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societa’ in guerra con procura, lega e figc

Se il Lanciano va ai playout c’è il rischio-sospensione

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Se il Lanciano va ai playout c’è il rischio-sospensione

La miccia è accesa. La bomba è destinata a deflagrare con conseguenze inimmaginabili, lasciando sul campo o il Lanciano (ripenalizzato) oppure la giustizia sportiva (condannata a essere ingiusta) e...

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La miccia è accesa. La bomba è destinata a deflagrare con conseguenze inimmaginabili, lasciando sul campo o il Lanciano (ripenalizzato) oppure la giustizia sportiva (condannata a essere ingiusta) e di conseguenza le rivali dei frentani nella corsa alla salvezza. Il cerino è rimasto nelle mani di Stefano Palazzi, procuratore federale protagonista dell’incredibile autogol.

Oggi inizia la settimana che porterà all’ultima giornata di campionato di serie B ma a questo punto l’ipotesi di una coda velenosa è sempre più realtà. Perché non finirà così. Il bubbone è troppo grande e stavolta – filtra dai corridoi del palazzo di via Allegri, sede Figc – è l’occasione per cambiare, una volta e per sempre, le norme relative agli “inadempimenti” dei club senza lasciar loro scappatoie. Troppi i club coinvolti e penalizzati, anche psicologicamente, da un finale farsesco, virtuale, irreale.

ABODI. Le parole del presidente della Lega B costituiscono più di un indizio. «Basta, bisogna affrontare una volta per tutte il tema di una giustizia sportiva che troppe volte dà interpretazioni soggettive di fatti oggettivi». Ergo: bisogna guardare alla realtà dei fatti, non consentire che, grazie ad un cavillo, una società possa farla franca. Andrea Abodi è stato sibillino, deciso a posticipare la data degli spareggi evitando di aggiungere caos al caos: «I playout sono l’ultimo dei pensieri, adesso. Possono aspettare: facciamo disputare l’ultima giornata e poi vediamo cosa succede». Carlo Tavecchio, presidente federale, investito del tema, ha sollecitato la Corte d’Appello a fornire le motivazioni. Depositate a tempi di record (due giorni invece dei canonici venti), perché adesso è (anche) una questione di tempi.

LE MOSSE. Le rivali del Lanciano al momento possono poco o nulla. Potrebbero limitarsi ad un esposto alla Figc chiedendo la rivalutazione del caso. Oppure adire il Tar, ipotesi avanzata anche da Aldo Spinelli (il fatto che gli amaranto siano tornati prepotentemente in corsa e che venerdì affrontino proprio il Lanciano è cosa di enorme rilievo): servirebbe a chiedere e ottenere una sospensiva ma bisognerebbe però adire la clausola compromissoria e dunque, per evitare deferimenti, c’è da ricevere l’autorizzazione dalla Figc. Che, dietro le quinte, viene segnalata invece assai vigile.

Il pool di legali, ai quali Carlo Tavecchio ha chiesto un parere, ha già fornito delle indicazioni definite interessanti. Oppure le società, che paradossalmente non risultano essere portatrici d’interesse, possono investire del caso il Collegio di Garanzia del Coni.

LA PROCURA. Palazzi, autore del clamoroso autogol, non ha intanto intenzione di arrendersi. Vuole deferire ancora una volta il Lanciano, vuole portare sul banco degli imputati il diesse abruzzese Luca Leone, ruolo e identità che hanno consentito ai frentani di cavarsela ma solo grazie ad un cavillo. A riattivare il circolo potrebbe essere in questo caso la Procura del Coni che dal presidente Giovanni Malagò è stata subito investita del caso e che potrebbe impugnare la sentenza.

I TEMPI. Tutto ruota intorno ai tempi. Venerdì si chiude il campionato: i playout sono fissati per il 26 maggio e il 2 giugno. Sempre più probabile uno slittamento. Sì, ma a quando? In caso di nuovo processo (in questo caso non vale il principio del no al doppio giudizio per la stessa accusa) dovrebbero essere ristretti: deferimento entro sette giorni, primo grado e appello poi nel giro di 10/15 giorni. Dunque, si arriverebbe a metà giugno.

Allora? I playout andranno in letargo, si giocheranno in contemporanea ai playoff oppure subito? E se invece il Lanciano retrocedesse sul campo venerdì sera, si continuerebbe nell’azione? Domande, che però al momento portano soltanto all’assordante constatazione dei fatti che inchiodano a delle responsabilità precise.

IL PASTICCIO. Tutto ruota al clamoroso autogol commesso dalla Procura al momento del deferimento (anzi, del doppio deferimento e poi dell’accorpamento), ancora più pacchiano alla lettura delle motivazioni depositate dalla Corte d’Appello che ha incredibilmente riabilitato la condotta di una società oggettivamente inadempiente. Nello specifico non è entrata nel merito ma si è limitata ad eccepire la tesi difensiva degli avvocati del Lanciano, Chiacchio e Di Cintio aggrappatisi ad un comma dall’articolo 85 delle Noif. “Il deferimento è inefficace in quanto elevato a un soggetto diverso da quello in capo al quale sarebbe gravato l’obbligo di agire nel rispetto delle norme sportive”. Dunque i giudici della Corte d’Appello non sono potuti entrare nel merito della questione perchè il deferimento risulta nullo. Perchè? Perché l’amministratore unico del Lanciano all’epoca del primo deferimento (l’inadempimento a dicembre del 2015) era Di Bucchianico che però era inibito mentre il ds Leone aveva, da procura notarile, rappresentanza legale nei confronti anche della Figc. La squalifica di Di Bucchianico è scaduta il 3 febbraio, dunque il deferimento per il secondo inadempimento (quello al 16 febbraio) è valido. Per questo il Lanciano è stato punito con due punti e sollevato dai precedenti altri due. Non perché abbia adempiuto all’obbligo (non perchè ha pagato, per intenderci), ma solo perchè il deferimento avrebbe dovuto colpire Leone (che si è limitato a frimare un’inutile carta alla Covisoc) e non Di Bucchianico (che ha sempre mantenuto la carica di amministratore unico nonostante “l’ardita tesi difensiva del Lanciano” scrive la Disciplinare) al quale è stata concessa la scappatoia. E qui si ritorna alla scure di Abodi: «Deve contare l’oggettività dei fatti. Non deve passare la forma, deve contare la sostanza». Nel caso specifico il Lanciano non ha adempiuto all’obbligo ma salvato solo dall’errato provvedimento di Palazzi. Disinnenscata dalla Procura, la bomba è invece ormai esplosa.

Michele Spiezia

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