Il Tirreno

Livorno

Ale Lucarelli, niente sogno amaranto

di Andrea Masini
Ale Lucarelli, niente sogno amaranto

«Non tradisco il Parma, a Genova andremo in auto e resto anche in serie D»

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LIVORNO. Il sindaco Nogarin in curva, Ale Lucarelli in tribuna. Accanto a Igor Protti, per un quadretto d’altri tempi. Un binomio degno del Centenario amaranto. E con qualche appassionato (in realtà più di uno…) che già fantasticava l’approdo del difensore del Parma al club di via Indipendenza. Ma purtroppo è bene guardare in faccia la realtà, i regolamenti, e capire che si tratta di un matrimonio (o per meglio dire, di un sogno) irrealizzabile per tutta una serie di motivi: primo perché Lucarelli, da capitano, si è fatto portavoce dello spogliatoio ducale e di recente ha dichiarato di «essere disposto anche a scendere in Lega Dilettanti; Parma e il Parma fanno parte di me». E poi per vicende legate appunto al regolamento dei trasferimenti. Il mercato degli svincolati, infatti, terminerà a fine mese (27 febbraio) e se oggi Lucarelli risolvesse il contratto con il Parma dovrebbe aspettare almeno 3-4 giorni per accordarsi con un altra società.

In parole povere, il matrimonio tra il Livorno e il numero 5 del Parma non s’ha da fare. Rimarrà un bel sogno di tanti tifosi, ma impossibile da concretizzare.

Caos Parma. Nel frattempo Alessandro Lucarelli, livornese purosangue e fratello di Cristiano - premiato in occasione della festa del Centenario al Modigliani Forum - sta portando avanti una pratica che, nonostante la spalla di Figc e Lega, esula dal calcio giocato ed è sfociata domenica nel rinvio della gara tra Parma e Udinese per mancanza di fondi da destinare alla sicurezza dello stadio Tardini: «Ci volevano far giocare a porte chiuse - ha detto a un noto quotidiano sportivo - e ci siamo opposti. Chi pensa ai diritti degli abbonati che hanno pagato soldi all’inizio dell’anno? Il calcio si fa con i tifosi». Parole forti, decise. Da uomo vero, prima che da capitano. Da uno che ha promesso di onorare i colori gialloblù fino all’ultimo con enorme cuore e professionalità: «Lo abbiamo fatto vedere anche all’Olimpico. Difendiamo la nostra dignità. E lo stiamo facendo per noi stessi e i tifosi. Dal 15 novembre nello spogliatoio non si parla più di calcio: provate voi a preparare una partita lavorando in queste condizioni, ma vogliamo essere moralmente inattaccabili».

A Genova in auto? E come se non bastasse la situazione sta precipitando giorno dopo giorno mentre tra cinque giorni è in programma la trasferta di Marassi contro il Genoa: «Vogliamo sentirci tutelati, vogliamo che ci sia rispetto per il Parma e non solo perchè il campionato resti regolare. Siamo disposti a pagare la trasferta noi pur di giocare a Marassi. Se non ci sarà il pullman ci organizzeremo con 5-6 macchine. Potevamo giocare anche domenica ma a porte aperte davanti ai nostri tifosi. Non giocare mi ha fatto star male e soprattutto le motivazioni per cui non abbiamo giocato. Quando c'è stata la scadenza di novembre e non sono stati pagati gli stipendi abbiamo capito della gravità della situazione, le responsabilità vanno ricercate su chi gestiva la società e chi ha permesso che si arrivasse a questo punto. L'esclusione dall'Europa League sarebbe dovuta servire da campanello di allarme. Ci sembra di essere in un film, con quattro presidenti e oggi mi sembra che l'unica soluzione sia il fallimento. Anche Manenti sta perdendo quella credibilità che la squadra gli aveva dato. Personalmente per ripartire sono disposto anche a giocare in serie D, dò la mia piena disponibilità».

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