Il presidio
Tuttocuoio e tuttocuore, Grosseto ko
I neroverdi segnano subito, poi si difendono fino all’ultimo e riescono a resistere alla reazione dei maremmani
PONTEDERA. Minuto sedici del primo tempo. Gargiulo batte un calcio d’angolo dalla destra, la palla spiove a centro area dove il difensore neroverde Colombini e il centrocampista biancorosso Della Latta sono a stretto contatto. Il futuro acquisto dell’Empoli non cede alla pressione dell’ex Pontedera e di piatto destro segna sotto l’incrocio dei pali. È il gol che decide l’incontro tra Tuttocuoio e Grosseto, giocato all’ora di pranzo sull’erba sintetica dello stadio Mannucci di Pontedera. Una rete pesante, perché catapulta la formazione di Ponte a Egola in una zona di classifica molto più tranquilla dei bassifondi in cui si era ritrovata solo poche domeniche fa, e che permette di conquistare il sesto punto in due partite. Per la formazione di Paolo Stringara, invece, si ferma la striscia di quattro turni positivi, con una sconfitta che lascia qualche ombra, ma che non sembra particolarmente grave.
Poca concretezza. Sei occasioni create (ma fallite) contro una sola concessa (e realizzata) sono un bicchiere mezzo pieno per i biancorossi. Semmai deve far riflettere quel passaggio a vuoto a inizio della ripresa, durato una buona mezzora, in cui gli ospiti avrebbero dovuto fare di più. Specie in avanti, come ha sottolineato lo stesso allenatore di Orbetello in conferenza stampa al termine dell’incontro: «Accettiamo la sconfitta senza drammi, perché il nostro portiere non ha fatto parate, mentre quello del Tuttocuoio è stato importante per il risultato. Probabilmente potevamo essere più cattivi in attacco». L’analisi di Stringara tira in ballo un atteggiamento complessivo, più che difetti singoli. Per i primi trenta minuti della ripresa, infatti, il Grosseto stenta ad avvicinarsi con pericolosità alla porta di Bacci, malgrado il tecnico avesse tolto Volpe per inserire De Feo nell'intervallo con l'obiettivo di dare più peso al reparto avanzato. Una scelta che, alla fine, non ha dato i risultati sperati perché senza il numero dieci sono mancati i rifornimenti in attacco e la circolazione del pallone in mediana che avevano caratterizzato la prima frazione biancorossa. Prima e dopo il gol di Colombini, infatti, proprio dai piedi del centrocampista erano partiti palloni invitanti per Formiconi e Fofana. Ma in entrambe le circostanze le conclusioni sono finite sul corpo del portiere neroverde. Senza il movimento e il fosforo di Volpe, invece, il gioco dei Torelli è prevedibile e quando il pallone arriva dalle parti delle punte la poca “cattiveria” degli avanti di Stringara permette ai dirimpettai pontaegolesi di chiudere ogni varco. L’arrembaggio finale porta a un rigore reclamato da Torromino, a due conclusioni fuori bersaglio dello stesso numero undici e a un colpo di testa di Della Latta che esce di poco. Un finale palpitante, ma poco concreto per i grossetani.
Tattica e cuore. I neroverdi festeggiano abbracciandosi a centrocampo dopo il triplice fischio dell’arbitro. Un gruppo che fa presto a riunirsi a quel punto, vista la coesione con cui la formazione di Alvini ha disputato il quarto d’ora prima dei cinque minuti di recupero. Tutti in area a difendere un risultato molto importante, costruito con una dedizione tattica praticamente perfetta e una spinta emotiva quasi commovente. Il Tuttocuoio è andato in difficoltà con gli inserimenti di Formiconi, ha sofferto il dinamismo e l’inventiva di Volpe e ha stretto i denti contro le quattro punte inserite da Stringara nel finale. Ma, a differenza di altre circostanze, non ha mai mollato. Ha imbastito ripartenze nel primo tempo, affidandosi all’esperienza di Colombo e al movimento di Tempesti in avanti, trovando una cerniera di centrocampo capace di difendere e costruire per poi, nella ripresa, chiudersi quasi a riccio a difesa dei tre della retroguardia. È anche per questo che nella prima mezzora del secondo tempo, i padroni di casa non hanno mai rischiato di subire il pareggio, tenendo sempre alla larga gli avversari. «Sono felice – ha detto Alvini, presentatosi in sala stampa insieme all’allenatore in seconda, Marco Ceccomori e al preparatore atletico Luca Masoni – perché essere arrivati a questo punto e trovarci in questa posizione di classifica era davvero insperato poche settimane fa. Ho voluto condividere questo momento con il mio staff, perché è merito di tutti». Già, il gruppo, elemento fondamentale per le belle storie di calcio. Come quella del Tuttocuoio, sceso in campo ieri con soli tre giocatori nati prima del 1990 e che si appresta a giocare sette partite in 25 giorni (compreso il recupero a L’Aquila) per un mese di marzo che potrebbe diventare decisivo. E forse storico per la piccola Ponte a Egola.
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