Il Tirreno

Livorno

«Io, il doping, Fanini» La seconda vita del reprobo Benedetti

di Stefano Fiori

«Squalificato anche se non sono mai stato positivo La Toscana mi ha dato una seconda chance, la ripagherò»

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Ha ppena compiuto 26 anni il ciclista trentino Luca Benedetti, professionista dal 1° giugno con il team Amore & Vita-Selle SMT di Lunata. Ottimo il suo debutto nella massima categoria ciclistica, dopo le stagioni trascorse tra i dilettanti macchiate dal periodo buio relativo alla squalifica di due anni, poi ridotti a 12 mesi. Fortemente voluto dal team manager del club lucchese Cristian Fanini, Benedetti si è piazzato subito quarto assoluto nella Philadelphia Classic, la gara in linea più importante degli Usa, quindi ha trionfato nella prima tappa del Tour de Beauce, in Canada. Un messaggio chiaro e forte a tutti coloro che in passato lo hanno additato come un reprobo. «Nel 2010 ho subito una squalifica di due anni, anche se poi ne ho scontato solo uno, a causa delle vicende riguardanti il doping che hanno coinvolto la squadra per la quale gareggiavo. Voglio ribadire che da dilettante ho subito parecchi controlli antidoping e che sono sempre risultato negativo. Ho scontato questa squalifica che mi ha danneggiato e che ha ritardato il mio approdo al professionismo, nonostante le 21 vittorie tra i dilettanti ottenute spesso in corse prestigiose. Comunque sono contento di avere avuto questa opportunità grazie alla famiglia Fanini e il fatto di gareggiare per una squadra che da sempre è all'avanguardia nella lotta contro il doping dovrebbe far riflettere chi mi ha criticato ingiustamente. Per fortuna nel team Amore & Vita ho trovato una vera famiglia«.

Alla tua età hai ancora ambizioni di approdare ad una formazione World Tour?

«Certo, può essere un obiettivo, ma ora sto benissimo qui, mi sento seguito e ben motivato. Saranno i risultati a costruire il mio futuro».

Sappiamo che ti alleni con Cipollini..

«Io abito a Massa e molto spesso usciamo ad allenarci insieme. In pianura Mario mi tira il collo e quando proviamo gli sprint, beh, lui resta un velocista fenomenale».

Che tipo di ciclista sei?

«Vado bene dappertutto, diciamo che il mio punto debole sono le crono».

Quali sono stati i tuoi idoli da giovane?

«Due grandi personaggi come Pantani e Cipollini. Quando me lo hanno presentato ero emozionatissimo, poi Mario si è dimostrato un grande uomo e un campione unico».

Ti piace la struttura del ciclismo attuale?

«Ci sarebbero varie cose da cambiare, però ho riscontrato che anche in una squadra come l'Amore & Vita l'attività agonistica è di ottimo livello - a fine anno si potrà arrivare ad una settantina di gare disputate -e l'organizzazione è ottima. Non so se certi squadroni riuscirebbero a seguire un neo-professionista come sono stato seguito io finora...».

Due anni fa hai subito il trauma dello stop imposto al team dilettantistico della Monsummanese...

«E' stato un vero shock, una tegola che poteva compromettere definitivamente la mia carriera. Ero reduce da una stagione bellissima e tutto è andato all'aria. Ora le cose sembra si stiano risolvendo in modo positivo per il presidente Giacomo Pasqui, una persona che stimo, che mi ha aiutato molto e che non finirò mai di ringraziare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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