Il presidio
Dalla purga al selfie: ce n’è per Totti
Ogni derby il Pupone ne inventa una. «Avevo organizzato tutto in settimana»
ROMA. Record con “selfie”. Francesco Totti si prende la copertina del derby grazie ai due gol alla Lazio, che lo issano in solitaria a 11 reti nelle stracittadine di campionato, e all'esultanza social immortalata col suo cellulare con un autoscatto sotto la Curva Sud.
«Ci avevo già pensato in settimana, ormai c'è la moda dei selfie, io non sono abituato a farli perché la mia vita privata la tengo per me - confessa il capitano giallorosso -, però questa era una occasione unica e irripetibile, è uno scatto che si ricorderanno un po’ tutti». E che aveva programmato nei minimi dettagli, sentendo che in fondo sarebbe stata la sua partita. «Avevo chiesto di portarmi il cellulare in campo, e poi è successo quello che è successo, è stata una cosa simpatica» aggiunge Totti, che si conferma ancora una volta portafortuna nelle sfide con i cugini biancocelesti: ogni qualvolta scrive il suo nome sul tabellino dei marcatori la Roma non perde il derby.
Certo, fossero arrivati anche i tre punti la giornata sarebbe stata davvero da incorniciare, ma il numero 10 la prende con filosofia: «Un punto guadagnato o due persi? Per come si era messa un punto guadagnato. Il record di gol? Per un romano è una delle cose più belle, un orgoglio e una soddisfazione». E via col selfie del bacio, la faccia tagliata dall'autoscatto, l'immagine sul profilo facebook della Roma.
Con la Lazio Totti non è nuovo a gesti singolari: una volta dopo un gol sollevò la maglietta per far vedere la scritta “vi ho purgato ancora”. Un'altra volta prese il posto di un cameraman e si improvvisò per pochi secondi operatore tv.
Il campionario delle esultanze in campo è sempre stato ricco di spunti anche divertenti. L'anno scorso il romanista Florenzi, dopo un gol, salì in tribuna ad abbracciare la nonna in lacrime, che per la prima volta andava a vedere il nipote allo stadio. Una corsa in tribuna fece una volta anche Mario Balotelli per baciare la mamma dopo un gol con la Nazionale.
L'interista Hernanes esulta con una spettacolare capriola all'indietro, difficile quanto pericolosa. Acrobazie da circense anche per il nigeriano ex Inter Obafemi Martins. Al brasiliano Bebeto si deve il gesto della culla, fatto per la prima volta ai Mondiali 94, per celebrare la nascita della figlia: da allora molti colleghi lo hanno imitato in tutto il mondo per celebrare i gol e, contemporaneamente, il fatto di essere diventati padri. Alcuni lo hanno poi modificato con il gesto del ciuccio in bocca, lo stesso Totti l'ha fatto a lungo per festeggiare la nascita dei suoi bambini.
Il giapponese nerazzurro Nagatomo ha invece portato in campo la gentile abitudine nipponica dell' inchino, sobrio modo di esultare quando un compagno va in gol.
Meno divertente il gesto che fece una volta Mirko Vucinic, davanti alle telecamere mimò il segno di una mano che taglia la gola. È il segno del colpo finale nel wrestling, ma i tifosi non gradirono e lui non lo fece più. Romantico l'ex bomber di Fiorentina e Roma Gabriel Batistuta che invece davanti alla telecamera mandava i baci alla moglie, gridando 'Irina te amò. In genere il bomber argentino dopo un gol però mimava il fuoco di una mitragliatrice. Vincenzo Montella per ogni gol faceva l' «aeroplanino».
In anni lontani si ricordano esultanze originali come quella del centravanti del Catanzaro Angelo Mammì, che nel 1972, dopo aver segnato il gol vittoria sulla Juventus, fece un intero giro di campo.
Celebri restano i passi di samba sul corner dell' avellinese Juary, la maglia in testa di Ravanelli.
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