Italia
La notte di De Raffaele un coach da Champions
di Giulio Corsi
Protagonista del miracolo-Venezia, stasera si gioca le final-four
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LIVORNO. A Tenerife il cielo è grigio. Walter De Raffaele ha appena pranzato con la squadra, quando esce dall’hotel affacciato sull’Oceano e racconta la vigilia di un giorno che potrebbe essere storico per la sua Reyer, per il basket italiano e anche per quello livornese: stasera alle 21 al Pabellon Santiago Martin, conosciuto dai cestofili come La Hamburguesa, l’Umana Venezia affronterà i padroni di casa dell’Iberostar, che fino a due settimane fa guidavano la Liga spagnola.
Sarà la seconda semifinale delle final four di Champions League targate Fiba (terza competizione europea dopo Eurolega ed Eurocup) che alle 18 vedranno affrontarsi anche i turchi della Banvit Bandirma e i re di Francia del Monaco.
«Avremo un intero palazzetto contro ma in situazioni di avversità questa squadra riesce a prendere energia – commenta l’allenatore livornese - , sarà esaltante giocare in un clima torrido. Il livello di queste final four è altissimo, ma siamo qui per provare a vincere. Siamo rimasti l'unica rappresentante del basket italiano in Europa, oggi rappresentiamo l’Italia».
In una serie A che parla livornese (Andrea Diana a un passo dai playoff con Brescia, Sandro Dell’Agnello salvo con tre giornate d’anticipo a Caserta) il secondo posto in campionato della Reyer dietro soltanto alla multinazionale EA7 Milano sembra uscito da una favola, ma di fatto è semplicemente il frutto di anni di lavoro instancabile e certosino dell’ex playmaker che nel 1989 era vice di Fantozzi nella Libertas derubata dello scudetto dalla Philips. 17 anni in panchina, iniziati proprio a Livorno negli anni Mabo e proseguiti tra A1 (Reggio Calabria, Verona) e A2 (Pavia, Casalpusterlengo) fino al matrimonio in punta di piedi con Venezia: quattro anni e mezzo da vice, poi l’anno scorso il subentro all’amico Charlie Recalcati e la conquista delle semifinali scudetto (ko in gara 4 contro Milano).
«Quest’anno abbiamo costruito una squadra equilibrata, senza stelle come piace a me, ma in grado tecnicamente e tatticamente di cambiare assetto in corsa. Nonostante gli infortuni siamo sempre stati protagonisti, in Italia e in Europa: non era preventivato, la società mi aveva chiesto di fare bene, stiamo facendo un anno fantastico. L’Armani è la squadra più forte, ma noi siamo lì. Ci basta una vittoria in due partite per confermarci secondi, ma la griglia playoff mi interessa poco: l’importante è come ci arrivi alla fase scudetto».
Un attimo di pausa, poi De Raffaele aggiunge: «Ci manca solo una cosa: un palasport come quello di Livorno. Il Taliercio non basta più, a Venezia l’entusiasmo è alle stelle da almeno tre anni, ma serve una struttura all’altezza».
Lui che il Modigliani Forum l’ha inaugurato (ai tempi per i livornesi era il PalaPuppa), non ha mai nascosto di sognare di tornare all'ombra dei Quattro Mori prima o poi. «Con Alessandro Ramagli e Luca Bechi abbiamo un progetto: creare un settore giovanile partendo da zero, che vada oltre alle storiche divisioni, qualcosa di trasversale. Ci piacerebbe rendere ciò che Livorno ci ha dato a livello di pallacanestro, tornare a costruire giocatori e allenatori, sfruttando la nostra esperienza e l’aiuto di amici, ma purtroppo in questa città non è facile. Il progetto è in pista da alcuni anni ma neanche quest’anno andrà in porto».
Sarà la seconda semifinale delle final four di Champions League targate Fiba (terza competizione europea dopo Eurolega ed Eurocup) che alle 18 vedranno affrontarsi anche i turchi della Banvit Bandirma e i re di Francia del Monaco.
«Avremo un intero palazzetto contro ma in situazioni di avversità questa squadra riesce a prendere energia – commenta l’allenatore livornese - , sarà esaltante giocare in un clima torrido. Il livello di queste final four è altissimo, ma siamo qui per provare a vincere. Siamo rimasti l'unica rappresentante del basket italiano in Europa, oggi rappresentiamo l’Italia».
In una serie A che parla livornese (Andrea Diana a un passo dai playoff con Brescia, Sandro Dell’Agnello salvo con tre giornate d’anticipo a Caserta) il secondo posto in campionato della Reyer dietro soltanto alla multinazionale EA7 Milano sembra uscito da una favola, ma di fatto è semplicemente il frutto di anni di lavoro instancabile e certosino dell’ex playmaker che nel 1989 era vice di Fantozzi nella Libertas derubata dello scudetto dalla Philips. 17 anni in panchina, iniziati proprio a Livorno negli anni Mabo e proseguiti tra A1 (Reggio Calabria, Verona) e A2 (Pavia, Casalpusterlengo) fino al matrimonio in punta di piedi con Venezia: quattro anni e mezzo da vice, poi l’anno scorso il subentro all’amico Charlie Recalcati e la conquista delle semifinali scudetto (ko in gara 4 contro Milano).
«Quest’anno abbiamo costruito una squadra equilibrata, senza stelle come piace a me, ma in grado tecnicamente e tatticamente di cambiare assetto in corsa. Nonostante gli infortuni siamo sempre stati protagonisti, in Italia e in Europa: non era preventivato, la società mi aveva chiesto di fare bene, stiamo facendo un anno fantastico. L’Armani è la squadra più forte, ma noi siamo lì. Ci basta una vittoria in due partite per confermarci secondi, ma la griglia playoff mi interessa poco: l’importante è come ci arrivi alla fase scudetto».
Un attimo di pausa, poi De Raffaele aggiunge: «Ci manca solo una cosa: un palasport come quello di Livorno. Il Taliercio non basta più, a Venezia l’entusiasmo è alle stelle da almeno tre anni, ma serve una struttura all’altezza».
Lui che il Modigliani Forum l’ha inaugurato (ai tempi per i livornesi era il PalaPuppa), non ha mai nascosto di sognare di tornare all'ombra dei Quattro Mori prima o poi. «Con Alessandro Ramagli e Luca Bechi abbiamo un progetto: creare un settore giovanile partendo da zero, che vada oltre alle storiche divisioni, qualcosa di trasversale. Ci piacerebbe rendere ciò che Livorno ci ha dato a livello di pallacanestro, tornare a costruire giocatori e allenatori, sfruttando la nostra esperienza e l’aiuto di amici, ma purtroppo in questa città non è facile. Il progetto è in pista da alcuni anni ma neanche quest’anno andrà in porto».
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