Il Tirreno

Livorno

ANDREA FORTI

di Andrea Masini

LIVORNO. Alzi la mano chi non conosce Andrea Forti. Nell'universo cestistico, e soprattutto sul pianeta livornese, è stato un'icona. L'uomo dello “scudetto rubato” al termine della gara-5 più...

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LIVORNO. Alzi la mano chi non conosce Andrea Forti. Nell'universo cestistico, e soprattutto sul pianeta livornese, è stato un'icona. L'uomo dello “scudetto rubato” al termine della gara-5 più discussa di tutti i tempi.

Un grande giocatore, che una volta appese le scarpette al chiodo ha deciso di trasferirsi a Livorno e di rimanere nel mondo del basket. Non da allenatore, non da dirigente. Bensì da procuratore, membro della Players Group Sport Agency in compagnia di Vittorio Gallinari (il papà di Danilo), Massimo Raseni, Giorgio Montano e Antonello Cantoni. Oggi lo si vede spesso passeggiare nei dintorni di piazza Roma - cellulare alla mano -, oppure in una delle tante sedi delle realtà cittadine per piazzare un giocatore. Oggi è un intenditore di basket al di sopra delle parti e, quindi, chi meglio di lui potrebbe farci una panoramica su quello che sarà il campionato di Serie C Gold 2016/2017. Forti, tanti derby e un calendario ricco di grandi appuntamenti. Per la città si tratta di un ulteriore stimolo per riabbracciare la pallacanestro?

«Rispetto ai grandi palcoscenici del passato, accontentarsi di 6 stracittadine di Serie C è un vero peccato. Ma è ciò che ci riserva il presente e non sappiamo cosa succederà in futuro. Sicuramente la C toscana è un torneo di valore e può generare notevoli impulsi sia per quel che riguarda l'aspetto tecnico, ma anche societario».

Cioè?

«Livorno è l'unica nobile decaduta dell'atlante dei canestri che non è ancora riuscita a riemergere. E non faccio riferimento ad ex capitali tipo Bologna, Treviso, Trieste, ma semplicemente a Rieti, Udine e tante altre piazze tornate, almeno, in A2».

Nel girone toscano scommetterebbe 10 euro su...

«Difficile fare un pronostico, ci sono un sacco di formazioni attrezzate. Forse Altopascio, sulla carta, ha qualcosa in più. Anche la Libertas Liburnia è una buona squadra, roster profondo e giusto mix tra esperienza e gioventù. La Pielle? Come sempre, guai fidarsi della Pielle».

Domanda secca: punti di forza di Pielle, Don Bosco e Libertas?

«Allora, rispetto allo scorso anno la squadra di coach Mori non ha il Biancani di turno ma a tutti sarà chiesto di portare il mattoncino. Libertas, come accennavo in precedenza, è completa e la scelta di lanciare in cabina di regia due ragazzi fatti in casa è coraggiosa, ma allo stesso tempo sintomo di autostima. E poi il Don Bosco, buoni singoli: Marchini, Maric, Pastuesena, capaci in qualsiasi istante di spaccare una partita».

E quelli deboli?

«Nei momenti di difficoltà, l'assenza di un leader nella Pielle si farà inevitabilmente sentire e in quel preciso istante i giovani potranno cogliere la chance di mettersi in luce; coach Pistolesi (Libertas), avendo numerose cartucce a disposizione, avrà il compito di equilibrare le risorse, altrimenti il gruppo rischia di perdersi nelle individualità. Chiudo con il Don Bosco: l'essere una squadra di "piccoli" sarà un'arma a doppio taglio: da una parte ok il ritmo vertiginoso, ma dall'altra - salvo Pastusena - pecca un po' fisicità».

Tra una settimana - invece - via alla Serie C Silver con Bon Ton Labronica Basket e U.S. Livorno...

«I gialloneri hanno allestito un roster che c'entra poco con la categoria, tuttavia non dovranno dare niente per scontato. San Vincenzo è ottima, e catalogo l'U.S. Livorno un po' come la Pielle. Loro ci sono sempre e faranno soffrire tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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