Italia
Rugby, veleni e piccole ripicche La solidarietà diventa un duello
Livorno e Etruschi lanciano iniziative per aiutare ragazzi disagiati, ma sono idee quasi fotocopia E il presidente Riccetti (Livorno Rugby) spara: «Non c’è dialogo e ci portano anche via i ragazzi»
LIVORNO. Lo sport e il sociale. Lo sport è sociale e non potrebbe essere altrimenti, per vocazione e finalità. Così, oltre i risultati del campo, contano gli impegni e le iniziative intraprese per sostenere la comunità in cui si opera, in un dare e avere orientato alla crescita reciproca. Anche la palla ovale vuole fare la sua parte in città e si prodiga a sostegno di coloro che grazie allo sport vogliono crescere, ma vivono condizioni di disagio tali per cui una quota sociale da pagare per partecipare all’attività agonistica diventa un limite invalicabile per le loro famiglie.
In questi casi, sta alle società intervenire, e lo hanno fatto sia il Livorno Rugby che gli Etruschi, ma in un modo pressoché analogo e sintomo anche di un dialogo assente tra i due sodalizi sportivi.
Gli Etruschi fanno base dal 2010 al campo Tamberi di via Russo, ma già dagli anni precedenti portano avanti una politica di inclusione dei ragazzi che vivono condizioni di disagio economico. Come? Lo spiega Carlo Ghiozzi, presidente del club verdeamaranto: «Cominciammo stringendo rapporti con le scuole Mazzini, ma da quando ci siamo spostati al Tamberi il nostro raggio d’azione interessa principalmente i quartieri nord di Livorno. Adesso lavoriamo soprattutto a contatto con l’istituto Bolognesi, presente a Corea e Shangai, il quale ci segnala i ragazzi con difficoltà economiche, ai quali offriamo la possibilità di giocare a rugby da noi gratuitamente. Noi poi contattiamo le loro famiglie, per mettere a disposizione anche un servizio navetta. Nella passata stagione, ad esempio, abbiamo accolto sei ragazzi nell’under 14, cinque nell’under 12 e due nell’under 10. Il sorriso di questi giovanissimi atleti – continua Ghiozzi - ci ripaga abbondantemente dei nostri sforzi. Per noi le “mete” vere sono altre”.
Attraversando il guado per raggiungere la sponda biancoverde, alias Livorno Rugby, qualcosa di più si capisce. «Non c’è dialogo tra noi e le altre società cittadine e al momento non esiste possibilità di collaborare, poiché noi ci sentiamo offesi e oltraggiati». Lo dice a chiare lettere Giovanni Riccetti, presidente del Livorno Rugby, e per spiegare i motivi della sua presa di posizione bisogna risalire alla nascita del Granducato Rugby, neonato sodalizio che è frutto di una sinergia tra Lions ed Etruschi e si occupa solo delle categorie under 16 e under 18.
Nello staff del Granducato ci sono alcuni tecnici e dirigenti ex Livorno Rugby, fuoriusciti dopo l’esonero di coach Diego Saccà in estate dalla Prima squadra biancoverde. Con loro, si sono mossi verso la nuova realtà anche una serie di giocatori. «Ci sono stati sottratti alcuni giocatori – sostiene Riccetti – e per questo abbiamo fatto un esposto alla Fir: esiste un principio di sportività sancito nel regolamento che è stato violato da una serie di persone. Noi, probabilmente, dovremo rinunciare al campionato elite under 16, poiché non abbiamo un organico adatto per un campionato di tale livello».
È lo stesso campionato a cui il Granducato prenderà parte, dopo aver superato i barrage. Stando così i rapporti, si può capire il perché di un progetto simile a quello portato avanti dagli Etruschi, ma indipendente e appena intrapreso dal Livorno Rugby, in collaborazione con il Comune, che prevede l’inserimento nella categoria under 16 biancoverde di adolescenti nati nel 2000 e 2001 segnalati dai servizi sociali, senza alcun onere per le famiglie. «È qualcosa che può essere utile sia alla città – spiega il presidente del Livorno Rugby – che a noi. Ci siamo concentrati sull’under 16 poiché è la nostra categoria meno evoluta, ma se arriveranno anche ragazzi più piccoli saranno ben accetti». Sostegno e solidarietà, ma ognuno a modo suo.
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