Il Tirreno

Livorno

Luci amaranto, è il “Carpi diem”

di Alessandro Bernini
Luci amaranto, è il “Carpi diem”

Il capitano e Mazzoni stendono la capolista e regalano la prima vittoria (in 10) al neo tecnico

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INVIATO A CARPI. Viene da chiedersi quanto, un giorno, il tuo cuore ti farà pagare l'essere nato tifoso del Livorno. Ma ne saremo fieri lo stesso. Perché vittorie come quella di Carpi danno un senso a chi ama l'amaranto.

Gambe e cuore aveva chiesto Gelain. Gambe per correre, per giocare finalmente a calcio, per segnare e per vincere. Cuore per lottare, per difendere il vantaggio, per combattere anche in 10 contro 11 e per vincere. Bentornato Livorno. Anzi, benvenuto Livorno, perché forse così non ti avevamo mai visto.

LA SVOLTA. Ora è chiaro che per tutti questa sarà la vittoria di Ezio Gelain. Inevitabile. Arriva, cambia il Livorno e va a vincere sul campo del Carpi, la capolista, la corazzata, la squadra che ha 9 punti di vantaggio sulla seconda, non perdeva in campionato da 11 partite e in casa dal 13 maggio 2014. Non gridiamo al miracolo perché nel calcio non esistono. Prendiamo invece atto di come spesso la logica ti semplifichi la vita: perché Gelain ha schierato il Livorno nel modo più semplice, con la difesa a 3, dando una organizzazione a una squadra che fino a oggi viveva di individualità.

La sofferenza è stata tanta, infinita. Perché quando al 43' Di Gaudio ha segnato il 2-1, col Livorno in 10, i fantasmi sono apparsi sorridendo beffardamente. Ma è andata bene, grazie a una squadra che ci ha messo qualcosa in più, grazie anche a un pizzico di fortuna perché il Carpi ha colpito due traverse e un palo. Ma il Livorno ha creato una tale quantità di occasioni, che nessuno potrà certo gridare al furto.

LE SCELTE DI GELAIN. Era chiaro che con Gelain saremmo passati alla difesa a 3. C'era qualche altro dubbio sugli esterni e per le punte, non molti a centrocampo visto che Biagianti e Mosquera erano a Livorno a guardarsi la partita in tv in compagnia dei loro acciacchi. Il tecnico ha scelto Moscati come esterno destro e Gemiti a sinistra, dove mancava Lambrughi perché squalificato. Con Galabinov a casa tra antibiotici e termometri, in attacco è stata data fiducia a Siligardi, Vantaggiato e Jelenic.

Un 3-4-3 puro, anche se in fase difensiva diventava un 5-4-1 perché Gemiti e Maicon si abbassavano sulla linea dei difensori, mentre Jelenic (sempre) e Siligardi (a volte) arretravano a centrocampo.

L'IMPATTO E IL GOL. Di certo il Livorno non ha avuto paura del Carpi, anzi. 3 angoli in 13' sono stati il gustoso antipasto di un gol meritato. Micidiale Luci che sull'angolo di Siligardi ha prima costretto Gabriel a un miracolo e poi sulla respinta ha trovato il guizzo per buttarla dentro.

La reazione è stata veemente, ma il Livorno non ha mai smesso di giocare, tranne forse gli ultimi minuti del prima dell'intervallo. Sofferenza sulla nostra corsia di destra, dove Di Gaudio puntava sempre Ceccherini trovando nel compagno Letizia le sovrapposizioni che mettevano in minoranza gli amaranto. Peccato che il Livorno non abbia avuto cinismo e lucidità per colpire in contropiede, perché ci sono state almeno un paio di occasioni clamorose. Incredibile quando al 38' Vantaggiato non si è reso conto dell'errore della difesa sul cross di Jelenic.

E meno male che prima dell'intervallo ci ha pensato Super-Mazzoni ad andare in cielo a deviare un siluro di Mbakogu destinato all'angolino.

LA PUNIZIONE DIVINA. Il terrore di un secondo tempo "ai paletti" sembrava un po' dissolto quando il Livorno si è ripresentato subito bello tosto, grintoso. E soprattutto quando all'8' Vantaggiato ha trovato la pennellata del 2-0, una punizione da leccarsi i baffi che è andata a morire nel "sette" della porta di Gabriel.

L'inizio della festa? Calmi, qui di scontato non c'è mai niente. E dopo che Siligardi si è divorato un gol tre contro uno, è arrivato il rosso a Ceccherini (già ammonito) per un fallo inutile a metàcampo, proprio mentre Gelain aveva ridisegnato il Livorno con un 5-3-2 per portare esterno (in zona meno rischiosa) proprio Ceccherini.

La resistenza coi fucili puntati al limiti dell'area è iniziata qui. Il gol di Di Gaudio al 43’ ha fatto tremare il fortino e il cuore ma stavolta siamo usciti a braccia alzate.

Nuovo anno, nuovo allenatore, nuovo Livorno. Forza. Intanto abbiamo gridato al mondo che ci siamo anche noi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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