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Pisa nei guai, ora rischia il fallimento
Entro il 28 dicembre vanno pagati i debiti del passato o si chiude bottega
LIVORNO. Vai a Bari, te la giochi. Soffri e sbuffi per quasi novanta minuti. Poi sul più bello ecco la stilettata che ti trafigge l'anima al minuto 88: la notte è insonne, ma il risveglio è dolce. Possibile ? Sì, nel Paese dei Balocchi. E invece è tutto vero. Certo, perché poi il tifoso amaranto apre “Il Tirreno” e legge che i cugini pisani annaspano: non in classifica (quello può succedere anche nelle migliori famiglie), ma per via dei debiti.
Al netto del campanilismo e delle facili battute, il Pisa sembra essere davvero in un mare di guai. Il motivo? Non è ancora stato approvato il bilancio al 30 giugno. E quel bilancio – su questo non ci piove – è preceduto dal segno meno e seguito da tanti zeri. Un'esposizione ereditata dalla gestione dell'ex presidente Carlo Battini che a Ferragosto ha ceduto l'80% delle quote a Fabrizio Lucchesi. Il problema è che tra i due soci non c'è feeling e soprattutto manca l'accordo su chi debba sanare l'esposizione debitoria. Battini e Lucchesi si parlano tramite gli avvocati – roba che succede nelle separazioni – e si rimpallano responsabilità e ingiunzioni di pagamento. Intanto il tempo stringe.
Il termine ultimo per l'approvazione del bilancio e la copertura delle falle nello scafo nerazzurro è fissato per il 28 dicembre. Se in questi 44 giorni Battini e Lucchesi continuano a 'bisticciare' la società imbocca la strada senza uscita del fallimento. La situazione insomma è brutta, bruttissima. E come al solito a soffrirne sono i tifosi. In questi giorni i gruppi della curva nord Maurizio Alberti hanno diramato un comunicato stampa nel quale invitano a chiare note i due soci a trovare l'accordo per dare continuità al campionato e alla vita del Pisa. Al di là di tutto, la passione dei tifosi nerazzurri non merita tale mortificazione. Purtroppo di queste vicende scritte su carte bollate abbiamo esperienza anche noi e il più delle volte l'esito è nefasto.
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