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BIVIO amaranto
di Gianni Tacchi LIVORNO Tre vittorie. Perugia, Ascoli e Lanciano. Tre vittorie. Ecco il ritornello che gira nella testa della squadra, della società e dei tifosi. Ecco la strada per la salvezza, in...
di Gianni Tacchi
LIVORNO
Tre vittorie. Perugia, Ascoli e Lanciano. Tre vittorie. Ecco il ritornello che gira nella testa della squadra, della società e dei tifosi. Ecco la strada per la salvezza, in salita e piena di buche, ma comunque non ancora chiusa. Dipenderà molto anche dai risultati delle altre, ma il Livorno – per non avere altri rimpianti a fine stagione – dovrà fare l’en plein in queste ultime tre giornate, anche perché 7 punti potrebbero non bastare.
Ezio Gelain, quindi, cercherà di ripetere l’impresa di quattro anni fa, quando venne chiamato da Attilio Perotti come suo vice e insieme conquistarono proprio tre successi nelle ultime tre partite giocate: la striscia dell’epoca portò alla salvezza diretta, quella – eventuale – di oggi potrebbe regalare la chance playout, anche se è impossibile fare pronostici e previsioni sulla classifica finale.
LA SALVEZZA DI 4 ANNI FA. Perotti e Gelain, in panchina nel maggio del 2012 al posto di Madonna, debuttarono pareggiando 0-0 in casa con il Sassuolo, in corsa per quella Serie A raggiunta un anno dopo insieme proprio al Livorno. «Quel risultato fu decisivo – ha ricordato di recente proprio Gelain – fu la molla dal punto di vista psicologico. I ragazzi erano ancora sconvolti dalla scomparsa di Morosini, le cose non stavano andando bene. Ma con il Sassuolo la squadra non prese gol dopo tanto tempo e trovò coraggio, trovò fiducia per andare avanti. Insomma, scattò qualcosa nel cuore di tutti, tanto che poi arrivarono tre vittorie di fila».
Sì, la prima a Pescara, nel recupero della gara sospesa proprio per la tragedia Morosini: il match riprese al maledetto minuto 31 con il Livorno avanti 2-0 (il 14 aprile avevano segnato Dionisi e Belingheri), gli amaranto riuscirono a controllare la pressione degli abruzzesi per più di un’ora (anche un palo di Immobile) e a dedicare i tre punti a Piermario. Poi altri due successi, il primo a Brescia (3-1 grazie alle reti di Belingheri, Paulinho e Bigazzi) e il secondo all'Armando Picchi con il Grosseto (2-0, ancora Belingheri e poi Bernacci in gol). Così il bottino pieno portò alla salvezza diretta, un miracolo vista la situazione delle settimane precedenti.
ORA UN’ALTRA IMPRESA. Il pareggio di sabato scorso a Cagliari (2-2 in rimonta) ricorda proprio quello di quattro anni fa con il Sassuolo, due passaggi inaspettati sia per il valore delle avversarie che per i contesti amaranto. Un’analogia incredibile, amplificata dalle necessità del Livorno: servivano tre vittorie all’epoca, servono tre vittorie oggi. E in panchina c’è lo stesso tecnico, Gelain, anche se nel 2012 come vice e ora invece da protagonista principale.
Al suo ritorno, una ventina di giorni fa, l’allenatore amaranto aveva proprio confrontato questi due momenti: «Quattro anni fa la situazione era migliore – il suo commento – eravamo più attaccati alle squadre da prendere, ma ora il gruppo è più vivo di quella volta». E l’ha dimostrato battendo subito il Latina e pareggiando una settimana fa a Cagliari, anche se il crollo di Salerno è stato pesantissimo. Adesso restano tre partite, tre partite da non fallire come quando c’era Perotti al suo fianco.
LA PRIMA FINALE. Chiaramente tutto passa dalla sfida di domani con il Perugia, ormai fuori dal discorso playoff e quindi senza particolari motivazioni: un successo confermerebbe questa speranza, un passo falso sarebbe invece la condanna alla Lega Pro. «Vogliamo e dobbiamo vincere – ha detto il direttore sportivo Franco Ceravolo, arrivato qui a gennaio – fin qui la sorte non è stata dalla nostra parte, ma non è ancora finita. Il rischio retrocessione? Questa parola non bisogna neanche nominarla, ora conta solo il Perugia e la concentrazione della squadra è la priorità».
Sì, perché siamo davanti alla prima finale. E Gelain ne vuole conquistare altre due, proprio come quattro anni fa. Sperando di centrare un’altra salvezza incredibile.
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