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Faraoni e il consorzio «È l’unica strada e il Comune ci pensa»
Il segretario livornese della Lega e la ricetta per il rilancio «Bisogna coinvolgere tutti e mantenere indipendenti i vivai»
LIVORNO. Il leader maximum dei dirigenti labronici: questo è Massimo Faraoni. Uno straordinario intenditore di basket, tant’è che da un paio di stagioni riveste la carica di segretario generale in Lega nazionale pallacanestro (Lnp), a strettissimo contatto con il presidente Pietro Basciano. Da sempre vicino al Don Bosco, Faraoni lavora da un bel po’ di anni fuori sede, vista la sempre più precaria situazione della palla a spicchi livornese. Con la retrocessione del Don Bosco in Serie C Gold, infatti, la città è scomparsa dall’atlante dei campionati nazionali, facendo inevitabilmente tremare la passione di moltissimi tifosi. Passione che c’è, la pallacanestro è un filamento del Dna labronico e il numero crescente di bambini iscritti ai corsi minibasket - rispetto a qualche anno fa - ne è la prova schiacciante.
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Però adesso serve una scossa, giusto Faraoni?
«L’assenza di un torneo a carattere nazionale ridurrà un po’ la visibilità, ma sotto l'aspetto tecnico la C Gold toscana vale abbastanza: si tratta di un ottimo trampolino per i giovani».
L’idea del consorzio, proposta in tempi non sospetti all’amministrazione comunale, che fine ha fatto?
«Al giorno d’oggi la parola consorzio è sinonimo di rinascita, significa riuscire a mettere insieme risorse economiche attraverso l’intesa tra aziende e le istituzione locali: Verona, Pesaro, Trieste, piazze storiche dal basket italiano, stanno vivendo una seconda giovinezza. Di recente abbiamo riproposto il disegno all’assessore Morini, con l’intento di coinvolgere chi vuole partecipare, ma mantenendo l’indipendenza dei settori giovanili».
E la risposta qual è stata?
«L’interesse c'è, sia da parte sua che da parte del sindaco. Più avanti ne riparleremo...».
L’abbiamo vista sulle tribune del PalaAlpitour di Torino in occasione del preolimpico...
«Grande clima, pubblico giovane e passionale. Federazione e Lega dovranno ripartire da tali ingredienti e da un progetto duraturo, senza variazioni in corso d’opera».
Il Modigliani Forum, secondo lei, avrebbe sfigurato?
«Purtroppo l'impianto di Porta a Terra non ospita 10mila spettatori, ovvero il minimo richiesto dalla Fiba».
Cosa è mancato all’Italbasket per volare a Rio de Janeiro?
«Qualche giocatore non ha avuto la faccia giusta e coach Messina, che reputo il profilo più adatto a guidare la nazionale, il tempo necessario per trasmettere la propria filosofia. La Croazia schierava un ’94 e un ’95, noi parecchi elementi tra i 25 e i 30 anni. Urge un ricambio generazionale e il coraggio di prendersi qualche rischio».
Iba Thiam, salutando il Don Bosco, le ha rivolto un caloroso ringraziamento...
«In 37 anni di carriera ne ho ricevuti tanti. È sempre un bel momento, gratificante per quel che riguarda il lato cestistico, ma soprattutto dal punto di vista umano. A Iba, naturalmente, auguro grandi soddisfazioni».
Una categoria in meno, ma tre squadre livornesi in C Gold: i derby frutteranno audience e interesse?
«Superando l’antico concetto di derby, credo proprio di sì. Al contempo, però, è necessario guardare più in là del nostro naso e riportare il basket cittadino in un campionato nazionale che, oltre al prestigio, aprirebbe al turismo sportivo».
Siamo nel bel mezzo dell’Olimpiade: lei vi ha mai preso parte?
«Sì, ad Atene e a Londra. Si respira un’atmosfera unica, ma non lo dico così per dire; l’aria dei Giochi contagia tutta la città ospitante».
È a favore della candidatura di Roma2024?
«Di fronte a un’organizzazione tipo Londra, decisamente sì».
A Rio de Janeiro i livornesi sono addirittura 14, 10 atleti e 4 allenatori.
«La tradizione labronica parla un linguaggio forte e chiaro. Grande soddisfazione per tutti, e Detti ha vinto subito una medaglia di bronzo. Fantastico!».
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