E’ l’Inter di Mancinho
I nerazzurri ricordano la squadra del triplete. E il calendario...
MILANO. Ora si può dire che l’Inter fa sul serio. I nerazzurri non si fermano più e sono giustamente in vetta alla classifica: la squadra di Mancini mette la marcia alta, quella che può portare alla scudetto, si mostra vincente in casa e fuori casa, conferma la difesa di ferro e va in gol non più con il contagocce. Ora può prendere davvero il largo e allungare sulle concorrenti, approfittando degli scontri diretti.
Il gruppo di Mancini colpisce per continuità, tenuta psicologica, forza e anche gioco. Icardi torna a segnare, pungolato dal suo allenatore. Eppure la magia nerazzurra prescinde dai singoli: la forza sta nel collettivo, nella compattezza, nella grinta. Mancini è riuscito a creare un gruppo, con calma e fermezza, difendendolo a spada tratta dalle critiche e dagli attacchi a volte ingenerosi.
E forse una vera e propria svolta la si è avuta con la partita persa al San Paolo. Quando i nerazzurri non si disunirono, sotto di due gol e con un uomo in meno. Ma, anzi, cercarono fino all’ultimo il pareggio colpendo due pali. Ecco, lì si capì che l’Inter non era una squadra che si scioglie come neve al sole davanti alle prime difficoltà. E che le vittorie risicate, gli “1-0” che costellano il percorso di inizio stagione, non sono per forza sintomo di problemi o scarso carattere.
La firma del tecnico c'è e si vede in una squadra che, per alcuni aspetti, ricorda un po’ quella di Mourinho, almeno per grinta, impegno, tensione e qualità. Cambiano gli uomini, non il risultato: chance a Montoya che non delude. Monumentale Miranda, ottimo Handanovic. Guarin sempre uguale a se stesso, così così.
L'Udinese sbaglia tanto ma il cinismo dell’Inter non perdona i passi falsi degli avversari: i nerazzurri aspettano la Lazio per consolidare il primato. Il clima è euforico, abbondano tweet e messaggi social dei giocatori che hanno davvero voglia di festeggiare dopo anni di magra.
Ma Mancini non molla la presa sui suoi ragazzi. L’Inter è scesa subito in campo all’indomani della vittoria contro i friulani. La squadra è stata divisa in due gruppi: solo lavoro in palestra per i più impegnati nella serata di ieri, per tutti gli altri un programma completo sul campo iniziato con una fase di riscaldamento ed una di lavoro atletico su rapidità e velocità. A seguire Roberto Mancini ha guidato la fase di lavoro tattico, mentre a chiudere la seduta è stata una serie di vivaci partitelle a campo ridotto.
Soddisfatto anche il presidente Erik Thohir: a gennaio ci sarà tempo per sfoltire la rosa e tentare qualche colpo di mercato anche se Mancini sembra aver trovato la quadra. Jovetic è un numero dieci di qualità e personalità, Perisic cresce di partita in partita, resta un rebus Kondogbia. Un giocatore che però potrebbe esplodere nella seconda fase del campionato quando serviranno forze fresche, capaci di far salire il ritmo per il rush finale.
L’Inter si dimostra una squadra matura per lo scudetto, convince gli ultimi scettici, sbaglia poco e sa correggersi quando serve. Mancini potrebbe godersi il Natale dall'alto, l'Inter torna in cattedra e il meglio deve ancora arrivare. Anche se il mister evita accuratamente di vendere anzitempo la classica pelle dell’orso. E parlando delle avversarie pronostica che «lotteranno tutte fino alla fine». Mancini, dopo la vittoria del Friuli, constata qualche passo in avanti nella resa offensiva della sua squadra mostrato al Friuli. «Se si può avere una squadra più offensiva si tende a farlo. Sapevamo che non sarebbe stato semplice. L'Udinese è nel suo momento migliore, e abbiamo sofferto un pò - ha aggiunto -. Sia Icardi che Jovetic hanno lavorato bene soprattutto quando perdevamo palla perché hanno sempre dato una mano. Sono andati bene e si vede che iniziano a conoscersi meglio».
L’allenatore non preme l’acceleratore nemmeno sul paragone con il portoghese del triplete: «Il record di Mourinho battuto? Quell’Inter ha vinto, questa ancora nulla, qui per ora i numeri contano poco».
I nerazzurri concluderanno il loro 2015 agonistico in casa contro la Lazio, domenica prossima. Poi il calendario propone un cammino che potrebbe portare gli uomini di Mancini a mettere in cascina punti importanti per il rush finale, in vista delle sfide più calde da febbraio in poi.
La prima sfida per una big arriverà solo a fine gennaio con il derby della Madonnina. Prima gli avversari saranno Empoli, Sassuolo, Atalanta e Carpi. Tutte partite da prendere con le molle. Ma tutte partite che una squadra che vuole puntare allo scudetto deve affrontare con il piglio di chi vuole portare a casa i tre punti.
©RIPRODUZIONE RISERVAT
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
