Italia
Il sorriso di Sarri profuma di vendetta
Galliani lo voleva al Milan, Berlusconi ha detto no e ora gode solo il Napoli
EMPOLI. È il 15 febbraio 2015, non a caso il giorno dopo San Valentino. A San Siro, è appena finita la sfida Milan-Empoli. È finita 1-1 (squilli di Destro e Maccarone), ma nel tempio del calcio italiano è andato in scena uno spettacolo... azzurro.
L’Empoli, il piccolo Empoli di Sarri, ha dominato la scena. Tanto che, negli spogliatoi, l’ad rossonero Galliani si avvicina al tecnico e lo copre di elogi: «Complimenti, giocate il migliore calcio d’Italia». È scoppiato un amore, ovviamente calcistico, che poi si trasformerà solo in un platonico flirt, ma per colpe altrui.
Nelle settimane seguenti, infatti, sempre Galliani contatta il presidente azzurro Corsi. Ufficialmente per Valdifiori ma presto il discorso scivola su Sarri. «Se fosse per me – dice il dirigente milanista – sarebbe già tutto deciso: lo prenderei».
È marzo: il destino di Inzaghi segnato, il futuro del Diavolo da scrivere. Sarri è la prima scelta di Galliani (c’è pure qualche telefonata fra i due), ma poi lo scenario cambia. Il matrimonio non s’ha da fare, sembra per volontà della famiglia Berlusconi. Né Silvio né Barbara sono entusiasti dell’idea dell’uomo che dovrebbe essere il loro riferimento tecnico. Sarri ha la tuta azzurra e l’anima rossa e nessuna delle due caratteristiche si sposa con le idee della famiglia che governa il mondo rossonero.
Questioni che vanno dalle inclinazioni politiche all’apparenza. Già, perché Sarri è soprattutto un uomo di sostanza, come dimostrato nelle stagioni empolesi e in questo avvio d’avventura sotto il Vesuvio. La tuta la sceglie, sempre, perché è uomo di campo («e la cosa strana – come dice sempre lui – per me è andarcio in giacca e cravatta...»), l’anima invece l’ha ereditata da un nonno partigiano e premiato persino dal Congresso degli Stati Uniti (durante la guerra salvò e nascose due piloti di un aereo Usa abbattuto dai tedeschi nelle campagne fra Arezzo e Firenze).
Come essere sedotti e abbandonati, insomma. Quel corteggiamento, infatti, è stato forse il vero motivo che lo portò a dire addio al “suo” Empoli, ma i giorni da disoccupato sono stati comunque pochi. Dietro l’angolo c’era il Napoli. C’era Aurelio De Laurentiis, altro presidente che di sicuro non è mai stato a libro paga del Kgb o ha avuto in tasca la tessera del Pcus. Eppure ha saputo guardare oltre. Anche lui si è innamorato di Sarri dopo che l’Empoli aveva dato una lezione al suo Napoli (asfaltato al Castellani in una notte magica), ma quel flirt è diventato relazione.
E ora il Napoli di Sarri sta spiccando il volo. Mentre il Milan di Mihajlovic (curiosamente amico di Sarri e primo candidato, in ordine di tempo, alla panchina del Napoli) vive un inferno che non riconosce più come casa. Non è stata una vendetta, insomma, ma quei sorrisi stampati sul faccione di Sarri a fine partita sembravano parlare anche di questo amore mai consumato.
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