La favola di Giulia, dalla malattia alla nazionale di sitting volley
Livorno, prima l'amore per sport, poi la diagnosi della Sclerosi Multipla: «Combatto e ora ho conquistato la maglia azzurra»
LIVORNO. «Quando mi diagnosticarono la mia malattia non lo dissi a nessuno, per paura che mi escludessero dalla squadra. È incredibile che ora per via di questa malattia stia affrontando l'avventura del sitting volley con la nazionale». È questa la frase che più colpisce della chiacchierata con Giulia Aringhieri, infermiera sportiva di 29 anni a cui otto anni fa è stata diagnosticata la sclerosi multipla.
Al tempo giocava a pallavolo, era una ragazza di 21 anni come tante, si barcamenava tra lo sport e lo studio con passione e talento. Poi quella diagnosi e il mondo che le crolla addosso all'improvviso. «All'inizio lo sapevano solo i miei familiari, avevo deciso di non coinvolgere nessuno perché la malattia mi faceva paura. Da quando l'ho detto e ho tirato fuori tutto il male che provavo mi sono sentita meglio». Poi dal male, come una favola, nasce l'amore: dagli incontri con l'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla ndc) l'incontro col futuro marito, il tenore Marco Voleri anche lui affetto dalla stessa patologia. Da lì in poco tempo il matrimonio e poi il regalo più bello, la nascita del figlio Andrea, che ora ha quindici mesi.
Nel frattempo l'amore per la pallavolo non finisce, ma si trasforma e continua come ci spiega Giulia: «Due mie compagne di squadra a Pisa, Giulia Bellandi e Sara Cirelli mi fecero conoscere la realtà del sitting volley, di lì a poco sono entrata nel giro della nazionale. A marzo siamo volate in Cina per le qualificazioni paralimpiche, era la nostra prima uscita internazionale perché come squadra l'Italia del sitting è nata nell'aprile 2015. Purtroppo non ci siamo qualificate ma l'attività della nazionale è continuata: facciamo almeno un raduno al mese in tutta Italia, a giugno abbiamo fatto un ritiro a Terni dove abbiamo incontrato la Cina, una delle nazioni più forti al mondo e ora stiamo per affrontare il nostro secondo torneo internazionale».
Già, si tratta di un quadrangolare a cui partecipano anche Croazia, Slovenia e Ungheria: si terrà a Follonica sabato primo ottobre e domenica 2. «È il nostro primo impegno internazionale dopo quello cinese di marzo. Sono emozionata, è un confronto importante per crescere. Siamo una squadra giovane e abbiamo bisogno di fare più esperienza internazionale possibile». All’interno della squadra c’è grande complicità. «Ho avuto modo di conoscere tante realtà diverse, c'è chi lotta contro un tumore, chi ha perso gli arti in un incidente stradale: è tutta gente che lotta. I sintomi della mia malattia ora non sono così gravi, posso giocare anche "in piedi" e infatti ho ricominciato giocando a volley in una squadra amatoriale a Livorno».
E se il marito Marco non potrà essere lì a tifare, visto che è impegnato in tournée a Brescia con la Turandot, sugli spalti del PalaGolfo ci sarà il piccolo Andrea ad ammirare la mamma, il miracolo sportivo chiamato Giulia Aringhieri.
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