Il Tirreno

Livorno

Il Vodz e la ricetta per la B «Serenità, tifosi e Protti» 

di Fabrizio Pucci
Il Vodz e la ricetta per la B «Serenità, tifosi e Protti» 

La spinta di Osvaldo Jaconi per i playoff a quindici anni dalla storica promozione «Guai a caricare troppo i giocatori. Le avversarie? Occhio al Catania se si qualifica»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Nel calcio come nella vita ci sono momenti in cui si avverte la necessità di sentire la vicinanza di qualcuno che ti vuole bene. Di qualcuno di cui ci si può fidare perché sai che non ti tradirà mai. Il nostro “qualcuno” è Osvaldo Jaconi. Ogni anno alla vigilia delle sfide decisive – adesso ci sono i playoff all’orizzone – c’è bisogno della saggezza del Vodz. Della sua carica di grintosa umanità colorata di amaranto. E allora via con le istruzioni e le modalità d’uso per gli spareggi imminenti: «Ne ho disputati parecchi – dice – e molti li ho vinti. Nessuno è stato mai uguale all’altro».
Quindi non c’è un segreto per vincerli?
«Una cosa da fare, anzi da non fare per la verità c’è».
Quale?
«Non si deve mai esagerare, non si devono mai caricare troppo i giocatori. Tutti sanno che in quelle partite ci si gioca la stagione. Bisogna usare il giusto mezzo. Non appesantire l’ambiente, ma nemmeno alleggerirlo».
Mica facile, però...
«No, ma l’allenatore che conosce i suoi ragazzi si affida al loro amor proprio».
Ha un aneddoto da raccontare in chiave playoff?
«Una volta, nella vicinanza di una partita decisiva, annullai l’allenamento e portai la squadra a mangiare una pizza e a bere una birra. Andò bene».
Veniamo al suo Livorno. Partiamo da Spinelli…
«Leggo tutto: il giornale, i social. Seguo tutti i tifosi. Sono informato anche sulle vicende societarie. Da dieci anni di questi tempi Spinelli dice di voler vendere. Chissà. Magari questa volta riesce davvero a cedere».
Intanto però dietro l’angolo ci sono i playoff e la squadra risente delle vicende societarie. Che ne pensa?
«Penso che le questioni legate a Spinelli non debbano turbare i ragazzi. Capisco che non è facile, ma il giocatore ha un grande vantaggio: deve pensare solo a giocare bene e a vincere senza pensare a ciò che accade negli uffici di Spinelli».
Quindi testa sul manubrio e pedalare?
«Precisamente. I playoff sono un piccolo campionato dal grande seguito mediatico. Il giocatore non deve pensare al domani, ma deve solo pedalare. E qui torna in ballo la questione dell’amor proprio. Faccio un esempio. Qui vicino a casa mia c’è la Maceratese che sta vivendo una situazione societaria drammatica. Ecco. I giocatori continuano a dare tutto perché altrimenti i danni che ricevono sono due: non vengono pagati e retrocedono pure. Tornando al Livorno, la squadra deve dare tutto per tentare di tornare in B».
Spinelli non viene allo stadio da un anno, ma qui c’è Protti. E non è poco, vero?
«Certo. Come ho detto prima sono informatissimo. Nel Livorno ci sono Foscarini e Igor. Si tratta di due persone perbene e importanti. Protti per quello che ha dato e che ha fatto è un esempio. Quando giocava a Livorno rifiutò squadre importanti per togliere la città dalla serie C. Sono contento di avergli dato una mano a mantenere quella promessa fatta nel 1988».
Ha visto che dopo Livorno-Cremonese, Protti ha difeso i ragazzi?
«Sì. Igor è così. È il nostro Protti. Ho apprezzato molto la sua presa di posizione. L’Alessandria ha dilapidato tanti punti di vantaggio e non per colpa del Livorno. Ha fatto bene Igor a difendere il nome del Livorno e i giocatori. Che orgoglio!»
Torniamo ai playoff…
«Sì. Conta molto come ci si arriva. L’Alessandria per esempio deve ricaricare le pile. I grigi avevano il piatto pieno di pastasciutta e ora rischiano di dover ricominciare da zero senza pensare a ciò che poteva essere e non è stato. Per il motivo inverso, se sale sulla giostra, attenzione al Catania che ha blasone e una buona squadra».
E il piazzamento in classifica quanto conta?
«È tutto molto relativo. Lo era anche prima al punto che io ho vinto i playoff con il Castel di Sangro da secondo e con il Savoia da quinto, quindi partendo dalla posizione migliore e dalla peggiore. Con questa formula poi conta ancora meno».
Jaconi, lo manda un saluto ai tifosi amaranto?
«Io dinanzi a loro mi inchino. Li seguo tutti su Facebook. Sono sempre molto allineati. Pochi giorni fa erano quindici anni dalla vittoria di Treviso. Solo chi c’era e chi ama il Livorno può capire che cosa abbiamo provati nei minuti finali di quella partita. Ai livornesi sono grato perché mi hanno adottato. Con loro c’è un feeling che non finisce mai. Al di là dei risultati, credo che abbiamo apprezzato la mia schiettezza. Forse ho mosso qualcosa dentro di loro se dopo tanto tempo mi ricordano ancora con tanto affetto. E allora ecco che mi associo alle parole dette da Protti dopo Livorno-Cremonese: giù le mani dal Livorno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web