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IL CASO

Quando l’arbitro non adopera il buonsenso

LUCCA. Stavolta non c’entrano rigori, espulsioni o fuorigioco. C’è di mezzo il buonsenso. E l’arbitro, l’esordiente Andrea Mei di Pesaro, è stato troppo fiscale. Ha impedito che 5 disabili si...

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LUCCA. Stavolta non c’entrano rigori, espulsioni o fuorigioco. C’è di mezzo il buonsenso. E l’arbitro, l’esordiente Andrea Mei di Pesaro, è stato troppo fiscale. Ha impedito che 5 disabili si sistemassero fuori dal rettangolo di gioco per vedere o per scrivere (uno di loro, Diego Checchi, da diversi anni lavora nel sito www.gazzettalucchese.it) di una partita di Lega Pro. Probabilmente aveva paura che qualcuno si potesse far male ricevendo, per sbaglio, una pallonata durante un’azione di gioco. Forse poteva informarsi meglio. E avrebbe saputo che quei diversabili avevano firmato anche una liberatoria pur di essere al loro posto. E avrebbe pure saputo che - a causa di ritardi burocratici, pane quotidiano della nostra Italia - la copertura ideata per essere sistemata a bordo campo (la vecchia troppo presto è stata demolita) non è ancora stata installata e verrà montata appena la commissione di vigilanza (forse già la prossima settimana) darà il via libera. Morale: alcuni di loro sono stati trasportati a braccia sino a un terrazzino della tribuna per vedere la partita. (l.t.)

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