Il Tirreno

Livorno

Playoff e playout per una Serie A più competitiva 

di Alessandro Guerrieri
Playoff e playout per una Serie A più competitiva 

Oltre alla Var e ai quattro posti Champions altre idee per restituire appeal al torneo

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Il nostro calcio, tradizionalmente immobilista, è scosso da venti di cambiamento: meglio tardi che mai. Nei prossimi anni la nostra Serie A cambierà come mai è successo dal 1929, anno di introduzione del girone unico.
VAR. La novità più importante riguarda l’introduzione della Var, acronimo di Video assistant referees. Indica i due fischietti che assisteranno l’arbitro principale rivedendo i casi controversi davanti ad un video. Quattro le casistiche interessate da questa novità: gol, calci di rigore, espulsioni ed eventuali scambi di persona. Un’innovazione che dovrebbe ridurre i casi controversi e le polemiche.
CHAMPIONS. L’altra grande novità farà data al campionato 2018/2019, da quel torneo le prime quattro andranno direttamente in Champions League, come succedeva anni fa prima che l’Italia scendesse nel ranking Uefa.
PLAYOFF E PLAYOUT. E non è finita qua perché anche nella nostra massima serie prende sempre più corpo l’ipotesi di introdurre playoff e playout. Un dibattito che da qualche anno scuote il nostro movimento, rilanciato da una intervista al presidente della Figc Carlo Tavecchio. «Nelle serie inferiori playoff e playout ci sono già, il mio obiettivo è introdurli nella massima serie» ha detto il neo commissario della Lega Calcio. Una apertura dovuta probabilmente anche all’andamento di questo campionato, con tutti i verdetti più importanti già scritti al termine del girone di andata. Aldilà della matematica, la Juventus era quasi certa del sesto titolo consecutivo, in coda Palermo, Pescara e Crotone di fatto retrocesse. Solo l’incredibile impennata dei pitagorici (20 punti nelle ultime 8) ha restituito un briciolo di pathos al finale di campionato. Ciò comporta che molte squadre già a metà campionato siano demotivate, del resto non fa grande differenza chiudere noni o decimi piuttosto che undicesimi o sedicesimi. Ciò comporta un notevole calo di appeal del nostro campionato, non certo un bene a pochi mesi dall’asta per i diritti Tv del triennio 2018-2021. E gli introiti potrebbero calare, con conseguenze nefaste per tutto il movimento.
COMPETITIVITÀ. La parola d’ordine è restituire competitività al campionato. Tante sono le vie, da una diversa e meno squilibrata distribuzione dei diritti Tv che consenta anche alle “piccole” di costruire squadre competitive, alla riduzione delle partecipanti. Ma, in una situazione del genere, adesso è pura utopia, troppe le resistenze all’interno della Lega, soprattutto da parte di quei club sempre in lotta per evitare la retrocessione nell’inferno della Serie cadetta, e da parte dell’Assocalciatori, preoccupata per il calo di posti di lavoro. E allora la quadratura del cerchio potrebbe essere rappresentata proprio dall’introduzione della post-season, mutuando quanto avviene da anni in B e in Lega Pro.
NELLE SERIE INFERIORI. In cadetteria la novità data 2004/2005; a vincere i playoff fu il Torino, anche se poi la promozione granata fu cancellata a tavolino, a retrocedere ai playout fu il Vicenza. Un format che, sia pure con qualche modifica, prosegue tuttora. Ancor più lontana l’introduzione in Lega Pro, la vecchia Serie C: la prima edizione fa riferimento al campionato 1993-94. E quanto l’attuale formula sia vincente lo dimostra la novità di questa stagione, con la bellezza di 28 squadre ammesse ai playoff. Di fatto in ogni girone lo sciogliete le righe al termine della stagione regolare vale soltanto, al netto di promossa e retrocessa, per 5 squadre su 18. Sarà questo il punto d’arrivo anche per la massima serie?
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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