparato con una serie di uscite di lunga distanza e un elevato dislivello a ritmi bassi e con un doppio trittico del Serra, scalato per sei volte come prova generale per capire quali sarebbero state le difficoltà che avrei incontrato».

Alessandro, però, non si è lanciato da solo nell’impresa e aiutato da David e dai Trittici non solo ha testato la sua condizione sul Serra, ma ha anche riunito una sorta di gruppo di supporto per il “suo esame”, mentre il Garibaldi di Buti si è trasformato in una sorta di un punto di appoggio per il cambio di borracce, di vestiti e di accessori. E così alle 5. 35 è iniziata l’avventura nonostante alcune minacciose nubi, non fossero di particolare incoraggiamento. «Le prime scalate del Serra sono state semplici– ricorda – ma nel corso della quinta ascesa un improvviso temporale ha cercato di farmi desistere, poiché ho sofferto in seguito una crisi di freddo. Nonostante ciò, ho salito e sceso il Serra per undici volte e sono stato anche scortato da alcuni ciclisti, tra cui Roberto Giuntoli e Lorenzo Nigi, che mi han fatto compagnia sulle ascese finali, verso la meritata soddisfazione. È stata un’esperienza a metà tra l’ascetismo e il ciclismo, poiché ho pedalato da solo con i miei pensieri per sedici ore».

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