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Sprint e maglia, Nibali sembrava Pantani

Sprint e maglia, Nibali sembrava Pantani

Impresa e lacrime al Tour: un italiano (toscano di adozione) in giallo dopo 5 anni. In trionfo dopo tante polemiche

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SHEFFIELD. Finisce in lacrime, ma stavolta di gioia. Un italiano torna ad imporsi al Tour, vince la tappa staccando tutti sull’ultimo strappetto, si prende la maglia e lo fa con grande personalità, quasi a dispetto del mondo che negli ultimi mesi gli aveva riservato tante critiche velenose e zero soddisfazioni.

E’ troppo, tutto insieme, per il siciliano (ma naturalizzato toscano, ha vissuto a Mastromarco vicino a Lamporecchio per più di dieci anni e ha ancora casa lì, oltre a un club di tifosi sfegatati, i cosiddetti “CanNibali”) Vincenzo Nibali: è troppo per non sciogliersi in un breve pianto liberatorio sul podio di Sheffield quando gli infilano la prima maglia gialla della sua pur luminosa carriera. Dopo un anno di astinenza e tante accuse di essersi “imborghesito” Nibali in una settimana è tornato lo Squalo: vittoria tricolore e ora primato alla “Boucle”. «E’ una vittoria giusta - esclama quasi gridando - la squadra ha fatto un gran lavoro e io ho saputo cogliere l’attimo, l’avevo detto che sarei andato all’attacco e che avrei cercato la sorpresa. Il lavoro paga, più di tante chiacchiere. Siamo solo all’inizio, ma ho grandi speranze e ottime sensazioni».

Siamo, in effetti, solo alla seconda tappa, ed è prematuro trarre conclusioni, ma ciò che ha fatto ieri Nibali è stato davvero speciale. Ha vinto per distacco, seppur lieve, beffando i suoi avversari, s'è preso la maglia e ha subito ufficializzato le sue pretese sull'edizione 101 del Tour. Una vittoria imperiosa, cercata e attesa con pazienza. Per tutti i 200 km in saliscendi da York a Sheffield il capitano dell'Astana è rimasto sornione in mezzo al gruppo dei migliori, a ruota di Chris Froome e Alberto Contador i grandi favoriti. Non li ha mai persi di vista nelle 9 salite, con altrettanti gran premi della montagna che hanno caratterizzato questa impegnativa seconda tappa britannica.

A due chilometri dall' arrivo però lo Squalo ha sentito odore di sangue ed ha azzannato. Nibali ha colto l'attimo, una distrazione del gruppo dei migliori che ormai forse si preparavano allo sprint, ed è volato via imprendibile verso il traguardo. Ha confermato Nibali a fine gara: «Ho visto che il gruppo si è fermato e allora sono partito io, ho urlato a Scarponi: io ci provo, vediamo cosa succede».

L'inattesa accelerazione di Nibali ha sorpreso tutti, la reazione è stata lenta. Lo Squalo ha dovuto solo stringere i denti («quel chilometro non finiva mai, c’era anche il vento contro») e puntare dritto all'arrivo. Braccia alzate e maglia gialla. E i convinti applausi dello storico direttore di gara del Tour Prudhomme, una bella soddisfazione. Un colpaccio per questo corridore che aveva iniziato la stagione non benissimo, oggetto pure di qualche polemica per l'assenza di risultati. Ma il tosco-siciliano non s'è perso d'animo e pian piano ha cominciato a tirare fuori il meglio di sé. Prima ha vinto il tricolore al Campionato italiano, ieri a Sheffield ha fatto vedere di che cosa è capace. Giorni fa aveva effettivamente dichiarato che bisogna inventare qualcosa di sorprendente per battere Froome e Contador, ieri c'è stato il primo assaggio e adesso la palla è nel campo dei “grandi”: adesso facciano vedere loro cosa sanno fare.

Il Tour è lungo e i rivali non staranno a guardare. Ma ha fatto un gran bell'effetto vedere un italiano in maglia gialla dopo 5 anni. L'ultimo a indossarla era stato nel 2009 Rinaldo Nocentini (un altro toscano), la portò per 8 tappe, poi fu 14mo. Nibali ha i numeri per arrivare più lontano; lui che in bici sembra di ghiaccio, attento e calcolatore, sul podio con quella maglia s'è scongelato emozionando tutti. Era dai tempi di Pantani che non vedevamo tanta intraprendenza tricolore al Tour, correva l'anno 1998. Fosse solo per questo, grazie Squalo.

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