Pielle-Libertas, come un film: duello finale per la serie B
Livorno, la squadra di Mori chiude il conto alla bella, ora il derby sancirà la promozione : 3 su 5 al PalaMacchia, domenica gara 1
LIVORNO. C’è un bellissimo film di Ridley Scott, il suo primo, guarda caso datato 1977 l’anno in cui scoppiava la grande rivalità fra Libertas e Pallacanestro Livorno. Si chiama “I duellanti” e narra le vicende di due ufficiali dell’esercito francese, uno bonapartista, l’altro fedele al re, che passano la loro esistenza a duellare fra loro, rincorrendosi per mezza Europa, ma senza che mai nessuno dei due abbia ragione definitiva dell’altro, anzi alimentando il proprio vivere dell’odio verso il rivale, consapevoli, anche, che l’uno senza l’altro sarebbero stati piccola cosa, che la vera essenza del loro percorso sta nella continuazione di quei duelli e non nella loro conclusione.
Non vi ricorda niente? Tre derby come minimo (serie al meglio delle 5 partite) in una finale promozione, ora che la Pielle ha avuto ragione in gara3 di Castelfiorentino con la Libertas già qualificata (dopo lo spettacolare 2 a 0 sia con Lucca che con Agliana) spettatrice interessata per sapere chi le sarebbe toccato fra le due.
Il campo ha (nettamente) detto Pielle e questa finale così inattesa e così coinvolgente è una novità assoluta. Perché la storia dei derby fra Pielle e Libertas è lunga decenni e piena di episodi, ma non se ne ricorda uno che abbia messo in palio qualcosa di più, oltre ai punti in classifica, del piacere sublime di sfottere “l’altro”, quello dell’altra sponda.
Perché, piaccia o non piaccia, sia giusto o no, se vogliamo che a Livorno si parli di basket non solo alla domenica e in qualche ristretta conventicola, ma anche al bar, sul bus, sul luogo di lavoro, bisogna che di mezzo ci siano loro, l’una contro l’altra, “le duellanti”. Provare, per credere, nelle prossime due settimane.
QUANDO E DOVE. Si comincia domenica 21 maggio, al PalaMacchia anche se a giocare “in casa” in quella che è invece la casa della Libertas, è la Pielle meglio classificata al termine della prima fase, risultato a questo punto prestigioso ma inutile. Si tornerà poi in campo mercoledì (o giovedì se la concomitanza dei play-off del Livorno suggerirà uno slittamento) e ancora domenica 28. Queste le partite sicure, visto che si gioca al meglio delle cinque.
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La formula è quella del 2-2-1, cioè due partite in casa dell’uno, due (se tre non basteranno) in casa dell’altro, eventuale quinta di nuovo in casa della meglio classificata in regular season. Ma qui la casa è una sola. Logica e capienza impongono alla Pielle di rinunciare al campo amico e è una rinuncia pesante anche se, probabilmente, inevitabile. Perché troppe persone avrebbero dovuto rinunciare all’evento. È facile prevedere che si rivedranno facce antiche ma anche neofiti, gente che ai tempi forse non era ancora nata.
UN FLASH BACK SU GARA 3. Il pianto dirotto di Checco Sidoti a centrocampo a fine partita, lui che credeva (ingiustamente) di essere stato la causa prima della sconfitta in gara2 mercoledì sera. La festa sotto la balaustra della squadra raggiunta dai fedelissimi, tracimati in campo dalla tribuna. Le triple “ignoranti” di Tommaso Buzzo (35 punti, 36 di valutazione in 35’) che qualcuno aveva dato in dubbio per la partita e che invece ne è stato il principale protagonista. Sono tanti i fotogrammi che restano impressi di questa gara3. Un atto che non chiude la recita (tutt’altro....) ma che intanto porta alla finale più inattesa e più coinvolgente che si potesse immaginare, anzi che nessuno, in estate e anche dopo, avrebbe potuto immaginare.
La Pielle rovescia le orribili percentuali di tiro del mercoledì sera in una serata, invece, dall’alto contenuto offensivo (51 punti all’intervallo lungo, 90 alla fine) dimostrando che, anche se in stagione ha vinto tante volte in trasferta, giocare al PalaCosmelli è per le triglie un’altra cosa e non solo per l’incredibile cornice di pubblico che ora vi si riversa. È, probabilmente, una questione di luci, colori, riferimenti ottici se le 32 conclusioni fallite da 3 in gara2 diventano un 9 su 18 a metà gara, una girandola che stordisce Castelfiorentino mandata all’intervallo lungo sotto di 20 (51-31) dopo che invece gli ospiti erano partiti benissimo (3-11 al 3’30”) con la loro solita pulita circolazione di palla.
Roba di pochi minuti, lo show di Buzzo inizia con la tripla del sorpasso (13-11 al 6’). Da lì in poi saranno 20 punti in 14 minuti, segnando un po’in tutte le maniere possibili, senza peraltro dimenticare i soliti peccatucci di esuberanza (8 palle perse e un paio di falli più che evitabili). Un’intensità di squadra davanti alla quale i Tarantolati di Tricarico sono gente compassata, superiorità a rimbalzo (37 a 29, assai meglio del – 10 di quattro giorni prima) se qualcosa si può chiedere a questa squadra che ogni volta sembra capace di andare oltre i propri limiti è un pizzico (o anche una manciata) di maturità in più, correggendo al ribasso le palle perse (21, alcune evitabili) e ricordando che le partite finiscono solo quando gli arbitri si tolgono il fischio e che anche un + 25 (68-43 al 26’50”) può non essere risolutivo se concedi agli avversari 12 punti (a zero) nei successivi 2’.Così come il + 20 (82-62) di metà ultimo quarto evapora fino al pericoloso 85-78 quando ancora c’è un intero giro di lancetta sul cronometro prima che Dell’Agnello realizzi in contropiede il canestro della staffa. Perché la mano del destino aveva fame di derby.
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