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«Chance? 51 noi e 49 loro»
di Nicolò Cecioni
Foscarini prudente ma scommette su Venitucci: «È un po’ il nostro Mandzukic»
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LIVORNO. Quando il gioco si fa duro, Foscarini inizia a giocare. Arriva il Francavilla e il Livorno avrà di nuovo due risultati su tre per passare. Ma anche stavolta il mister vuole solo vincere. «Mi fa paura parlare di percentuali – ha spiegato –, anche perché non ne indovino mai una. Penso che siamo leggermente in vantaggio rispetto al Francavilla, ma le possibilità di passare sono 51 a 49 per noi. Sarà una partita apertissima e tutta da giocare».
Ha qualche rimorso dopo l'andata?
«No. Però adesso ci troviamo nella stessa situazione della gara con il Renate. Loro non si daranno per vinti, arriveranno a fare la guerra per giocarsi tutte le proprie chance. Gestire le energie e il pareggio è pericoloso, non possiamo permettercelo».
Al Francavilla mancherà Nzola. La sua assenza è una buona notizia?
«Per certi aspetti sì perché era la loro punta centrale. Ed è forte. Ma il Francavilla deve fare un gol per passare e farà di tutto per riuscirci. Prima avevamo preso i riferimenti, adesso non sappiamo come giocheranno e questo potrebbe metterci in difficoltà. L'espulsione è stata giusta, ma dopo non so cosa sia accaduto. Le frasi che ha detto non le ho sentite dalla panchina».
La sentite la pressione?
«È una gara complicata, è come se avessimo la spada di Damocle sulla testa pronta a colpirci se sbagliamo. Conta solo vincere e tutto dipende da noi. A Francavilla abbiamo fatto dei passi avanti perché di solito è il Livorno che gestisce il gioco. Lì lo hanno fatto i nostri avversari e con la loro foga hanno provato a metterci in difficoltà. Abbiamo subito i loro attacchi ma abbiamo resistito, siamo stati bravi».
Come sta la squadra?
«Bene. Stiamo facendo tattica e recupero delle energie fisiche che sono fondamentali in questo finale di stagione così intenso. La preparazione fisica non dev'essere intaccata perché la “birra” non dev'essere solo nelle gambe, ma nello spirito. Servono testa e motivazioni».
Loro però hanno fatto 900 chilometri, il Livorno il doppio...
«Giocare il ritorno in casa ha questo svantaggio. Un viaggio così lungo e faticoso ti può togliere la brillantezza. Ma non la motivazione. La serenità totale nel calcio non esiste e non fa parte del dna livornese».
Formazione. Marchi o Giandonato?
«Devo valutare. Loro hanno un centrocampo vivo e rapido, temo le ripartenze e dobbiamo essere bravi in difesa. Dobbiamo pensare a fare il nostro gioco, gestendo la palla con il fraseggio. Da questo punto di vista Giandonato può essere una pedina importante. Anche Venitucci sarà fondamentale, magari non si propone troppo, ma in fase di copertura lavora tantissimo. È il nostro Mandzukic».
Gasbarro?
«Penso di poterlo recuperare, ma non sarà al cento per cento. Ha fatto la rifinitura, ma andrà in panchina».
Ha qualche rimorso dopo l'andata?
«No. Però adesso ci troviamo nella stessa situazione della gara con il Renate. Loro non si daranno per vinti, arriveranno a fare la guerra per giocarsi tutte le proprie chance. Gestire le energie e il pareggio è pericoloso, non possiamo permettercelo».
Al Francavilla mancherà Nzola. La sua assenza è una buona notizia?
«Per certi aspetti sì perché era la loro punta centrale. Ed è forte. Ma il Francavilla deve fare un gol per passare e farà di tutto per riuscirci. Prima avevamo preso i riferimenti, adesso non sappiamo come giocheranno e questo potrebbe metterci in difficoltà. L'espulsione è stata giusta, ma dopo non so cosa sia accaduto. Le frasi che ha detto non le ho sentite dalla panchina».
La sentite la pressione?
«È una gara complicata, è come se avessimo la spada di Damocle sulla testa pronta a colpirci se sbagliamo. Conta solo vincere e tutto dipende da noi. A Francavilla abbiamo fatto dei passi avanti perché di solito è il Livorno che gestisce il gioco. Lì lo hanno fatto i nostri avversari e con la loro foga hanno provato a metterci in difficoltà. Abbiamo subito i loro attacchi ma abbiamo resistito, siamo stati bravi».
Come sta la squadra?
«Bene. Stiamo facendo tattica e recupero delle energie fisiche che sono fondamentali in questo finale di stagione così intenso. La preparazione fisica non dev'essere intaccata perché la “birra” non dev'essere solo nelle gambe, ma nello spirito. Servono testa e motivazioni».
Loro però hanno fatto 900 chilometri, il Livorno il doppio...
«Giocare il ritorno in casa ha questo svantaggio. Un viaggio così lungo e faticoso ti può togliere la brillantezza. Ma non la motivazione. La serenità totale nel calcio non esiste e non fa parte del dna livornese».
Formazione. Marchi o Giandonato?
«Devo valutare. Loro hanno un centrocampo vivo e rapido, temo le ripartenze e dobbiamo essere bravi in difesa. Dobbiamo pensare a fare il nostro gioco, gestendo la palla con il fraseggio. Da questo punto di vista Giandonato può essere una pedina importante. Anche Venitucci sarà fondamentale, magari non si propone troppo, ma in fase di copertura lavora tantissimo. È il nostro Mandzukic».
Gasbarro?
«Penso di poterlo recuperare, ma non sarà al cento per cento. Ha fatto la rifinitura, ma andrà in panchina».
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