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Povero Inzaghi, i guai arrivano a Sacchi

Il Milan è in coma, con l’Atalanta secondo ko di fila a San Siro. E si allunga l’ombra dell’ex ct

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MILANO. Due numeretti condensano meglio di tante cronache e dibattiti quello che sta succedendo nell’anno zero di Milano: il primo dice che era dal 2000 che le due squadre milanesi non sommavano così pochi punti, 52. Il secondo numeretto mette il coltello nella piaga dell’Inter: finora infatti la media-punti di Mancini (10 in 9 partite) è nettamente inferiore a quella del vituperato Mazzarri che ne aveva raccolti 16 in 11 turni; e questo nonostante gli acquisti di gennaio concessi da un Thohir che ieri sedeva livido e impietrito nella tribuna di San Siro.

Emulando il Milan di sabato a Roma, l’Inter si è visto passare davanti il probabile ultimo treno per l’Europa che conta: la zona Champions sta 8 punti più su e potrebbero essere anche 10 se nel posticipo il Napoli batterà il Genoa. Come in ogni stagione orribile, arriva anche la beffa perché se già non sarebbe bastato il pareggio, all’ultimissima azione della partita è arrivata addirittura la sconfitta. Il risultato giusto sarebbe stato lo 0-0 ma a conti fatti il Torino non ha rubato nulla, limitandosi a raccogliere i tre punti con un doppio colpo di testa al 93’: su corner spizzata di Maxi Lopez (piccola vendetta contro Icardi, la sua) e appoggio facile in rete del liberissimo Moretti. Erano quasi trent’anni che il Toro non vinceva in casa nerazzurra, e sono tre punti pesanti che portano la squadra di Ventura a centro classifica, a una sola lunghezza dalle derelitte milanesi.

L’Inter ha fatto a lungo la partita, ma a ritmi così lenti e senza quasi mai un guizzo di fantasia, che la difesa granata ha corso pochissimi rischi, negli ultimi 20 metri si è visto un Icardi fantasma, un Kovacic nuovamente abulico e un Podolski appena sufficiente, come poi anche il subentrato Shaqiri: in queste condizioni era quasi impossibile sfondare. Alla fine c’è stato un lungo vertice Thohir-Mancini, il tecnico nerazzurro ha puntato il dito proprio contro i suoi attaccanti («servono più coraggio e aggressività») e ha ribadito che la speranza Champions rimane comunque in piedi. Ma forse a questo punto ci crede solo lui.

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