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NELLA CAPITALE “TERREMOTO” MAL GESTITO
Nella clamorosa rottura tra Totti e Spalletti sto dalla parte della ragione, che nessuno ha dimostrato di avere. Ma è sbagliato parlare di un uno contro uno: quello in casa Roma è un terremoto a tre,...
Nella clamorosa rottura tra Totti e Spalletti sto dalla parte della ragione, che nessuno ha dimostrato di avere. Ma è sbagliato parlare di un uno contro uno: quello in casa Roma è un terremoto a tre, perché anche la società ha giocato un ruolo importante.
Spalletti, allenatore che stimo e che più di una volta ho elogiato per le sue qualità, si è dimostrato assai poco machiavellico nella gestione del giocatore ma soprattutto nella scelta radicale della sua esclusione. Mi sorprende che un tecnico di esperienza come lui abbia potuto sottovalutare l'impatto di questa mossa, destinata a pesare come un macigno sulla stagione: l'ambiente giallorosso ci metterà poco tempo a passare alle contestazioni, vista l'importanza che riveste una figura come Totti. Non stiamo parlando solo di un fuoriclasse di valore assoluto, ma di un simbolo del calcio, che per questo meritava un chiarimento fuori dalle polemiche pubbliche. Spalletti avrebbe dovuto fornire spiegazioni in privato, ma al contempo il giocatore le avrebbe dovute chiedere faccia a faccia, non in tv. La parte triste della vicenda resta il fatto che un campionissimo che ha fatto la storia della Roma stia vivendo il crepuscolo in maniera così antipatica. E qui c'è la società che ha dimostrato di avere poco rispetto dell'uomo prima che del calciatore, rimandando il rinnovo del contratto. C'è chi parla di atteggiamento diverso tra Totti e un'altra bandiera come Del Piero, ma non è vero: il talento juventino reagì in un modo assai simile. Anche lui uscì allo scoperto dopo aver ingoiato tanti bocconi amari e anche quell'addio sfociò in polemica. Furono solo diversi i toni per le diverse radici dei due personaggi: più riflessivo il veneto Del Piero, più irrequieto il romano Totti. Ma il finale del film non cambia.
Chissà, forse in casa Roma c'è qualche verità nascosta che non sappiamo, anche se lo sfogo pare una logica conseguenza ai soli 4 minuti finali giocati nel match contro il Real Madrid e alle "finte" della società sul rinnovo del contratto. Totti avrebbe però meritato maggiore rispetto anche per quella forza, quella volontà assoluta di voler giocare fino a 40 anni, che io avrei premiato, pur con un utilizzo misurato in base alle sue condizioni fisiche, sia in questa stagione che nella prossima.
(a cura di Giorgio Carlini)
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