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PIPPO & TOTO’ GEMELLI DIVERSI
DI GIORGIO BILLERI Entra in campo, corre come un matto su quella linea laterale, esce nuna, cento volte dall’area tecnica, si prende i rimbrotti del quarto uomo. Salta come un ragazzino, in barba al...
DI GIORGIO BILLERI
Entra in campo, corre come un matto su quella linea laterale, esce nuna, cento volte dall’area tecnica, si prende i rimbrotti del quarto uomo. Salta come un ragazzino, in barba al Dolce e Gabbana della divisa sociale, quando i suoi festeggiano per un gol. Pippo Inzaghi si getta nel mucchio perchè lui si sente ancora uno del mucchio. E stai a vedere che magari il suo Milan, sbertucciato e vituperato nel calcio d’estate dopo le scoppole prese nel tour americano, darà fastidio alle big. E se poi c’è un Faraone che si toglie finalmente le bande della mummia e viaggia sulla fascia come un Intercity...Quello che colpisce del Milan di Pippo è la ritrovata solidità difensiva. E’ vero che la Lazio si sveglia tardi, che nel finale la truppa rossonera sente i morsi dell’acido lattico, ma l’impressione è che questo Milan non sia fondato sull’argilla come in passato, soprattutto grazie a un portiere vero (Lopez, che para anche un rigore) e al solidissimo Alex che fa sembrare un ragazzin o anche Bonera. Il bello dei debuttanti: come Kingsley Coman, diciottenne che sembra il figlio di Pogba, stessa acconciatura improbabile, stesso passaporto francese ma soprattutto stesso talento e persino faccia tosta: nella Juve intermittente che sbanca il Bentegodi il meno emozionato sembra proprio lui, il ragazzino. Che innesca Tevez e Llorente, dialoga con tutti, conclude in proprio. Insomma, l’ennesima pepita d’oro scovata da Marotta con vista su una corposa plusvalenza.
Nella domenica dei debuttanti gioganteggia un omino che proprio debuttante non è: a 37 anni Totò Di Natale continua a sfornare gemme, ormai è vicino a quota 200 in serie A, qualcosa che solo Totti è stato capace di fare. Lui, magari, avrebbe preferito infierire su qualche altra preda che non fosse l’Empoli, la città che lo ha lanciato calcisticamente, dove ha casa ed affetti. Ma all’istinto del gol non si comanda, così è toccato proprio a lui dare la prima delusione a Sarri, che comunque per un tempo è rimasto in partita, eccome.
E Mazzarri? I peana di Coppa, forse prematuri vista la statura degli islandesi, si sono sciolti come neve al sole di fronte al Toro. Gioco lento, poche accelerazioni e un grazie grande come una casa ad Handanovic, ancora una volta specialista dei rigori: un punticino che a Giacarta non sarà preso con troppo entusiasmo. Sorride invece Rafa Benitez: i tre punti di Marassi faranno passare l’acidità di stomaco a De Laurentiis per l’addio alla Champions.
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