Italia
Doga-Perotti, un tandem per la «cantera»
L’ex terzino sarà il motore del vivaio: «Stiamo diventando una realtà importante, vedrete»
LIVORNO. Davide Nicola lascia, Attilio Perotti e Alessandro Doga raddoppiano. Se la prima squadra è in cerca di un nuovo condottiero, il settore giovanile del Livorno è in buonissime mani. E' lo stesso ex terzino sinistro della grandeur amaranto a sgombrare il campo da voci che lo volevano in procinto di accasarsi altrove: «No. Resto qui insieme a Perotti. Lui sarà il responsabile del settore giovanile. Io sarò una specie di coordinatore tecnico. Contiamo di proseguire il lavoro svolto con profitto negli ultimi anni Mancano le firme, ma sono solo un dettaglio».
Alessandro, però è inevitabile parlare delle dimissioni di Nicola. Che cosa ne pensi?
«Credo che la separazione sia stata la scelta giusta per entrambe le parti. Davide è libero di accasarsi altrove. Può anche stare fermo. Il Livorno ora può scegliere un nuovo tecnico che sia un valore aggiunto nella stagione del centenario che noi tutti vogliamo celebrare nel migliore dei modi".
Non è un po' tardi per cambiare allenatore?
«No. Nel calcio di oggi si va in ritiro con una squadra che per il 70% non è quella che affronterà il campionato. Il mercato si fa a fine agosto per cui non è un grande handicap cambiare adesso. Lo sarebbe stato se Davide fosse rimasto senza convinzione il Livorno lo avesse confermato senza entusiasmo. Chi subentra ha tutto il tempo per valutare tutto: dalla sede del ritiro al materiale umano a sua disposizione».
Torniamo al settore giovanile. Da dove ripartite?
«Dal Centro Sportivo di Stagno che è il nostro fiore all'occhiello, la punta dell'iceberg del nostro lavoro che ci ha visto fondare la Scuola Calcio del Livorno separata dall'Academy che ora è una società affiliata. Prima le famiglie livornesi facevano viaggiare i loro figli che volevano giocare a calcio. Ora restano quasi tutti qui. E' un bel successo».
Questo è il risultato dei buoni rapporti che avete instaurato con le società di Livorno…
«Esatto. Abbiamo consolidato quelli già esistenti e ricreato quelli che erano in sofferenza. Il Livorno è il fulcro del settore giovanile cittadino. Non deve essere demonizzato e non deve demolire le società. Anzi. Deve aiutarle aiutandosi e dare la possibilità a quanti hanno qualità di esprimersi e crescere. E' questione di meritocrazia, la cui cultura manca del tutto nel nostro Paese. Quello deve essere un metro uniforme da usare per giovani calciatori, allenatori e dirigenti: chi ha le capacità va avanti».
La tua conferma e l'impegno di Perotti sono una garanzia…
«Ti rispondo partendo da lontano. Ognuno di noi nutre legittime ambizioni personali, ma nel settore giovanile amaranto vengono anteposti gli interessi comuni…»
Questo era il credo del gruppo degli Immortali che dalla C arrivò in Uefa…
«Certo. Sarà perché io ho giocato qui. Sarà perché ho scelto Livorno come mia città. So che sento un grande amore per questo colore. E voglio fare le cose con criterio. Nei settori giovanili si fanno delle scelte che per definizione non possono accontentare tutti. Ma se il filo conduttore è la coerenza e l'interesse dei ragazzi sono certo che prima o poi vedremo i frutti delle nostre fatiche».
Qual è l'augurio che fa al settore giovanile amaranto?
«Mi preme la continuità. Oggi ci sono io e c'è Attilio Perotti. Domani può esserci qualcun altro. L'importante è che non venga disperso il patrimonio che abbiamo costruito. E per patrimonio intendo il lavoro. La nostra soddisfazione è vedere un progetto che va avanti con le sue gambe. Ribadisco il concetto di ambizioni personali e interessi comuni. E' il Livorno che va avanti a tutto e a tutti». (f.p.)
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