Il Tirreno

Livorno

A Vercelli l’harakiri è amaranto

di Alessandro Bernini

Regalato il primo tempo, il Livorno alla prova di maturità sconfitto da un autogol di Maicon

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INVIATO A VERCELLI. Nella pianura del riso, una valle di lacrime. Ti aspetti un Livorno con gli occhi della tigre che viene a Vercelli a petto in fuori e ti ritrovi invece una squadra che sbaglia l'approccio e poi si annoda su se stessa. Abbiamo fatto diventare un fenomeno Kelvin Ewome Matute, uno che negli ultimi 7 anni ha cambiato più squadre che mutande.

Neanche un tiro in porta, mai una volta che una seconda palla sia diventata amaranto. Un brusco passo indietro.

L'ESAME DI PANUCCI. «Un esame per dimostrare di poter stare con le migliori del campionato», l'aveva definito Panucci. Beh, sotto questo profilo la bocciatura è abbastanza secca. Ma non lo diciamo per il risultato, perché in B ci può stare tutto e ieri abbiamo visto ad esempio il Trapani prendere a pallonate lo Spezia, il Pescara perdere in casa con la Ternana, il Cesena perdere a Latina, lo diciamo per l'atteggiamento. Perché il primo tempo è stato una pena, affrontato come se fosse una partitella di metà settimana. L’atteggiamento mentale del secondo tempo è stato migliore, si è visto che la squadra voleva pareggiare, ma non è bastato. Perché la volontà si è scontrata con la scarsa capacità di creare gioco.

Le ipotesi sono due. 1) il Livorno non c'era con la testa. 2) Giocavano talmente bene loro che noi non sapevamo che pesci prendere. Ora, visto che non ci sembra che la Pro Vercelli sia squadra da Europa League, pendiamo decisamente per la busta numero uno. E dispiace, perché il Livorno delle ultime settimane era cresciuto tanto e non aveva mai mollato un centimetro.

UN CENTROCAMPISTA IN MENO. Se poi proviamo a fare un'analisi tattica, il Livorno la partita l'ha persa in mezzo al campo dove pure la Pro Vercelli aveva una raffica di assenze. Luci e Schiavone sono subiti finiti in minoranza, forse sarebbe servito un centrocampista in più per assestare la partita nel primo tempo per poi cercare di vincerla nella ripresa.

Foscarini ha imbrigliato il Livorno (e non è la prima volta negli ultimi anni) usando le poche armi che aveva: pressing, corsa, grinta. Bisognava mantenere la calma, cercare di far girare la palla, dimostrarsi insomma squadra che sa leggere la partita. Non l’abbiamo fatto.

MAI UNA MANOVRA. Ma che cose è successo in questo maledetto primo tempo? Davvero un mezzo disastro. Sotto ogni profilo. Diciamo di più: se di fronte ci fosse stato un avversario di qualità (con tutto il rispetto per la Pro Vercelli…), sarebbe stato un bagno di sangue.

Si era capito dopo i primi 5 minuti che il Livorno aveva lasciato testa e gambe nello spogliatoio. Squadra molle, senza cattiveria, in grossa difficoltà anche nell'organizzare un'azione degna di questo nome. La cosa più interessante che sapevamo fare, era prendere il pallone e buttarlo in avanti sperando in un colpo di testa di Vantaggiato, in uno stop di Pasquato. Improvvisazione allo stato puro.

Loro in mezzo al campo (con un uomo in più visto che il 4-3-3 di Foscarini) hanno subito circondato Luci e Schiavone chiudendo il rubinetto delle idee amaranto. L'aggressività di Matute e la grinta di due onestissimi operai come Scavone e Emmanuello (con Mustacchio che spesso faceva il quarto centrocampista) è bastata per mandare in tilt il Livorno

Il vantaggio della Pro Vercelli non è arrivato come inevitabile finale di una pressione costante, ma è stato un episodio abbastanza casuale che comunque ha premiato chi meritava di più. Un miracolo di Pinsoglio su conclusione ravvicinata di Mustacchio, poi il tocco maldestro di Maicon da due passi a infilare la propria porta. Il tutto mentre nella metàcampo della Pro Vercelli l'erba poteva crescere alta.

COMI-VANTAGGIATO. Ritmo un po' più alto nel secondo tempo, ma siamo rimasti ben lontani dall'arrembaggio che speravamo. Il tempo per recuperere c’era, ma a quel punto la Pro Vercelli ha saputo chiudersi bene.

Panucci ha provato a mettere dentro Fedato per uno spento Aramu, poi ha tolto Pasquato e inserito Comi per giocarsi gli ultimi 20 minuti con la doppia torre davanti è un 4-2-4 puro. Qualcosa ha provato a inventare Fedato, anche Jelenic a destra ha aumentato un po’ i giri, e sul tramonto della partita Vantaggiato ha avuto una buona palla che non ha saputo toccare di testa a due passi dalla porta. Il pareggio non è arrivato, ci poteva anche stare, ma non avrebbe comunque cambiato l’immagine di un brutto Livorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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