Panucci tende la mano agli arbitri «Chiedo solo più collaborazione»
LIVORNO. Ricordate la celebre conferenza stampa di Trapattoni ai tempi del Bayern Monaco, quella in cui gridò più volte Strunz, il cognome di un suo giocatore? Fece epoca. E nel suo piccolo, lo sfogo...
LIVORNO. Ricordate la celebre conferenza stampa di Trapattoni ai tempi del Bayern Monaco, quella in cui gridò più volte Strunz, il cognome di un suo giocatore? Fece epoca. E nel suo piccolo, lo sfogo di Panucci al termine di Livorno-Crotone è destinato a rimanere nella storia del club amaranto. Ieri il filmato della sua intervista dopo la partita dell'altra sera ha imperversato sui social. In una parola è diventato 'virale'.
Così come il balletto, che qualche gruppo social ha ripreso legandolo ai tifosi del Crotone.
Panucci, incavolato nero, contestava l'atteggiamento del quarto uomo Pasqua di Tivoli: «Gli ho chiesto spiegazioni in modo civile e con grande rispetto e invece mi è stato detto di star zitto altrimenti sarei stato cacciato. Non è possibile lavorare in questo modo perché non c'è collaborazione».
A fine partita, tuttavia, per sua stessa ammissione c'era stato un chiarimento con l'arbitro Saia di Palermo: «Ha detto che mi ha allontanato nella concitazione del momento e non perché gli ho tolto di rispetto».
Parole che hanno avuto un seguito sul referto redatto dal fischietto siciliano che – giustamente – non ha calcato la mano tanto è vero che Christian non è stato squalificato, ma solo ammonito con diffida per cui domenica a Modena sarà in panchina. Nel pomeriggio di ieri, a freddo, il tecnico amaranto è comunque tornato sull'argomento e ha affidato i suoi pensieri a un comunicato pubblicato sul sito ufficiale della società nel quale ha ribadito – ad animo sereno – alcuni concetti espressi martedì: «In riferimento a quanto riportato in modo diverso da alcuni organi di stampa sul post gara di Livorno-Crotone – vi si legge -confermo che la mie parole avevano come solo obiettivo una richiesta di collaborazione positiva agli arbitri nell’ottica di una crescita comune. Io, sia da calciatore che da tecnico, ho sempre rispettato la classe arbitrale e a dimostrazione di ciò ci sono le mie cinquecento partite giocate in serie A durante le quali sono stato espulso una sola volta. Pertanto ribadisco il mio impegno a collaborare con chi è chiamato al difficile compito di arbitrare un match, con quel rispetto e quella professionalità che mi sono sempre impegnato ad avere. Sicuro che, allo stesso tempo, uguale rispetto per il nostro lavoro arrivi dagli arbitri.
«Infine - chiude Panucci - sottolineare, nuovamente, che, alla fine della gara di martedì, ho parlato e chiarito ogni avvenimento con l’arbitro ed il Quarto Ufficiale in modo cordiale e amichevole».
Fabrizio Pucci
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