Italia
Solo 5 punti su 21 E da un mese il gol è un miraggio
La crisi del Livorno nel gioco ma anche nei numeri Attaccanti a secco dal 22 gennaio, la difesa non tiene
LIVORNO. Se fino alla partita con il Renate era latente, dopo le sconfitte con Siena e Arezzo la crisi del Livorno è manifesta, conclamata. Fa male ammetterlo, ma è così. Individuato il male, bisogna trovare la cura che faccia tornare gli amaranto in carreggiata. Il guaio, però, è che il male non è solo uno: ce ne sono tanti e tutti sono certificati in modo impietoso dalle cifre che.
ANDAMENTO LENTO. Iniziamo a snocciolare i numeri. Nelle ultime sette giornate il Livorno ha viaggiato con una media punti da retrocessione: cinque sui ventuno disponibili. L'unico successo è arrivato il 12 febbraio con l'Olbia al termine di una partita non del tutto convincente come poi ha ammesso anche Claudio Foscarini.
Da allora di partite da ricordare non ce ne sono più state: sconfitta interna con la Giana Erminio, pari stiracchiato a Meda con il Renate e le ultime due sconfitte consecutive contro l'Arezzo e il Siena. Stop e tanta tristezza in fondo al cuore al punto che adesso pure il quarto porto è a rischio perché Giana Erminio e Piacenza incalzano.
STERILITA' OFFENSIVA. Ciò che proprio non funziona nel Livorno di oggi è la fase di possesso palla. Lenta e prevedibile la manovra amaranto va sistematicamente a cozzare sul muro eretto dagli avversari al limite dei loro sedici metri. Il giochino è facile: intasano la loro metà campo e ripartono, tanto al Livorno manca l'omino in grado di vincere l'uno contro uno, creare superiorità numerica e far male.
Chiediamo soccorso di nuovo alle cifre. L'ultimo gol lo ha segnato Marchi al 79' di Livorno-Olbia, un mese fa. Da quel momento, recuperi esclusi, sono passati 371' minuti.
La sterilità offensiva è acuita dal fatto che gli ultimi gol segnati dagli attaccanti portano la data del 22 gennaio: Carrarese-Livorno 0-2 reti di Maritato e su rigore di Cellini. Poi scena muta. Cellini si è rotto. Maritato è involuto, Murilo in crisi di identità, Calil non incide e Dell'Agnello fa fatica.
Morale: lo scenario è desolante. Agli altri basta segnare un golletto per festeggiare a fine partita.
DIFESA PERFORATA. Come se non bastasse il bassissimo indice di pericolosità in attacco, ad aggravare la situazione c'è pure la difesa troppo friabile.
Nelle ultime sei giornate Mazzoni ha mantenuto la sua porta inviolata solo in una circostanza, con il Renate. Per il resto il gol lo abbiamo sempre incassato. Con il Como ci furono fatali un calcio d'angolo e un contropiede. Con l'Olbia la distrazione di Franco a risultato acquisito. Con la Giana Erminio un altro calcio piazzato. Con il Siena una transizione e un contropiede. L'altra sera il jolly pescato da Moscardelli. Purtroppo in questa fase della stagione con gli attaccanti che vedono la porta stretta come quella del gabbione, l'unica via d'uscita è cercare di non prendere gol. Evento che per sfortuna, demerito, bravura altrui, non si verifica più dalla partita di Carrara nella quale però qualche rischio di troppo fu comunque corso.
ADDIO IMBATTIBILITA'. Ad Arezzo è caduto un altro caposaldo sul quale la squadra aveva costruito la grande rimonta: l'imbattibilità esterna che durava dalla bellezza di cinque mesi. L'ultima sconfitta in trasferta infatti risaliva al 16 ottobre scorso - una vita fa - sul campo del Siena: un ko arrivato al 94' dopo che Murilo nel primo tempo aveva fallito un calcio di rigore.
Da allora il formato esterno del Livorno aveva sempre tenuto botta: otto partite con cinque successi e tre pareggi. Memorabile il blitz del 12 dicembre a Cremona per 3-2. Quello però era davvero un altro Livorno. In primis perché Foscarini aveva recuperato tutti gli infortunati le cui assenza avevano costretto la squadra a una partenza balbettante. Poi perché vincere abitua e aiuta a vincere ancora e gli amaranto avevano inserito il pilota automatico.
COME USCIRNE. Ora invece il Livorno si è smarrito. Gioca all'insegna del vorrei, ma non posso, non riesco. Si sbatte, lotta - da questo punto di vista non c'è mai stato nulla da eccepire - ma questa è un'utilitaria con le gomme sgonfie e la carrozzeria ammaccata dai tanti, troppi colpi ricevuti dalla sfortuna in questo campionato. Però attenzione: pensare che questo stato di cose sia stato solo ed esclusivamente generato dalla sfiga è un errore madornale che rallenta il percorso di guarigione. Forse, molto più semplicemente, c'è bisognp che la squadra torni a giocare senza paura di perdere. Perché nel calcio come nella vita, conta molto l'atteggiamento.
È arrivato il momento di rivoltare il mondo altrimenti il finale di stagione sarà a metà tra l'insulso e l'amaro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
