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Livorno

RALLY: LA STORIA

Camelia, regina della Dakar Sfida il deserto in Quad

Camelia Liparoti
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Camelia Liparoti

Livornese di nascita, 48 anni, è l'unica donna in gara. Prima ha fatto la fotografa e la sciatrice

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LIVORNO. fficile credere che in quel fisico minuto, un metro e 58 per 45 chili scarsi, ci sia un simile concentrato di vitalità. E di coraggio. Eppure Camelia Liparoti, classe 1968, livornese di nascita e francese di adozione, è ormai diventata una delle istituzioni della Dakar, la sfida più estrema su due e quattro ruote che va in scena in Sudamerica proprio in queste ore. .
Di padre livornese e di madre francese, Camelia vive adesso in Francia, in montagna dove si dedica all’altro grande amore sportivo della sua vita, lo sci.



La svolta. Storia davvero singolare, quella di Camelia. Che fino al 2004 il rally nemmeno sapeva dove stava di casa, anche se per spostarsi il mezzo prediletto era la moto da strada, Lo sport, per lei, era lo sci, il fuoripista acrobatico. Giornalista, inviata, reporter, era solita raccontare lo sci e l’avventura della montagna attraverso i suoi testi e le sue immagini. Di indole curiosa, con una gran voglia di andare avanti a vedere, e del tutto refrattaria al concetto di farsi sconfiggere o di tirarsi indietro, è stata in Nepal, sugli “ottomila”, una volta persino in Groenlandia per il National Geographic in un viaggio meraviglioso con le slitte trainate dagli husky.

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L’amore per gli spazi aperti e l’avventura le ha fatto scoprire il Quad, un quadriciclo da fuoristrada, quattro piccole ruote e un manubrio. Dopo due anni di prove e piccole gare, nel 2009 Camelia Liparoti approda al grande palcoscenico della Dakar. È costretta al ritiro all’ultima tappa, ma questo non le impedisce di diventare Campionessa del Mondo, nello stesso anno. E poi, uno dopo l’altro, arrivano altri quattro titoli mondiali e sei partecipazioni consecutive al raid più famoso del mondo: questa è la settima: è arrivata sesta nel 2014 e nona l’anno scorso, adesso l’obiettivo dichiarato è il podio.
«Il quad è la mia vita - spiega la livornese - ed è sempre magico essere alla Dakar, tra l’altro in questi ultimi anni il quad è molto più rispettato. Una piccola famiglia di piloti in cui tutti mi chiamano per una consulenza. I sudamericani sono veri appassionati di quad, e grazie a loro ci siamo fatti conoscere meglio nella Dakar. Hanno portato freschezza. Naturalmente anche quest'anno sono qui per fare risultato. Ma il primo obiettivo è raggiungere il traguardo».

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Una donna in un mondo prettamente al maschile. «All'inizio i ragazzi ti guardano un po' strano, pensano sempre che sei la ragazza di un pilota, devi imparare a riderci sopra. Poi, una volta entrata nell'ambiente, ti adottano: mi trovo spesso ad essere l'unica ragazza concorrente in quad, così mi eleggono a mascotte. Comunque le chiacchiere svaniscono alla partenza: lì non importa più se siamo uomini o donne, siamo tutti solo e soltanto concorrenti».
Gli altri italiani. Il gruppo di italiani più numeroso al via della Dakar sarà quello dei motociclisti. Il favorito rimane sicuramente il bresciano Alessandro Botturi, quindi Paolo Ceci (KTM), alla sua quarta edizione e migliore italiano nel 2014, Carlo Seminara, Marco e Alberto Brioschi, Paolo Sabbatucci, Cesare Zacchetti, Diocleziano Toia (tutti su KTM). Al debutto Matteo Casucci (Gas Gas), mentre per Francesco Catanese (Yamaha), il gigante di Sasso Marconi.

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