Se la curva fosse stata così tutto l’anno...
La bolgia, il bandierone portafortuna con il Fides, lo striscione con il vecchio simbolo dell’Unione
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LIVORNO. Se la curva fosse stata così per tutto l'anno, forse il Livorno non si sarebbe dovuto giocare la serie B ai playoff. Alla vigilia nessuno si aspettava il tutto esaurito e infatti ieri al Picchi erano in poco più di 5mila. Gli ultras, comunque, hanno risposto presente, riempiendo la Nord e sostenendo gli amaranto dall'inizio alla fine. Cori possenti, striscioni e battimani d'altri tempi. E quel bandierone con il Fides posizionato al centro del settore che ha già portato bene nelle due finali playoff di serie B con Brescia ed Empoli. Sarà un caso ma anche ieri Luci e compagni hanno vinto. All'ingresso delle squadre in campo, dal cuore della curva è spuntato un telo bianco e amaranto con la L maiuscola, il vecchio glorioso simbolo dell'Unione che gli ultras usano come logo per contraddistinguersi. In alto quattro stendardi a comporre la scritta «1915», a rimarcare il senso di appartenenza e la fede. Anche la gradinata si è presentata abbastanza gremita, con i ragazzi della Zona Sud che si sono fatti sentire con alcune pezze e qualche coro. Nonostante la vittoria, sul rettangolo di gioco il match è stato piuttosto equilibrato, ma sugli spalti non c'è mai stata partita. E non solo perché da Renate sono arrivati in una trentina a bordo di un pullman pagato dalla società e si sono posizionati in tribuna. Ma soprattutto perché per tutti i 90 minuti il Picchi è stato un'autentica bolgia, con i decibel del tifo che hanno raggiunto i livelli massimi dopo i due gol di Maritato e Borghese. Addirittura, quando il difensore ha messo dentro di testa il pallone del 2-1, dalla Nord è spuntato un bel due aste con scritto «Vogliamo 11 Borghese». Un dettaglio non da poco per una tifoseria che, da anni, non dedica più cori o striscioni a giocatori in particolare ma canta solo «per la maglia». Durante il match, la curva ha intonato pure un paio di cori contro il presidente Spinelli, per poi tornare a incitare la squadra. Con un pensiero rivolto ai cugini nerazzurri, un potente «chi non salta è un pisano» che ha fatto alzare tutto lo stadio. Sarà forse per questo motivo che Napoli dopo l'1-1 ha reagito in quel modo. Peggio per lui, oltre al ko se n'è tornato a casa anche con una dose di insulti. Al triplice fischio la squadra, guidata dall'acclamatissimo Igor Protti, è stata chiamata sotto la curva per ricevere la dovuta ovazione. La prima prima battaglia è andata, ora il Livorno sa che con questo pubblico vincere anche la guerra è possibile.
Nicolò Cecioni
Nicolò Cecioni
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