livorno
sport

L’allenatore tuta blu e cuore rosso

Maurizio Sarri da Figline, protagonista dell’Empoli che non finisce mai di stupire


15 febbraio 2015 di MARIO LANCISI


Al fischio dell’arbitro si è alzato dalla panchina e anziché festeggiare con i suoi giocatori in mezzo al campo l’imprevisto pareggio dell’Empoli provinciale contro il Milan stramilionario, mister Sarri, gran fumatore, si è acceso una sigaretta. Lo sguardo della tv lo riprende con la sua tuta azzurra, da solo, mentre si fa un lungo tiro di fumo. Come certi artigiani al termine di un lavoro difficile. La sigaretta come premio, relax, dimensione intima, piacevole vagare di pensieri.

La cronaca della partita Milan - Empoli - Il commento di David Biuzzi

In un mondo dove gli allenatori sembrano usciti da Beautiful o da Ballando con le Stelle, con la parrucca o la giacca all’ultimo grido modaiolo, Maurizio Sarri, 56 anni, figlinese, la tuta azzurra del campionato italiano, e anche l’allenatore meno pagato del campionato italiano. Una tuta blu nella Scala del calcio. Figline Valdarno, la sua terra, è famosa per le tute blu della Pirelli e per gli artigiani che una volta impagliavano i fiaschi. Gran lavoratori. Dal cuore rosso. Qualche briscola alla casa del popolo, un quartino di vino, e un tiro di sigaretta. Da lì, da quel mondo rurale e operaio che viene Sarri. A chi gli chiede se sia faticoso per i giocatori imparare i suoi schemi che rendono il gioco dell’Empoli come un orologio svizzero, Sarri sbotta: «Faticoso è alzarsi alle 6 del mattino per andare a lavorare in fabbrica».

Lui, il mister dell’Empoli squadra rivelazione del campionato per il suo gioco organizzato e armonioso, quasi spavaldo, la fabbrica non l’ha vissuta, anche se respirata in famiglia e in paese. Ha lavorato in banca, invece. Per quindici anni al Mps si è occupato di transazioni bancarie, ha lavorato a Londra, in Germania, in Svizzera. Ma la sua passione era un’altra, allenare una squadra di calcio, anche se papà Azeglio, impiegato nell’edilizia, ciclista dilettante, sognava che lo seguisse.

E così un giorno Sarri si è fatto un tiro lungo di sigaretta per darsi forza e ha buttato il cappello per aria: si è licenziato dalla banca e si è messo ad allenare. Prima squadra: lo Stia, un paesino del Casentino di 3mila abitanti, era il 1990. Dallo Stia a San Siro il passo è stato lungo, quasi un peregrinare nei paesi più piccoli di quella provincia italiana così osteggiata dai signori del calcio come Lotito. Faellese, Cavriglia, Tegoleto, Sangiovannese, nomi di questo livello. Il massimo è stato Pescara, Verona, Grosseto. Infine, nel 2012, l’Empoli. Un’isola felice. «Un allenatore che indovina la piazza ideale ha un gran fiuto o un gran culo. A Empoli sappiamo che la crescita di un giovane passa anche dai suoi errori. Il pubblico ha sposato l’idea: nutre un feroce senso d’appartenenza per il vivaio», ha spiegato Sarri a Repubblica.

L’allenatore dalla tuta blu e dal cuore rosso («l’articolo 18 non va toccato, per quello che rappresenta», ha spiegato quando ferveva la polemica), i suoi giocatori li allena anche sul piano culturale, consigliando passioni letterarie come Bukowski, Fante e Vargas Llosa.

L’Empoli è una macchina da gioco perfetta nei movimenti, nell’armonia dei gesti, nelle geometrie perché il suo allenatore racconta di lavorare anche tredici ore al giorno e ai suoi giocatori impone l’attenzione ai dettagli. Ieri, a San Siro, si è arrabbiato con un difensore che aveva toccato la palla tre volte: «Nel calcio il pallone si tocca una, al massimo due volte», gli ha urlato.

Forse chissà cosa avrà pensato Berlusconi nel vedere un Milan strapazzato dall’allenatore meno pagato d’Italia. Quel calcio di sacchiana memoria all’ex Cavaliere sicuramente piace. Ma Sarri cuore rosso, che grida «Forza Carpi»,non si farà tentare. Al contrario di Lotito per mister Sarri il calcio è prima di tutto passione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.