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MOVIOLA IN CAMPO, E’ L’ORA
Sassuolo - Roma, minuto 36: rigore no, rigore sì, rigore no. Una situazione ai limiti del ridicolo, nella quale la decisione ufficiale, non è stata ne la prima ne la seconda, ma addirittura la terza....
Sassuolo - Roma, minuto 36: rigore no, rigore sì, rigore no. Una situazione ai limiti del ridicolo, nella quale la decisione ufficiale, non è stata ne la prima ne la seconda, ma addirittura la terza. Una "figuraccia" per la classe arbitrale: cinque minuti di imbarazzo che si sarebbero potuti evitare con venti semplici secondi di ricorso alla tecnologia. L'episodio del contatto tra Benatia e Sansone fa capire una volta di più quanto potrebbe essere utile la moviola in campo. Può sembrare incomprensibile che sul terreno di gioco, con gli arbitri a due-tre metri di distanza dall'azione, possano verificarsi casi del genere. Ma la realtà è che nelle competizioni agonistiche ci sarà sempre l'incertezza. Ciò che non è più tollerabile è che si continui a rifiutare ciecamente l'utilizzo di una tecnologia che potrebbe rimediare là dove l'occhio umano si perde. Guardando quei cinque minuti fatti di colloqui tra l'arbitro Rizzoli e i suoi colleghi, oltre che con i giocatori, viene spontaneo pensare alla moviola. Perché, invece, continuare ad avere questa avversione al progresso? I dirigenti arbitrali, piuttosto che ascoltare le richieste che arrivavano (e arrivano ancora) a gran voce da tutti gli addetti ai lavori, hanno preferito inventarsi questi giudici di porta, pardon, "arbitri addizionali", che certamente non hanno risolto il problema. Anzi, in alcuni casi hanno persino peggiorato le cose, come dimostra il conciliabolo interminabile andato in scena a Reggio Emilia. A mio avviso, dietro al gran rifiuto della tecnologia, c'è il timore degli arbitri di perdere autorità agli occhi dei giocatori, ma le cose non stanno così. Anzi: la moviola aiuterebbe i fischietti e farebbe sensibilmente diminuire le polemiche.
C'è spazio anche per una considerazione sul "calcio giocato" e sul dietrofront di Seedorf che, dopo le recenti batoste, nelle ultime tre partite che hanno portato risultati positivi ha abbandonato le sue precedenti convinzioni tattiche, di tipico stampo olandese, per mettere in campo una formazione più razionale e prudente. Un voltafaccia che, nel caso sia stato deciso dall'allenatore e non forzatamente suggerito da altri, avrebbe anche una sua intelligenza: vorrebbe dire che Seedorf ha messo da parte i "poemi epici" per dedicarsi piuttosto alla "letteratura italiana".
(a cura di Giorgio Carlini)
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