Il Tirreno

Livorno

Babbo, si va? E la famiglia conquista NY

di Alessio Traversi
Babbo, si va? E la famiglia conquista NY

Leonardo Garzelli (71 anni) e i suoi due figli protagonisti alla Maratona. «Una sfida vinta»

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LIVORNO. Sul ponte di Queensboro gli occhi si appannano, il fiato annaspa, le gambe cedono. Le statistiche attestano che è quello il tratto più faticoso, il punto in cui più spesso la speranza di raggiungere il traguardo della maratona di New York si infrange.

Leonardo Garzelli, con i suoi 71 anni addosso, quella sofferenza domenica scorsa l'ha sentita tutta, però ha pensato che stavolta ne valeva ancor più la pena, perché si trattava non solo di arrivare fino in fondo, ma anche di raggiungere i due figli, Simone e Federico, che correvano qualche chilometro più avanti. Erano partiti insieme alla volta di New York, padri e figli, qualche giorno prima: «L'idea - spiega Leonardo - è nata nello scorso agosto. Io mi cimento da diversi anni con la maratona e avevo già avuto modo di partecipare quattro volte a quella di New York, che resta per me la più emozionante. Ho scoperto che anche mio figlio Simone aveva cominciato ad allenarsi. Così è nata l'idea, che è diventata ancora più forte quando ha deciso di unirsi a noi anche Federico, l'altro mio figlio».

Una maratona non è certo la più tradizionale delle gite in famiglia, questo Leonardo lo sa bene e lo sanno bene anche Simone e Federico, che a loro volta non sono più ragazzini, potendo vantare rispettivamente 44 e 43 anni. Organizzare il viaggio diventa quindi una piacevole formalità rispetto all'impegno di doversi allenare quasi tutti i giorni per mesi per mettersi in condizione di portare a termine l'impresa. Non è più l'epoca del molto tempo libero; ci sono le famiglie, ci sono lavori impegnativi da portare avanti: quello di Leonardo, che gestisce un'azienda agricola nella zona della Padula, e quello di Federico e Simone, che si occupano della "Locanda Garzelli" a Quercianella e del bagno "Tirreno" a Caletta.

«Andavamo a correre alle cinque di mattina - ricorda Federico - prima di andare al lavoro. Babbo aveva già corso diverse maratone ma per noi era la prima volta. L'idea si è così trasformata presto in occasione: l'occasione di partecipare a un evento così sentito e prestigioso, ma anche l'occasione di passare del tempo insieme in modo diverso».

L'idea diventa occasione e l'occasione diventa realtà: il viaggio viene pianificato e la mattina di domenica 6 novembre Leonardo, Simone e Federico si trovano davanti al ponte di Verrazzano, in mezzo a quella fiumana colorata di settantamila e più persone.

Partono insieme per scelta, anche se il protocollo avrebbe previsto partenze differenziate in base all'età, e poi si perdono di vista lungo il percorso. «Durante il tragitto - spiega Leonardo - si incontrano molte persone in difficoltà, così capita di dover dare una mano a qualcuno. Ma la voglia di ricevere quella medaglia spesso è più forte».

Simone e Federico chiudono in tre ore e mezzo, Leonardo in quattro ore e cinquanta. Non solo i soli a correre per un patto di famiglia. Molti all'arrivo si complimentano con loro, confermano che per capirle davvero certe cose bisogna farle. «Farle - dice Federico - e farle con entusiasmo finché si è in grado. Non so per quanto ancora esperienze come questa potranno accomunare me, mio padre e mio fratello. A un certo punto della vita puoi andare insieme a passeggiare, puoi andare insieme in palestra, ma una maratona è dura. Per questo è stata un'esperienza indimenticabile».

Non c'è solo il fatto di essere una famiglia molto unita, c'è anche qualcosa di più: «C'è la sfida - spiega Leonardo - c'è una sfida con se stessi da vivere insieme a qualcuno che ti è caro». «Da solo non l'avrei fatto», dice Federico. E c'è il sentimento del tempo, il tempo di una lunga corsa sull'asfalto e il tempo di una corsa ancora più lunga che passa, quel tempo che non potremo avere più indietro, ma che magari possiamo afferrare nello slancio verso il traguardo: «Era da più di vent'anni che non viaggiavamo e passavamo così tanto tempo insieme», pensa Federico, mentre l'ultimo miglio sfila lungo la folla che assiepa Central Park.

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