Il Tirreno

Livorno

Gioia Libertas e tifo da stadio

di Federico Lazzotti
Gioia Libertas e tifo da stadio

Davanti a 2000 persone la Pielle avanti tre quarti poi crolla, Nesti decisivo

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LIVORNO. Benvenuti nel ritorno al futuro del basket livornese. Nella notte del derby senza tempo, 26 anni dopo l’ultimo che contasse qualcosa in più di un amarcord e una foto tra vecchie glorie, vince la Libertas sulla Pielle grazie soprattutto a capitan Edoardo Nesti, 36 punti, 16 dei quali nell’ultimo quarto. «Come si lavorano questi pellegrini/come si lavorano questi pellegrini», cantano dopo la sirena dalla nord sventolando le bandiere gialloblù. «Vi vogliamo così/vi vogliamo così», rispondono dalla sud.

Ma a trionfare davvero, più di chi si è aggiudicato una partita valida - con tutto il rispetto - per la Coppa Toscana di serie C, è questo nuovo manifesto sportivo che la città ha sottoscritto con la passione per la pallacanestro: duemila spettatori per una gara che se non fosse stato questo derby ne avrebbe avuti cinquanta tra fidanzate e parenti stretti; file al botteghino del PalaMacchia mezz’ora prima della palla a due, parcheggio pieno, davanti all’impianto come negli anni Ottanta. E poi dentro al catino di via Allende cori, vecchie sciarpe e nuovi slogan, sfottò tra tifosi, brividi e coreografie che in Legadue se le sognano.

Forse solo a Bologna e ad Atene poteva accadere una cosa simile. Ecco perché aumenta il rimpianto perché la Federazione non ha inserito le due squadre livornesi nello stesso girone, alimentando così l’interesse della gente per tutta la stagione e assicurando altre due serate così.

In ogni caso Livorno per una notte è tornata capitale del basket, un po’ simulacro di un tempo passato, ma soprattutto ceneri di vitalità dalle quali potrebbe risorgere una fenice dei canestri.

Che sarebbe stata una notte particolare lo si era capito nei giorni precedenti quando sui social network erano cominciate le frecciatine e gli sfottò. «Voi tifosi per l’occasione, noi fieri anche in promozione», era lo striscione appeso alla balaustra, storico ritrovo dei tifosi piellini. «Nove mesi da leoni, dieci minuti da campioni, una vita da coglioni», l’altro slogan apparso in curva sud.

La risposta dei libertassini non si è fatta aspettare anche prima della palla a due. «Noi scudetto e promozione, voi ripescaggi e retrocessioni». «Per lo scudetto rubato, col pisano hai esultato».

Un clima da palazzetto dello sport di Salonicco che non ha aiutato i giocatori in campo, ragazzi - è bene ricordarlo - che palcoscenici come quello di ieri sera li avevano visti mai o quasi. Roba, non per niente, da farti sentire il pallone in mano pesante come una pietra e immobilizzare testa, gambe e braccia. Ecco perché non è un caso che i primi punti della partita siano arrivati, per la Pielle, da Giuliano Biancani, uno che ha vissuto la B da protagonista e che ha dato il primo allungo agli ospiti mentre i gialloblù hanno dovuto aspettare 5’ 10’’ per mettere dentro con Nesti il primo canestro su azione dopo due liberi di Francesco “Ciccio”Forti e uno 0/8 dal campo che ha fatto venire i brividi a coach Pardini. Anemia offensiva che lo ha costretto a chiamare la zona per cercare di mettere qualche sassolino nell’attacco della Pielle.

E i problemi per i ragazzi di Marco Mori sono arrivati quando proprio Biancani, suo il canestro del 23-27 all’intervallo lungo, ha smesso di giocare e far giocare anche a causa della difesa di Picchianti.

A questo punto la Pielle è stata tenuta in vita dall’agonismo di Giannetti e i canestri di Burgalassi. Ma un passo dopo l’altro, con il totem Pastusena, il gigante lettone in maglia Libertas, capace di firmare quattro stoppate, la Libertas ha assottigliato il divario fino al primo sorpasso, avvenuto a un minuto dalla fine del terzo quarto con un uno su due dalla lunetta di Forti. Senza Vallini che ha chiuso sotto i suoi standard offensivi è toccato a capitan Nesti trascinarsi per tutta la partita, e in particolare nell’ultimo quarto, i suoi compagni sulle spalle. Canestro da due, sottomano, canestro da tre, altra bomba. Dall’altra parte sotto di 11 (50-39) sono saltati anche i nervi (fallo antisportivo a capitan Capobianchi) e faccia a faccia in mezzo al campo tra Sidoti (due triple a partita finita) con Forti. Ultimi e innocenti fuochi di una festa del basket che deve fare storia e non creare rimpianti.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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