Favola Leicester: l’orologio perfetto dell’artigiano Ranieri. «Il titolo, perché no?»
Le “volpi” sbancano anche Manchester e volano a +6. «Inizio a crederci... Il segreto? Grinta inglese e tattica italiana». Alla scoperta di un miracolo in Premier League
Per capirsi: è come se il Chievo, l’Udinese, il Bologna, insomma una squadra di media caratura del nostro campionato, andasse a sbancare lo Juventus Stadium con una vera e propria lezione di gioco. E si ritrovasse così in testa a più sei sulla seconda. Sta succedendo in Premier, il campionato più ricco, più visto, più amato del mondo. Un fenomeno globale chiamato Leicester, che ha il volto ironico e saggio di un romano intelligente: Claudio Ranieri. Dagli abissi della classifica ad un attico con vista sul paradiso: i Foxes, le volpi come sono chiamati dai loro tifosi, passano col piglio del padrone anche nel tempio dell’Etihad, casa sfavillante del Manchester City imbottito di boria e di sterline (in settimana ha firmato il contratto con Pep Guardiola, venti milioni all’anno...) e celebra la sua fuga, diventando ufficialmente la squadra da battere in Inghilterra. Lo suggeriscono le quote dei bookmakers, che dopo il successo all'Etihad indicano le Foxes favorite nella corsa al titolo nazionale: non una cosa da poco in un paese dove le sensazioni dei bookies sono vangelo, e non solo per chi scommette.
Ranieri Claudio da Testaccio a 64 anni suonati si sta togliendo la soddisfazione della vita: lui che era stato esautorato al Chelsea, alla Juve e alla Roma, lui che è stato considerato un abile orafo della tattica, un aggiustatore dei giocattoli rotti ma mai un grande allenatore. Avevano torto i soloni della critica, ora Ranieri guarda il mondo dall’alto in basso con quella smorfia piena d’ironia. Hai voglia, caro Claudio, di continuare a parlare di salvezza: mancano 13 tappe al traguardo, e sotto sotto tutto il mondo ci spera. Sarebbe la versione british di miracoli sportivi come quelli del Cagliari o del Verona, tanto per guardare in casa nostra.
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«È una Premier League pazzesca. Abbiamo giocato bene perché i giocatori non hanno mai avuto paura - le parole a fine gara del romano - volevamo vincere e ci siamo riusciti perché abbiamo mantenuto sempre la giusta concentrazione. Ora però dobbiamo riposare perché abbiamo speso tantissimo. Certe volte corriamo più della palla. Affrontiamo sempre ogni partita come fosse l'ultima, e in questo momento la fiducia è massima. Il titolo? Ci sono tante super-squadre ma ci proveremo, perché no?». D'altronde le Volpi, squadra outsider per definizione, non solo vincono ma non smettono di stupire per coraggio, determinazione, sacrificio. Anche a Manchester si sono imposte con pieno merito, soffrendo quando c'era da soffrire senza mai rinunciare a giocare, ribattendo colpo su colpo ad una squadra che - a livello economico - vale cinque volte di più.
Uno spirito famelico che ha consentito di scalare le gerarchie della classifica: 12 mesi fa, dopo 24 giornate, il Leicester era ultimo con soli 17 punti (e a -7 dalla salvezza), oggi di punti ne ha 53, lanciassimo verso il suo primo storico trionfo in campionato. Anche perché all'Etihad stadium la capolista non si limita a speculare sul (fortunoso) vantaggio trovato nei primissimi minuti (Robert Huth con la complicità di Martin Demichelis). Ma sotto una pioggia battente sfiora il raddoppio, prima di subire il ritorno del City. Una perla di Riyad Mahrez, attaccante algerino pescato nel sottobosco del football arrivato già a 14 gol in stagione, sorprende Hart. Ci prova Fernando ma Kasper Schmeichel (figlio d’arte, una goccia d’acqua col papà che fece grande la Danimarca) sempre reattivo. Così arriva il tris, sugli sviluppi di un angolo, ancora con Robert Huth, centrale difensivo. Un’altra perla, le palle inattive, del lavoro di Ranieri. Allo scadere Aguero trova la rete della bandiera, troppo tardi.
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Il trionfo della provincia, del calcio semplice e lineare contro gli arabeschi delle big imbottite di stelle. Il Leicester è espressione di una cittadina di nemmeno 300.000 anbitanti, la tredicesima del Regno Unito. Il club, dopo una vita trascorsa a fare l’altalena tra Premier e serie B, ha fatto il salto di qualità chiamando un tecnico esperto come Ranieri e soprattutto acquistando giocatori in cerca di esplosione o di rilancio. È il caso di Jamie Vardy, che a quasi 30 anni si è scoperto un terrribile bomber seriale: lavorava come operaio e fino al 2012 ha segnato senza soluzione di continuità nei campionati minori, in pittoreschi club come l’Halifax Town o il Fletwood: poi l’arrivo nelle Foxes e quest’anno la consacrazione, 24 partite e 18 gol di cui l’ultimo è in nomination per il più bello dell’anno, una botta al volo da 25 metri e ciao Liverpool.
«L’anno scorso - ricorda Ranieri - questa squadra era ultima e si è salvata nell'ultimo mese e mezzo facendo veramente un grosso miracolo. Poi è stato cambiato allenatore». E con l'arrivo in panchina di Ranieri non solo la classifica è mutata. «Ho cambiato il gioco, è una squadra che lega lo sprito inglese con la tattica italiana». Hai detto niente...
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