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Il ritorno di Ciccio Tavano E domenica “fischi per lui”

di Fabrizio Pucci
Il ritorno di Ciccio Tavano E domenica “fischi per lui”

La maglia 10 di Protti, il carattere chiuso, poca corsa e tante accuse extra-calcio: storia di una scintilla mai scoccata, nonostante la promozione e addirittura 51 gol

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LIVORNO. “Fischi per lui”. Non bisognerebbe neanche scomodare Sandro Piccinini per stabilire come sarà accolto Ciccio Tavano dai tifosi del Livorno. Ci sembra già di sentirli i sibili provenienti dagli spalti a ogni tocco di palla dell'ex amaranto. Sì, perché l'antipatia per l'attaccante campano accomuna l'intera tifoseria amaranto senza distinzione di età, sesso e settore dello stadio.

Pagato a peso d'oro da Spinelli, la sua parabola umana a Livorno è stata fallimentare. L'ultima volta ce lo siamo trovato di fronte nella doppia finale playoff del 2013. A Empoli segnò ed esultò come non aveva mai fatto prima. Nel ritorno a Livorno non lasciò traccia.

L'uomo del record. Quella tra Tavano e Livorno è una scintilla che non è mai scoccata. Questione di empatia che non c'era. E quella mica puoi comprarla al supermercato. I livornesi, focosi e passionali proprio non si prendevano con lui, uomo del sud sui generis: introverso, poco incline al sorriso e ancora meno disponibile con i tifosi.

Alla resa dei conti lui è un fenomeno da studiare. Ci pensate? In quattro anni ha segnato qualcosa come 51 reti che lo collocano al sesto posto assoluto dei marcatori di ogni epoca del Livorno. Eppure nonostante quelle cifre, il suo nome figura nella lista dei giocatori all'Ardenza. Incredibile!

Il peccato originale e la maglia. E dire che la gente di Livorno mica era partita prevenuta nei suoi confronti. Anzi. Al suo arrivo, nell'estate del 2007, gli fu perdonato anche il rapido passaggio nelle fila del Pisa: stagione 99/2000. Staccata senza danni l'etichetta di ex pisano, però Tavano si espose subito a un grande rischio quando il giorno della presentazione annunciò di aver scelto la maglia numero 10 che nel frattempo Igor Protti (!) aveva rimesso in gioco dopo che la società ne aveva formalizzato il ritiro. E qui, la 10 amaranto la indossi solo se sei in grado si seguire le orme etiche di Igor ancor prima di quelle realizzative (che sono inarrivabili). E qui, di nuovo, il suo carattere chiuso si mise di traverso e quella maglia diventò un'arma a doppio taglio.

L'intercessione di Igor. Il Signore delle Reti, intuite da uomo intelligente, le difficoltà di Tavano, provò pure a sdoganarlo. In un pomeriggio di dicembre del 2007 prima di un allenamento Protti consegnò in una 'cerimonia' densa di significato per lui (e per i tifosi) la sua 10 a Ciccio. Foto di rito. Il sorriso stirato dell'attaccante incapace di apprezzare il valore insetimabile di quel gesto e via verso nuove avventure, culminate con la retrocessione in B nonostante le sue dieci reti.

L'anno d'oro. Nel 2008/09 però il vento della fortuna – ma soprattutto del suo indiscutibile talento – soffiarono alle spalle di Ciccio. Insieme a Diamanti fece mirabilie forse anche per via della fascia di capitano che lo responsabilizzò: 27 gol e l'immediato ritorno in A. Sorrisi? Sì. Il 20 giugno, il giorno dell'immediato ritorno in A dopo i tre gol rifilati in finale al Brescia.

Il tunnel. Furono gli ultimi lampi. Delle ultime due stagioni di Tavano in amaranto si ricordano alcuni guizzi – e comunque 14 reti – il broncio e le incomprensioni con la tifoserie che lo accusava di non condurre una irreprensibile vita extracalcio. Così nel 2011 andò malinconicamente in scadenza e se ne torno a Empoli. E tutte le volte che è tornato la musica è stata sempre la stessa: fischi per lui!

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