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Corsa e gol: è esploso Freccia Benassist
Il centrocampista amaranto: più fiducia grazie alla continuità, da quanto ero felice sono anche caduto
LIVORNO. Ivan Benassi, detto Freccia, credeva «nelle rovesciate di Bonimba» e pensava «che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarebbe stata mai più, anche se non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa».
Marco Benassi, figlio dell’Emilia come il protagonista del film “Radio Freccia” e di proprietà dei nerazzurri, crede «che lavorando duro in settimana prima poi i risultati arrivino». Lo ripeteva a inizio stagione quando non metteva piede in campo, e lo dice oggi scendendo le scale del Picchi dopo una settimana da Dio: convocazione di Prandelli in nazionale, gol e assist che fanno restare il Livorno attaccato al treno salvezza. «E poi da modenese - prosegue senza nascondere la lisca - segnare al Bologna fa sempre piacere».
Il minuto è il primo della ripresa, dopo un tempo di sbadigli, in cui la cosa migliore l'aveva fatta mister Ballardini stoppando al volo un rinvio sbilenco di Mbaye, Emeghara, appena entrato al posto del cugino scarso di Belfodil, scappa sulla destra: uno due con Benassi per saltare in velocità prima Morleo e poi Natali, appoggio indietro per il numero 24 che ha seguito l'azione e di destro incrocia da una posizione simile a quella del gol con il Sassuolo, per battere Curci.
Per “Beno”, come lo chiamano nello spogliatoio , è il secondo centro in stagione. La sua gioia è dentro a quel salto liberatorio che porta in alto anche il Livorno, il braccio che si carica in volo e si trasforma in un pugno che colpisce alla mascella i rimpianti per il secondo tempo della settimana prima contro la Sampdoria. E di colpo li fa sparire. La felicità è in quell’aeroplanino, più pazzo nella traiettoria di quello su cui saliva Montella da giocatore, che lo porta fino a sotto la tribuna dov'è seduto suo padre Stefano mentre tutta la squadra lo insegue per abbracciarlo.
«Pensa te che ero così felice che sono anche caduto», dice ridendo e ripensando a quei momenti. «In ogni caso il gol - va avanti tornando serio - è merito di tutta la squadra, io l'ho solo buttata dentro perché nel nostro sistema di gioco mi trovo spesso in quella posizione».
Passano 7 minuti e da finalizzatore Marchino si trasforma in Benassist. L'azione è una ripartenza amaranto dove il ragazzo della porta accanto, spalle strette e fisico da studente in Economia e Commercio, si fa trenta metri di campo palla al piede e quando arriva al limite dell'area aspetta il taglio di Paulinho: tocco filtrante, liscio da Giallappa's di Antonsson (un minuto dopo è stato sostituito) e per l'attaccante amaranto è un gioco da pischelli infilare di nuovo il portiere del Bologna. Siamo all'ottavo della ripresa e la sofferenza degli ultimi minuti, in 9 contro 11, è ancora lontano. L’abbraccio dopo il raddoppio sotto la nord tra il capitano e l'apprendista mezzala è l'immagine che il Livorno è vivo, ride e ci crede. «Dopo la partita con la Samp c'era tanto rammarico tra di noi, serviva una reazione e c'è stata. Il segreto? Lavorare e dare il massimo».
Fuori ad aspettarlo in macchina c'è il padre. «Stasera torno a casa, a Modena dalla mia famiglia e dalla mia fidanzata Giusy: lunedì il mister ci ha dato un giorno libero». Domani di nuovo a Tirrenia dove abita. «D'inverno è un po' triste? No ci sto bene - risponde - non sono uno da discoteca e casino».
Se gli chiedi dei tre giorni di stage con la nazionale gli occhi si accendono ancora di più: «È stata una grandissima esperienza, conoscere lo staff azzurro, Prandelli. Ho imparato tante cose». Se guarda indietro e ripensa alla scelta fatta in estate che lo ha portato a Livorno dice: «Sono sempre stato convinto, adesso più che mai».
Dopo il primo gol contro il Sassuolo sul suo cellulare arrivarono i messaggi di capitan Zanetti e Cordoba. Se continua a correre così, “Bena” rischia di mettere il turbo e tornare in nerazzurro. Vuole dimostrare a Freccia che un'Inter più bella di quella di Corso Suarez e Mazzola può esistere. «Ma prima c'è da salvare il Livorno». Parola di Benassi.
@fedelazzotti
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