Il Tirreno

Livorno

I campioni e la loro vita

di Andrea Masini
I campioni e la loro vita

Convegno alla Villa Fabbricotti con tanti big labronici

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LIVORNO. Non capita tutti i giorni di averli così vicini, e tutti insieme. Tanti campioni dello sport - livornese - seduti ad una tavola rotonda per raccontare le proprie gesta, ma soprattutto il come si fa raggiungere traguardi di prestigio internazionale.

Un confronto smaltito lunedì pomeriggio nei locali della biblioteca labronica di villa Fabbricotti, nell'ambito della mostra "Campioni e sport a Livorno" realizzata dal Comune in collaborazione con la Coop Itinera. Sul piatto della bilancia il tema dell'impegno sportivo, e delle sue regole anche ferree, introdotto da Francesco Parducci, moderatore e giornalista sportivo: «Prima d'iniziare - spiega - vorrei soffermarmi sul recente addio alle piste dello sciatore croato, Ivica Kostelic. Sapete perché dopo aver vinto tutto, a 37 anni non si era ancora ritirato? Perché aveva paura del domani».

L'ex giocatore, oggi allenatore, di volley Paolo Montagnani conferma: «Succede, è innegabile. In testa fioccano mille pensieri, dopo cosa faccio, cosa non faccio. Per quel che mi riguarda, al tempo decisi d'iniziare a pensare da allenatore e poi ho avuto la fortuna di rimanere nell'ambiente».

A fargli eco Ilaria Bianco, che dopo le Olimpiadi di Rio ha intapreso la strada dell'insegnamento (scherma, circolo Fides), e Federico Turrini, biolimpionico 30enne, capitano del Nuoto Livorno: «Anche io ho perseguito la carriera dell'insegnamento - dice la Bianco - per adesso con i bambini piccoli. Quel momento arriva per tutti, ma non bisogna temerlo», mentre Turrini - laureato con lode in Economia e Legislazione dei Sistemi Logistici - confessa «che a 30 anni le sirene cominciano a farsi sentire. Ma per ora vado avanti, sto bene ed ho il privilegio di far parte di un gruppo sportivo militare che ti garantisce anche un domani. La laurea? La desideravo, anche per soddisfazione personale».

L'altro moderatore - l'allenatore e presidente del Nuoto Livorno, Carlo Chelli - sul concetto di sacrificio per lo sport va, invece, controcorrente: «Le persone che mi conoscono, tipo Federico, sanno la mia opinione. Lo sport è piacere, e in tal senso sarei curioso di ascoltare la voce di Fabrizio Mori...». «Da atleta, l'atletica era al centro della mia vita - prosegue il campione del mondo a Siviglia '99 - a me piace definirlo sacrificio, ma è altrettanto vero che nasce dalla passione. Io amavo quel giro di pista e quei 10 ostacoli». Numerosi gli argomenti trattati, dal rapporto genitori-figli circoscritto alla pratica sportiva, la gestione delle pressioni e del talento e il fattore squadra rispetto agli sport individuali e numerose altre chicche illustrate da tutti i protagonisti (oltre ai sopra citati...): la medaglia d'oro a Monaco '72 Rolando Rigoli (scherma), Sara Franceschi (17enne olimpionica a Rio de Janeiro), Andrea Forti (ex cestista), il delegato Coni, Paolo Corrieri, Letizia Tinghi (6 volte campionessa del mondo di pattinaggio).

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