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Prandelli si è arreso: Rossi no, c’è Insigne

Prandelli si è arreso: Rossi no, c’è Insigne

Manca un vero 9, ora Cassano diventa fondamentale

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COVERCIANO. Giuseppe Rossi perde il Mondiale, Lorenzo Insigne sale a sorpresa sull'aereo per il Brasile. Il colpo di scena - solo in parte atteso - è servito: decisione obbligata, non altrettanto obbligata la soluzione scelta dal ct, e comunque densa di implicazioni e forse di novità.

Prandelli lo ha aspettato fino all'ultimo, alla fine si è dovuto rassegnare: Pepito non è pronto per rientrare sul grande palcoscenico di Brasile 2014. È la seconda dolorosa rinuncia azzurra, dopo quella di Montolivo. Se si aggiunge che fuori resta anche Romulo, uno dei jolly di centrocampo scovati dal ct nel finale di stagione, a conti fatti le carte della Nazionale pensata dal commissario tecnico nelle settimane scorse si rimescolano parecchio, di certo più di quanto l’allenatore azzurro si aspettasse.

Quello di Rossi è il terzo colpo di sfortuna personale in altrettante manifestazioni importanti. Praticamente una maledizione. Una scelta molto difficile che spaccherà di sicuro i tifosi - già lo testimoniano i social network in tempo reale - e chissà se, come Lippi, anche Prandelli dovrà dire che è l'unica scelta di cui si pente. Al momento, il ct in carica è convinto di aver fatto una scelta professionale, non di cuore: ci ha creduto fino all'ultimo, quando anche dalla sua squadra di club filtrava la convinzione che il giocatore non fosse ancora pronto. E alla fine ha dovuto rassegnarsi e cambiare idea.

Lo ha fatto parlando alla squadra a Coverciano dopo l'allenamento, e prima di una serata libera. A Rossi Prandelli ha detto esattamente questo: «Ho aspettato fino all'ultimo, ma ora devo fare una scelta secondo la mia coscienza». Anche se chi gli è vicino nega che la reazione sia stata eccessivamente emotiva, per Giuseppe la delusione è stata davvero tanta.

Un netto cambio di rotta nelle scelte è anche quello per Insigne, fuori dai giochi fino a poche settimane fa. Ma l'ultimo mese e soprattutto gli ultimi giorni hanno ribaltato del tutto le gerarchie e non solo in attacco: lui è la variante tattica sulle ali. Destro, considerato l'unico centravanti d'area e coccolato dal ct a lungo, ha pagato il calo di condizione dopo le 4 giornate di stop e forse un'indolenza atletica giudicata poco adatta al clima del Mondiale. Cassano invece ha convinto prima con assist e gol col Parma, poi con il lavoro a Coverciano.

E in ogni caso la scelta si è orientata su un attacco anomalo: di numeri 9 veri c'è solo Balotelli, e sempre che si risolva la diatriba sulla sua tendenza a stare lontano dall'area di rigore. A questo punto o Cassano ha messo nel serbatoio molto più della mezz’ora di cui era accreditato, oppure ci sarà spazio per Immobile.

Ribaltati anche i piani del centrocampo. Lo stop di Montolivo ha riaperto le porte a Verratti e ad Aquilani. Così come i problemi fisici delle ultime giornate di Romulo hanno rilanciato Parolo, che infatti è dentro a discapito del veronese. Il tasso tecnico del palleggio a conti fatti è in calo rispetto alle previsioni, più spazio alla possibilità di disegnare un'Italia piena di centrocampisti (con Candreva e Parolo, anche Cerci o addirittura Insigne possono tornare utili per gli esterni) a scapito degli attaccanti. Infine la difesa: Darmian si conquista il suo primo Mondiale, come De Sciglio. Abate vince su Maggio, che paga il lungo stop di fine campionato. Ranocchia sarà riserva in Brasile, almeno fino al 13 giugno.

Le curiosità finali: al Mondiale vanno 6 juventini, 3 parmensi, 3 milanisti, 3 torinisti, e 3 'stranierì del Psg; poi un giocatore per uno di Roma, Lazio, Napoli, Fiorentina e Genoa. Il più giovane è Mattia Perin, 21enne che batte di cinque giorni Verratti e di venti De Sciglio; il veterano capitan Buffon, 36 anni e 139 presenze. Il capocannoniere De Rossi, 15 gol in 94 partite. Tra gli attaccanti miniscettro a Balotelli, 12 reti in 29 presenze: con Thiago Motta e Paletta Mario forma la mini-colonia dei cosidetti “nuovi italiani”.

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