Il Tirreno

Livorno

Divorzio in casa Pielle, dopo 22 anni Falleni dice addio alla triglia

di Francesco Parducci
Andrea Falleni (secondo da sinistra) con lo staff Pielle
◗
Andrea Falleni (secondo da sinistra) con lo staff Pielle

Livorno, lo storico preparatore atletico si separa dalla società: «Per me è come una “mamma”, un giorno tornerò...»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Riuscireste a immaginare la regina Elisabetta d'Inghilterra senza uno dei suoi improbabili cappellini in testa? O, più labronicamente parlando, un ponce senza la schiumetta? Fa lo stesso effetto pensare alla Pielle senza Andrea Falleni. Eppure non sarà lui, fra un mesetto o poco più, a temprare fiato e muscoli dei giocatori con la triglia sul petto, dopo 22 anni consecutivi di onorato servizio, battuto anche il record del mitico Rino Querci.

Pensione? Macchè, Andrea è ancora giovane, nonostante l'anzianità di servizio. Laureato Isef con il massimo dei voti, lui c'era già, nel 1998, quando la società era tornata una prima volta in serie C ripartendo dal campionato di promozione dopo la scellerata fusione e Luca Bechi portava alla vittoria del titolo italiano gli allievi con Giachetti, Cappa e Marmugi, il cosiddetto trio delle meraviglie.

Lui, per chi a quei tempi e dopo, bazzicava a vario titolo via Cecconi (quella di prima) c'è sempre stato, sembrava fosse nato lì, lui e la sua maglietta con la triglia, la felpa d'inverno, ma sempre con il simbolo dell'appartenenza stampato ben chiaro in alto a sinistra, dalla parte del cuore. C'era ancora, quando la società falliva nei primi anni duemila dopo aver toccato la serie B e doveva ancora una volta ripartire dal basso, dai campionati dei paesi, addirittura cambiando nome, Pielle tutto attaccato, causa regolamenti federali.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:sport:1.13818183:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/sport/2016/07/14/news/la-pielle-dopo-l-addio-di-falleni-grazie-ma-non-c-e-condivisione-sui-programmi-1.13818183]]

Ma la triglia non era cambiata e nemmeno le magliette e le felpe. Ancora lì, nonostante le offerte di altre squadre non fossero mancate perché è uno dei più bravi, se non il più bravo sulla piazza. E c'era anche il primo maggio di quest'anno, confuso come sempre in mezzo al pubblico, quando il rimbalzo di Sidoti sancì la più incredibile delle promozioni, la Gold per una squadra ripescata dalla D e nella quale non c'era uno che prendesse un franco.

Aveva gli occhi lucidi, lui che sembra sempre così irridente verso tutto e tutti. Qualcuno gli disse che la promozione era anche merito suo e era ben vero, visti i ritmi con i quali la squadra fu capace di giocare le ultime tre partite con i primi caldi incipienti e soprattutto la birra in corpo che i giocatori avevano ancora nei minuti finali delle gare, quando gli avversari avevano la lingua penzoloni.

Chissà se quegli occhi lucidi erano anche un presentimento che la lunga storia stava per finire o quantomeno vivere una pausa, quanto lunga non si sa. Così come non si sa (e questa è la cosa un po' peggiore, tanto per non far mancare lo zampino di Guccini) chi o cosa abbia determinato il distacco. Falleni rifiuta l'intervista, limitandosi a dire che «Ci tornerò, non so quanto tempo passerà ma la Pielle è come la mia mamma e le mamme non si abbandonano mai per niente e nessuno. Ora spero di mettere in pratica quello che faccio con il Camp dell'Isola del Giglio (un gioiello di organizzazione ludico-sportiva) che l'anno prossimo non avrà marchi ma solo un mare di canestri». Stop.

Di più Falleni non dice («Non voglio dare l'impressione di volermi vendicare attraverso la stampa, ma soprattutto non voglio fare male alla Pielle») e se vai a cercare notizie sull'altra sponda non arriva, sollecitato, che lo stringato comunicato stampa che potete leggere, integralmente, in questa stessa pagina.

Chiaro, comunque, che se Falleni lascia la "mamma" dopo 22 anni ci deve essere ben di più che la mancata condivisione dei programmi societari, espressione, ci si consenta, un po' vaga perché non si capisce bene quali mai programmi debba avere una piccola società come la Pielle se non quello di salvarsi con la prima squadra e di potenziare il più possibile, stante tutte le difficoltà della contingenza, minibasket e settore giovanile.

Strana creatura, l'amata Pielle. Un posto dove i giocatori accettano di giocare gratis (vero Venditti, Sidoti, Capobianchi, Fantoni, Dell'Agnello, Bargelli?), qualcuno, stando ai si dice, dando anche una mano a coprire i costi del parametro pur di far parte di un ambiente unico, di giocare sotto quegli striscioni vecchi di quarant'anni e che ancora sembrano gocciolare sudore e lacrime, pur di essere abbracciati e amati da una tifoseria senza eguali. Ma anche una società che, negli ultimi dodici mesi, ha visto andar via, oltre a Falleni, allenatori e istruttori come Angiolini, Tedeschi e Baggiani, praticamente il meglio che c'è sulla piazza o giù di lì. Qualcosa non torna. O no?

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana