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Livorno

Lorenzo senza rivali poi un grande Iannone

Di Cristiano Marcacci
Lorenzo senza rivali poi un grande Iannone

Rossi, terzo, completa il podio. Dovizioso tradito dalla moto, Marquez cade

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INVIATO A SCARPERIA. Ha vinto chi non ha sbagliato nulla nel corso dell'intero weekend. Ha vinto il più regolare, il più costantemente veloce. E ha vinto la moto più affidabile, che meglio delle altre ha saputo adattarsi al tecnico e impegnativo nastro d'asfalto del Mugello. Hanno vinto Jorge Lorenzo e la Yamaha M1, che piazza sul podio anche Valentino Rossi, la cui terza posizione consente al pesarese di mantenere la leadership provvisoria della classifica mondiale.

Ad un terzo del cammino stagionale Jorge si ritaglia comunque il ruolo di favorito numero uno per la vittoria del titolo. Glielo cuce sulla tuta il connazionale Marc Marquez, nuovamente nella ghiaia dopo aver oltrepassato i limiti di una Honda che talvolta non vuole essere domata, come dimostra la caduta gemella nella quale incappa, poche tornate dopo il campione in carica, Crutchlow. Al contrario di Marquez, Lorenzo sembra tornato ai tempi splendenti di qualche anno fa: la vittoria di ieri è infatti la terza consecutiva, proprio come successe nel 2013. Ma non solo. È anche la cinquantasettesima in carriera e rappresenta l'ottantottesima volta in cui sale sul podio, cosa riuscita nel passato ad un certo Giacomo Agostini.

Lorenzo ha fatto praticamente gara a sé: è partito secondo bruciato dallo stacco di Dovizioso, ma già nel corso del primo giro si è messo alle spalle il ducatista. Poi, da buon martello, ha cominciato ad imprimere il proprio ritmo alla gara, guadagnando secondi su secondi. Mai una sbavatura, tutto in scioltezza e in grande sicurezza. L'ha dimostrato nel corso dell'ultimo giro, quando si è concesso addirittura il lusso di salutare il pubblico alzando il braccio mentre stava piegando a circa sessanta gradi. I campioni possono fare anche questo.

Lo spettacolo e le schermaglie sono venute dopo di lui che ha corso praticamente sempre da solo, visto che sia le Ducati, e meno che mai le Honda, non sono mai riusciti a impensierirlo. A cominciare da un sontuoso Andrea Iannone, che ha portato la Ducati Gp15 a chiudere in seconda posizione. Nonostante la lussazione alla spalla e la microfrattura alla testa dell'omero rimediate nemmeno tre settimane fa in una caduta durante i test prorio sul circuito di Scarperia, il “manico” di Vasto ha fatto sobbalzare più di una volta i duemila tifosi in rosso della tribuna Ducati, a partire dal semaforo verde, quando è parso partire in leggero anticipo (tutto regolare secondo la direzione gara), poi battagliando con chiunque capitasse dalle sue parti, compreso un Marquez con cui ha messo in scena un duello di sorpassie controsorpassi.

Domenica da dimenticare per l'altro Andrea di Borgo Panigale. Dovizioso ha cominciato male la giornata, non sfruttando per niente il warm-up del mattino. Al primo giro, con le gomme ancora fuori temperatura, è incappato in una scivolata alla "esse" delle Biondetti, apparsa come un gran bel cedimento all'ingenuità. In gara, poi, mentre battagliava nell'agguerrito quartetto per il secondo posto e sembrava aver trovato le misure giuste alla sua Rossa, ha dovuto mollare al quattordicesimo giro, quando ha infilato la corsia box per scendere dalla sua Ducati, frenata da fortissime vibrazioni al posteriore. La sfortuna ha voluto che si sgranassero alcuni denti della corona.

E Rossi? Il solito Valentino, potremmo ben dire. Spinto dalla bolgia festante dei novantamila del Mugello (138mila spettatori nell'intero weekend, con un aumento di circa il venti per cento rispetto al Gran Premio d'Italia 2014), il Dottore ha trovato le giuste motivazioni pur partendo dalla terza fila e sin dalle prime battute ha aggredito i cordoli della pista toscana mettendo insieme una rimonta da dieci e lode, che alla fine gli ha consentito di tenere a debita distanza (oltre tre secondi di vantaggio) l'Honda di Dani Pedrosa. Un discorso a parte merita Marc Marquez: l’alfiere della Honda Hrc ha fatto una partenza da urlo, passando sesto alla San Donato dopo essere partito dalla tredicesima casella dello schieramento, poi è arrivato addirittura alle spalle di Lorenzo, ma a qual punto ha cominciato a faticare, con la moto che sembrava sempre più difficile da controllare e che alla fine lo ha scodellato per terra in modo anche abbastanza sorpendente.

Nella gara di Moto3 Romano Fenati (del team Sky Racing di Valentino) si deve accontentare del terzo posto.

All'ultima curva non riesce a liberarsi della pressione di Bagnaia (alla fine dietro di soli tre millesimi) e non prende, come vorrebbe, la scia di Kent e Oliveira. Trionfa quest'ultimo, con il britannico che si rafforza al comando della graduatoria.

In Moto2 si assiste alla sagra delle cadute. Rotolano nelle vie di fuga Corsi, Luthi (quando era in testa), Morbidelli e Folger (era terzo). Vince il campione in carica Tito Rabat davanti a Zarco e a Aegerter.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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