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La Signora omicidi
di GIORGIO BILLERI
L’invenzione dei Fab 5 e un dominio mai in discussione
6 MINUTI DI LETTURA
8 GIANLUIGI BUFFON
Il miglior portiere del mondo, sic et sempliciter. Se i signori di France Football non gli assegneranno il Pallone d’Oro, che questo riconoscimento sparisca dalla faccia del calcio. Trentanove anni sono abbastanza per vestire i panni del totem, del nume tutelare dello spogliatoio, di quello che ci mette il faccione con il sole o con la tempesta. Ma non sono niente quando c’è la voglia di allenarsi, di fare fatica ogni giorno, di limare i dettagli, di perfezionare un bagaglio tecnico che soltanto Zamora, Jascin, Banks hanno avuto. Stagione ai limiti della perfezione. Presenze: 30, minuti 2812, gol subiti 24.
6,5 NETO
Piloni, Carmignani, Alessandrelli, Bodini, Chimenti, Storari. Cinque uomini, un destino: svernare in panca, alle spalle dei grandi portieri della storia bianconera. Per il brasiliano, che è un ottimo interprete del ruolo, il gramo destino si è ripetuto. Quando Max lo ha estratto dal mazzo, l’ex viola ha sempre risposto presente, eccezion fatta per piccole sbavature figlie della ruggine. Ma, come i suoi predecessori, Neto ha soltanto un modo per sotrarsi a un destino dolce e terribile: cambiare squadra. Presenze 8, minuti 707, gol subiti 2.
7,5 ANDREA BARZAGLI
Mettete che un giorno il vostro capoufficio vi dica: si, tu sei bravo, ma d’ora in poi il tuo ufficio è occupato da un altro, tu lavorerai quando avrò bisogno. E tu, campione del mondo e asse portante della BBC, potresti tranquillamente chiudere la carriera in un paradiso (Usa, Cina, Inghilterra) con uno stipendio che il tuo capoufficio se lo sogna. Avesse fatto questa scelta non sarebbe Barzagli: semplicemen te, a 36 anni, ancora uno dei centrali più forti del continente. Con un atout in più: l’umiltà. Presenze 21, minuti 1505.
8 LEONARDO bonucci
Il miglior centrale al mondo, con Sergio Ramos. Al netto di qualche «bonucciata» che è nel suo Dna (l’esclusione di Porto, ma non solo), la crescita tecnica ma soprattutto mentale di Leo è esponenziale. Uno stopper, si diceva un tempo, con i piedi di un regista. Con un centrale di questo spessore, Allegri ha potuto anche rinunciare a Chiellini e Barzagli senza scompensi. Presenze 29, minuti 2548, 3 gol.
7,5 GIORGIO CHIELLINI
In Italia quasi non suda: non si ricorda una punta che ne abbia turbato i sonni, in campionato. Il suo vero territorio di caccia è stata la Champions, dove ha disinnescato le punte più celebrate. Unico neo: gli infortuni, a 33 anni le ammaccature di una carriera da gladiatore iniziano ad emergere. Presenze 21, minuti 1729, gol 2.
7 DANIELE RUGANI
Guarda ragazzo, un giorno tutto questo sarà tuo. Già, ma intanto quelli della BBC alla pensione non ci pensano neppure. Al giovanotto lucchese non resta che capitalizzare i coriandoli di minutaggio, ma lo fa benone: bravo, corretto, in crescita. Presenze 15, minuti 1146, gol 2.
6,5 MEHDI BENATIA
E’ il colosso marocchino a dare la misura della rosa bianconera: a Roma e col Bayern giocava sempre, qui è la prima alternativa al vallo atlantico. Dura abituarsi, ma lui è bravo e soprattutto serio. Presenze 14, minuti 1142, gol 1.
6,5 KWADWO ASAMOAH
Un coltellino multiuso, l’idraulico che ti arriva a casa in dieci minuti: insomma, quello che serve quando serve. Esperienza sulla fascia sinistra, mai sopra le righe. Presenze 17, minuti 1457.
6,5 STEPHAN LICHTSTEINER
Il pendolino svizzero non ha più la sgommata dei giorni belli. Ma Max lo pesca nelle situazioni più scabrose perchè è uno dei pochi a difendere ed attaccare con la stessa intensità. Quando camierere, quando maitre. Presenze 25, minuti 1879, gol 1.
7,5 ALEX SANDRO
La differenza tra la Juve e le altre: la capacità di vedere lungo, di scoprire le pepite d’oro nella boscaglia. La gazzella brasiliana è l’esempio: da diamante grezzo è diventato un’arma letale: quando il campo si apre e lui apre il gas, non c’è di meglio in Europa. Presenze 27, minuti 2455, gol 3.
7,5 MIRALEM pjanic
Gli inconsolabili di Pirlo si asciughino le lacrime: Mire è ormai ad altezza-Andrea. Calci piazzati musicali, assist, gol, persino copertura a ridosso della propria area. Con il passaggio ai Fab 5 non ha fatto una piega. Il pianista che ci voleva, 32 milioni spesi benone. Presenze 29, minuti 2259, gol 5.
7,5 SAMI KHEDIRA
Non parliamo del piglio da professore, nè della capacità di inserirsi in zona gol. Basti soltanto questo: quando Allegri è passato allo schema dei 5 attaccanti, sapeva che solo con Sami poteva reggerlo. Aveva ragione: comprare le auto tedesche conviene. Presenze 30, minuti 2620, gol 5.
7 CLAUDIO marchisio
La forza di volontà, l’amore per una maglia, per un simbolo. Rinasce dalle ceneri di un infortunio gravissimo con l’umiltà che solo i grandi hanno. Presenze 17, minuti 1264, gol 1.
6 MARIO LEMINA
Il ragazzo si farà, ma ha le spalle troppo strette, ancora. Utilizzato nei finali caldi, quando c’è da conservare. Presenze 18, minuti 949, gol 1.
6 TOMAS RINCON
El General, come lo chiamano in Venezuela, a Vinovo al massimo ha recitato da sergente. Tosto, affidabile, un ottimo carpentiere in un consesso di ingegneri. Presenze 12, minuti 336.
6,5 stefano sturaro
Un altro degli esperimenti genetici del tecnico di Livorno. Quando tamponatore di centrtrocampo, quando esterno alto in appoggio alle punte. Rendimento sempre alto, uno tostissimo. Presenze 20, minuti 1003.
6 marco pjaca
Dopo l’abbagliante europeo uno sbarco complicato sul pianeta Juve. Con pochi minuti, qualche fiammata e l’infortunio maledetto. Presenze 14, minuti 504.
7.5 juan cuadrado
Ecco perchè Marotta lo ha strappato al Chelsea. E’ l’uomo degli strappi, delle discese ardite e delle risalite, dei gol decisivi. Il club pensi a blindarlo subito. Presenze 29, minuti 2131, gol 2.
8 MARIO Mandzukic
La raffigurazione plastica del trionfo di Max Allegri: era un centravanti puro (con glorie passate a Bayem ed Atletico), non ha trovato più posto con l’arrivo del Pipita., E allora, perchè non trasformarlo in poderoso esterno a tutta fascia? Chiave tattica che ha aperto tutta la stagione: fantastico Mario. Presenze 33, minuti 2586, gol 6.
7,5 DANI ALVES
La media ponderata tra un campionato luci e ombre, con un inizio tatticamente difficile, e le meraviglia che si è tenuto per la Champions. Presenze 19, minuti 1439, gol 2.
8 PAULO DYBALA
Chissà gli ammiccamenti dell’avvocato, se l’avesse visto sivoreggiare da prima o seconda punta, da esterno o da rifinitore. A 23 anni è un leader, quando la palla scotta (vedi rigore al 97’ col Milan). la faccia ce la mette lui. E con il Barça poi...Vale 100 milioni. Presenze 30, minuti 2151, gol 10.
8 GONZALO higuain
Dicevano: si, ma Torino non è Napoli, qui non giocheranno tutti per lui. Verissimo. Solo che lui ha giocato anche per gli altri ed ha messo dentro 31 gol in stagione. Basta? Presenze 37, minuti 3029, reti 24.
9 massimiliaNo allegri
Era arrivato a Vinovo, tre estatri fa, con i tifosi che si accanivano contro la sua auto e gli rivolgevano dolci paroline. Tre anni scarsi dopo è tra i primi cinque allenatori del mondo. Nessuno, a livello di media punti, ha fatto come lui nella storia della Juve. Tre scudetti di fila, come Conte, due finali di Champions, tre Coppe Italia. Soprattutto, una clamorosa dimostrazione urbi et orbi di come si guida un gruppo eterogeneo e complesso come questo. Ha risolto con un colpo di genio il mal di pancia di alcuni senatori che languivano in panchina: quattro giocatori d’attacco, dietro Pjanic e Khedira. La mossa che ha deciso la stagione e probabilmente la sua carriera.
Il miglior portiere del mondo, sic et sempliciter. Se i signori di France Football non gli assegneranno il Pallone d’Oro, che questo riconoscimento sparisca dalla faccia del calcio. Trentanove anni sono abbastanza per vestire i panni del totem, del nume tutelare dello spogliatoio, di quello che ci mette il faccione con il sole o con la tempesta. Ma non sono niente quando c’è la voglia di allenarsi, di fare fatica ogni giorno, di limare i dettagli, di perfezionare un bagaglio tecnico che soltanto Zamora, Jascin, Banks hanno avuto. Stagione ai limiti della perfezione. Presenze: 30, minuti 2812, gol subiti 24.
6,5 NETO
Piloni, Carmignani, Alessandrelli, Bodini, Chimenti, Storari. Cinque uomini, un destino: svernare in panca, alle spalle dei grandi portieri della storia bianconera. Per il brasiliano, che è un ottimo interprete del ruolo, il gramo destino si è ripetuto. Quando Max lo ha estratto dal mazzo, l’ex viola ha sempre risposto presente, eccezion fatta per piccole sbavature figlie della ruggine. Ma, come i suoi predecessori, Neto ha soltanto un modo per sotrarsi a un destino dolce e terribile: cambiare squadra. Presenze 8, minuti 707, gol subiti 2.
7,5 ANDREA BARZAGLI
Mettete che un giorno il vostro capoufficio vi dica: si, tu sei bravo, ma d’ora in poi il tuo ufficio è occupato da un altro, tu lavorerai quando avrò bisogno. E tu, campione del mondo e asse portante della BBC, potresti tranquillamente chiudere la carriera in un paradiso (Usa, Cina, Inghilterra) con uno stipendio che il tuo capoufficio se lo sogna. Avesse fatto questa scelta non sarebbe Barzagli: semplicemen te, a 36 anni, ancora uno dei centrali più forti del continente. Con un atout in più: l’umiltà. Presenze 21, minuti 1505.
8 LEONARDO bonucci
Il miglior centrale al mondo, con Sergio Ramos. Al netto di qualche «bonucciata» che è nel suo Dna (l’esclusione di Porto, ma non solo), la crescita tecnica ma soprattutto mentale di Leo è esponenziale. Uno stopper, si diceva un tempo, con i piedi di un regista. Con un centrale di questo spessore, Allegri ha potuto anche rinunciare a Chiellini e Barzagli senza scompensi. Presenze 29, minuti 2548, 3 gol.
7,5 GIORGIO CHIELLINI
In Italia quasi non suda: non si ricorda una punta che ne abbia turbato i sonni, in campionato. Il suo vero territorio di caccia è stata la Champions, dove ha disinnescato le punte più celebrate. Unico neo: gli infortuni, a 33 anni le ammaccature di una carriera da gladiatore iniziano ad emergere. Presenze 21, minuti 1729, gol 2.
7 DANIELE RUGANI
Guarda ragazzo, un giorno tutto questo sarà tuo. Già, ma intanto quelli della BBC alla pensione non ci pensano neppure. Al giovanotto lucchese non resta che capitalizzare i coriandoli di minutaggio, ma lo fa benone: bravo, corretto, in crescita. Presenze 15, minuti 1146, gol 2.
6,5 MEHDI BENATIA
E’ il colosso marocchino a dare la misura della rosa bianconera: a Roma e col Bayern giocava sempre, qui è la prima alternativa al vallo atlantico. Dura abituarsi, ma lui è bravo e soprattutto serio. Presenze 14, minuti 1142, gol 1.
6,5 KWADWO ASAMOAH
Un coltellino multiuso, l’idraulico che ti arriva a casa in dieci minuti: insomma, quello che serve quando serve. Esperienza sulla fascia sinistra, mai sopra le righe. Presenze 17, minuti 1457.
6,5 STEPHAN LICHTSTEINER
Il pendolino svizzero non ha più la sgommata dei giorni belli. Ma Max lo pesca nelle situazioni più scabrose perchè è uno dei pochi a difendere ed attaccare con la stessa intensità. Quando camierere, quando maitre. Presenze 25, minuti 1879, gol 1.
7,5 ALEX SANDRO
La differenza tra la Juve e le altre: la capacità di vedere lungo, di scoprire le pepite d’oro nella boscaglia. La gazzella brasiliana è l’esempio: da diamante grezzo è diventato un’arma letale: quando il campo si apre e lui apre il gas, non c’è di meglio in Europa. Presenze 27, minuti 2455, gol 3.
7,5 MIRALEM pjanic
Gli inconsolabili di Pirlo si asciughino le lacrime: Mire è ormai ad altezza-Andrea. Calci piazzati musicali, assist, gol, persino copertura a ridosso della propria area. Con il passaggio ai Fab 5 non ha fatto una piega. Il pianista che ci voleva, 32 milioni spesi benone. Presenze 29, minuti 2259, gol 5.
7,5 SAMI KHEDIRA
Non parliamo del piglio da professore, nè della capacità di inserirsi in zona gol. Basti soltanto questo: quando Allegri è passato allo schema dei 5 attaccanti, sapeva che solo con Sami poteva reggerlo. Aveva ragione: comprare le auto tedesche conviene. Presenze 30, minuti 2620, gol 5.
7 CLAUDIO marchisio
La forza di volontà, l’amore per una maglia, per un simbolo. Rinasce dalle ceneri di un infortunio gravissimo con l’umiltà che solo i grandi hanno. Presenze 17, minuti 1264, gol 1.
6 MARIO LEMINA
Il ragazzo si farà, ma ha le spalle troppo strette, ancora. Utilizzato nei finali caldi, quando c’è da conservare. Presenze 18, minuti 949, gol 1.
6 TOMAS RINCON
El General, come lo chiamano in Venezuela, a Vinovo al massimo ha recitato da sergente. Tosto, affidabile, un ottimo carpentiere in un consesso di ingegneri. Presenze 12, minuti 336.
6,5 stefano sturaro
Un altro degli esperimenti genetici del tecnico di Livorno. Quando tamponatore di centrtrocampo, quando esterno alto in appoggio alle punte. Rendimento sempre alto, uno tostissimo. Presenze 20, minuti 1003.
6 marco pjaca
Dopo l’abbagliante europeo uno sbarco complicato sul pianeta Juve. Con pochi minuti, qualche fiammata e l’infortunio maledetto. Presenze 14, minuti 504.
7.5 juan cuadrado
Ecco perchè Marotta lo ha strappato al Chelsea. E’ l’uomo degli strappi, delle discese ardite e delle risalite, dei gol decisivi. Il club pensi a blindarlo subito. Presenze 29, minuti 2131, gol 2.
8 MARIO Mandzukic
La raffigurazione plastica del trionfo di Max Allegri: era un centravanti puro (con glorie passate a Bayem ed Atletico), non ha trovato più posto con l’arrivo del Pipita., E allora, perchè non trasformarlo in poderoso esterno a tutta fascia? Chiave tattica che ha aperto tutta la stagione: fantastico Mario. Presenze 33, minuti 2586, gol 6.
7,5 DANI ALVES
La media ponderata tra un campionato luci e ombre, con un inizio tatticamente difficile, e le meraviglia che si è tenuto per la Champions. Presenze 19, minuti 1439, gol 2.
8 PAULO DYBALA
Chissà gli ammiccamenti dell’avvocato, se l’avesse visto sivoreggiare da prima o seconda punta, da esterno o da rifinitore. A 23 anni è un leader, quando la palla scotta (vedi rigore al 97’ col Milan). la faccia ce la mette lui. E con il Barça poi...Vale 100 milioni. Presenze 30, minuti 2151, gol 10.
8 GONZALO higuain
Dicevano: si, ma Torino non è Napoli, qui non giocheranno tutti per lui. Verissimo. Solo che lui ha giocato anche per gli altri ed ha messo dentro 31 gol in stagione. Basta? Presenze 37, minuti 3029, reti 24.
9 massimiliaNo allegri
Era arrivato a Vinovo, tre estatri fa, con i tifosi che si accanivano contro la sua auto e gli rivolgevano dolci paroline. Tre anni scarsi dopo è tra i primi cinque allenatori del mondo. Nessuno, a livello di media punti, ha fatto come lui nella storia della Juve. Tre scudetti di fila, come Conte, due finali di Champions, tre Coppe Italia. Soprattutto, una clamorosa dimostrazione urbi et orbi di come si guida un gruppo eterogeneo e complesso come questo. Ha risolto con un colpo di genio il mal di pancia di alcuni senatori che languivano in panchina: quattro giocatori d’attacco, dietro Pjanic e Khedira. La mossa che ha deciso la stagione e probabilmente la sua carriera.
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