Il Tirreno

Livorno

Se la curva fosse stata così tutto l’anno... 

Se la curva fosse stata così tutto l’anno... 

La bolgia, il bandierone portafortuna con il Fides, lo striscione con il vecchio simbolo dell’Unione

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Se la curva fosse stata così per tutto l'anno, forse il Livorno non si sarebbe dovuto giocare la serie B ai playoff. Alla vigilia nessuno si aspettava il tutto esaurito e infatti ieri al Picchi erano in poco più di 5mila. Gli ultras, comunque, hanno risposto presente, riempiendo la Nord e sostenendo gli amaranto dall'inizio alla fine. Cori possenti, striscioni e battimani d'altri tempi. E quel bandierone con il Fides posizionato al centro del settore che ha già portato bene nelle due finali playoff di serie B con Brescia ed Empoli. Sarà un caso ma anche ieri Luci e compagni hanno vinto. All'ingresso delle squadre in campo, dal cuore della curva è spuntato un telo bianco e amaranto con la L maiuscola, il vecchio glorioso simbolo dell'Unione che gli ultras usano come logo per contraddistinguersi. In alto quattro stendardi a comporre la scritta «1915», a rimarcare il senso di appartenenza e la fede. Anche la gradinata si è presentata abbastanza gremita, con i ragazzi della Zona Sud che si sono fatti sentire con alcune pezze e qualche coro. Nonostante la vittoria, sul rettangolo di gioco il match è stato piuttosto equilibrato, ma sugli spalti non c'è mai stata partita. E non solo perché da Renate sono arrivati in una trentina a bordo di un pullman pagato dalla società e si sono posizionati in tribuna. Ma soprattutto perché per tutti i 90 minuti il Picchi è stato un'autentica bolgia, con i decibel del tifo che hanno raggiunto i livelli massimi dopo i due gol di Maritato e Borghese. Addirittura, quando il difensore ha messo dentro di testa il pallone del 2-1, dalla Nord è spuntato un bel due aste con scritto «Vogliamo 11 Borghese». Un dettaglio non da poco per una tifoseria che, da anni, non dedica più cori o striscioni a giocatori in particolare ma canta solo «per la maglia». Durante il match, la curva ha intonato pure un paio di cori contro il presidente Spinelli, per poi tornare a incitare la squadra. Con un pensiero rivolto ai cugini nerazzurri, un potente «chi non salta è un pisano» che ha fatto alzare tutto lo stadio. Sarà forse per questo motivo che Napoli dopo l'1-1 ha reagito in quel modo. Peggio per lui, oltre al ko se n'è tornato a casa anche con una dose di insulti. Al triplice fischio la squadra, guidata dall'acclamatissimo Igor Protti, è stata chiamata sotto la curva per ricevere la dovuta ovazione. La prima prima battaglia è andata, ora il Livorno sa che con questo pubblico vincere anche la guerra è possibile.
Nicolò Cecioni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana