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Un derby in famiglia per la pallavolo toscana: "Ti batto, poi ne parliamo a casa..."

di Eva Bertolacci
Un derby in famiglia per la pallavolo toscana: "Ti batto, poi ne parliamo a casa..."

Lei allena la squadra del Cascina, lui quella del Livorno. Sabato sera saranno avversari sul campo

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Il sabato sera normalmente le coppie sposate si ritagliano un pò di tempo insieme: una cena fuori, una serata con gli amici o un pò di semplice relax sul divano davanti alla tv. Per Stefano Orti e Cristina Zecchi è diverso: domani sera le loro due squadre, Cascina e Livorno si scontrano sul campo di pallavolo. Due «vecchie volpi» oseremmo definirle, con una lunga carriera sul campo, specialmente Cristina che a Pisa ha toccato i vertici del volley nazionale negli anni gloriosi. Per Stefano, tecnico con il pallino dell'insegnamento e di far crescere i giovani, il merito di aver fatto sbocciare negli anni autentici talenti del calibro di Sabrina Bertini, Giulia Pisani, Eleonora Bruno. E poi la gioia più grande, quello di aver trovato l'anima gemella sul campo: ai tempi Stefano era il secondo allenatore del volley Pisa, dove Cristina giocava e presto sbocciò l'amore, a cui seguì il matrimonio e la nascita della figlia, Martina. Poi le carriere si dividono, almeno fino a domani dove per la prima volta si affronteranno sul campo da avversari.


VISTA DA LEI: "PARLIAMO SEMPRE DI VOLLEY, ADDIO SEGRETI"

«Sulla carta siamo più forti noi, per esperienze e conformazione di squadra» spiega Cristina, da tre anni sulla panchina di Cascina dopo l’esperienza a S. Miniato. Essere un’allenatrice di pallavolo non è facile in un mondo dove per lo più tutti i tecnici sono uomini: «Sì, è vero, siamo poche ad allenare in categoria, io poi sono anche docente a livello federale dove formo nuovi allenatori e da dieci anni sono nei quadri direttivi della Federazione e lì le donne si contano sulle dita di una mano. Che sia più difficile per una donna allenare? Dipende dalla persona, io dico sempre che un’allenatrice entra in uno spogliatoio nel senso più ampio del termine, riesce a capire meglio i problemi delle ragazze, cosa che a un uomo non sempre riesce». Anche la professione di Cristina è parecchio maschile: «Sono geometra e mi sono laureata all’accademia di arredamento. La mattina lavoro per la ditta edile di famiglia: è una professione parecchio maschile ma per molti versi io sono un maschiaccio».

Da giocatrice qual è il tuo ricordo più bello? «Nel 1977 ho vissuto gli anni mitici della Serie A a Pisa con coach Claudio Piazza, ho avuto la fortuna di giocare ai massimi livelli in Toscana. Neanche fare una figlia mi ha fermato: quando nacque Martina proseguii l’attività di atleta ma mi licenziai dal lavoro, per i suoi primi tre anni facevo l’atleta e la madre, grazie anche al grande aiuto da parte della mia famiglia. Nel ’98 poi cessai l’attività per un infortunio». Con Stefano condividete la vita familiare e il lavoro, come vivete questa situazione? «È un’esperienza che viviamo bene, ci completiamo a vicenda, non è un fatto ingombrante al pallavolo anzi un fattore che ci unisce: quando torno a casa non vedo l’ora di raccontare a Stefano una cosa del campo. La pallavolo ci fa stare lontano da casa gran parte del tempo. Una volta un arbitro che la domenica dirigeva la gara di Stefano gli fa: "Tua moglie ieri era nervosa!" perché aveva arbitrato me la sera prima. Non siamo una coppia tradizionale, ci piace stare con gente giovane e questo ci mantiene vitali. Questo derby di famiglia che sarà sentito più dalla tifoseria che da noi due: siamo due tecnici professionali, sappiamo stare a bordo campo senza dare in escandescenza».

VISTA DA LUI: "LEI HA UNA SQUADRA PIU' FORTE, HO POCHE CHANCES"

«Per carità, sicuramente vincerà lei, noi siamo una squadra giovane», mette subito le mani avanti Stefano Orti, consapevole che la sua squadra, il Volley Livorno, è piena di ragazze under 16 che devono crescere e fare esperienza. «Cristina ha altri obiettivi», conferma Orti, consapevole che la moglie è a pochi passi da lui e lo sta ascoltando, pronta a controbattere. Ma quando inizia la carriera pallavolistica di Stefano? «Come giocatore ho fatto la serie C, poi mi sono reso conto che la mia altezza non mi avrebbe permesso di sfondare sicché cominciai presto ad allenare». Come andò l’incontro con Cristina? «I primi anni da tecnico allenavo la serie B a Pisa dove lei giocava all’inizio degli anni ’80. Tra noi corrono otto anni, ero il secondo allenatore ma nel giro di un anno lasciai la squadra per il conflitto d’interesse, diciamo così e mi concentrai sul giovanile».

Passano gli anni e Stefano e Cristina si sposano, poi arriva Martina, che ora di mestiere fa la mediatrice culturale e insegna italiano agli stranieri. Con la pallavolo aveva provato da piccola, salvo poi abbandonare, visto che il ruolo di figlia d’arte non le si addiceva. Ma le strade di Stefano e Cristina sono presto destinate a incrociarsi di nuovo: «Abbiamo allenato per dieci anni all’interno della stessa società, Casciavola, due fasce differenti. Poi ci siamo di nuovo divisi, io andai ad allenare a Lucca e lei a S. Miniato. Da tre anni lei allena a Cascina, io da due sono a Livorno». Oltre alla pallavolo Stefano insegna educazione fisica alle medie di Bientina e Buti. Quale giocatrice ti è rimasta più impresa nella tua lunga carriera di tecnico? «Nell’87 Sabrina Bertini giocava con noi a Pisa e fece l’esordio in nazionale a soli diciassette anni indossando la fascia di capitano contro la Russia ai mondiali: per noi fu una soddisfazione immensa, giocava insieme a Cristina nel Volley Pisa. Poi ci sono Giulia Pisani, Alessandra Petrucci, Eleonora Bruno e Claudia Puccinelli, che ha vinto lo scudetto di beach volley under 21 quest’anno". Per finire, un pronostico? «Vincono loro, però noi lotteremo ugualmente punto su punto: il nostro scopo è quello di crescere e superare i nostri limiti, modificare l’atteggiamento con cui stiamo in campo e correggere gli errori».

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